24.7.09

Conflitto spaziale

di Norma Rangeri

Pagheremo caro e pagheremo tutto. Con l'accordo tra Berlusconi e Berlusconi, cioè tra Rai e Mediaset, è nata ieri la nuova Tivu, piattaforma satellitare posseduta al 48 per cento da viale Mazzini, al 48 per cento dal Cavaliere, al 4 per cento da Telecom. In una affollata conferenza stampa a Roma, una mezza dozzina di manager dei tre gruppi editoriali ha presentato la neonata creatura: un satellite autarchico. Basso profilo, linguaggio tecnico come stessero annunciando un'offerta omaggio. La musica ufficiale di Tivu suona il piffero della filantropia: consentire a quel cinque per cento di popolazione che non riceve, per motivi geografici, il digitale terrestre, di avere ugualmente il segnale grazie al nuovo collegamento satellitare. In realtà tutto si fa per Mediaset che ora potrà combattere, anche nello spazio, la sua battaglia contro Sky, mentre la Rai ha ottime probabilità di cominciare a contare i soldi e il pubblico persi nell'incestuosa operazione.
Dopo aver speso circa 700 milioni di euro per spegnere l'analogico e accendere il digitale, più altrettanti per incentivare l'acquisto del decoder, con la triplice alleanza la Rai spicca il volo lanciandosi, sempre a nostre spese, nell'avventura spaziale: nessuno è obbligato a comprare il terzo decoder (circa 100 euro), ma di fatto saremo incentivati dal marketing all'ossimoro del volontario acquisto.
Se, come tutto lascia supporre, il servizio pubblico toglierà i canali Raisat da Sky, perderà centinaia di milioni di euro (meno audience, meno pubblicità), mentre il vero concorrente commerciale (Berlusconi), ne guadagnerà proponendosi come la reale alternativa pay a Murdoch. Oltretutto, l'uscita da Sky dei canali satellitari si porterà dietro la cancellazione dalla piattaforma dello squalo australiano anche delle reti generaliste (Raiuno, Raidue e Raitre) contraddicendo così il contratto di servizio che invece obbliga la Rai a diffondere i suoi segnali su tutte le piattaforme. Su questo non secondario aspetto della questione, il parere dell'Autorità arriverà a settembre, a cose fatte, come è usanza in Italia.
La sostanza politica dell'operazione è la costruzione di un trust nel paese dove abbiamo seppellito, in un'agonia ventennale, il conflitto di interessi, salvo vederlo resuscitare, nella contingenza della lotta congressuale del Pd, da inaspettati alfieri.
Noi, sudditi di un paese che ha abolito il pluralismo dell'informazione televisiva, assistiamo ora alla scena grottesca di vedere moltiplicati per tre i decoder nelle nostre case. Come quando con la televisione ad alta definizione venivamo persuasi che ad un'alta tecnologia sarebbe corrisposta una maggiore offerta di informazione e intrattenimento, ora con Tivu ci viene assicurato che la Rai diventerà finalmente una televisione europea. Ma, come allora continuarono a somministrarci Vespa sugli schermi a cristalli liquidi, oggi nessun decoder ci salverà dalla tv più asfittica e degradata del mondo occidentale.

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