Visualizzazione post con etichetta università. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta università. Mostra tutti i post

27.5.15

La "nuova classe operaia" non va all'università

Il crollo delle immatricolazioni nasconde un altro dato: in realtà dai licei arrivano più iscritti, mentre da tecnici e professionali sono crollati di quasi il 50% dieci anni. La conferma che la crisi morde impiegati ed operai, e che l'ascensore sociale è ormai bloccato

di Salvo Intravaia

Il calo degli immatricolati all'università colpisce soltanto i figli dei meno abbienti: operai e impiegati, possibilmente meridionali. E, mentre il Parlamento si trova alle prese con l'approvazione della legge di riforma della scuola targata Renzi-Giannini, torna alla ribalta la questione del diritto allo studio. Con le immancabili critiche rivolte al governo delle organizzazioni studentesche. La pubblicazione di qualche giorno fa, da parte del Cineca, degli immatricolati all'università di quest'anno  -  il 2014/2015  -  certifica l'impressionante crollo delle immatricolazioni negli ultimi dieci anni: meno 20 per cento dal 2004/2005 al 2014/2015. Calo che si accompagna con quello dei laureati che, secondo le richieste dell'Unione europea dovrebbero invece crescere, visto che l'Italia è ultima nel Vecchio Continente dietro la Romania: meno 37mila in appena un anno..

Ma spulciando i dati forniti dal consorzio interunivesitario, che cura una parte della statistica sugli atenei, si scopre che la fuga dalle aule universitarie ha in pratica colpito esclusivamente i ragazzi degli istituti tecnici e professionali, prevalentemente figli di famiglie di classi sociali ed economiche più esposte alla crisi. Famiglie di operai ed impiegati unite nella medesima difficoltà, come ha raccontato su Repubblica Ilvo Diamanti. I dati sugli immatricolati, insomma, svelano l'ennesimo divario che si cresce fra italiani ricchi o benestanti, che possono permettersi di pagare tasse universitarie ormai salate dappertutto, e meno. Perché il grosso degli oltre 66mila immatricolati in meno  -  due terzi dei quali al Sud  - che le segreterie universitarie hanno registrato negli ultimi dieci anni appartiene a ragazzi col diploma dell'istituto tecnico e del professionale. E residente al Sud.

I dati sono impressionanti. In appena un decennio, i giovani immatricolati nelle università della Penisola in possesso di un diploma tecnico o professionale sono crollati del 46 e 41 per cento rispettivamente. In altre parole, in due lustri la presenza tra i banchi universitari di coloro che provengono da famiglie meno abbienti  -  per tradizione in Italia gli istituti tecnici e professionali sono frequentati dai figli degli operai e degli impiegati di profilo basso  -  si è quasi dimezzato. Mentre la presenza dei liceali  -  soprattutto provenienti da classici e scientifici  -  si è addirittura incrementata del 4 per cento. Un dato in controtendenza che potrebbe anche spiegare il boom dei licei certificato dall'ultimo report sulle iscrizioni al superiore nel 2015/2016.

L'ultimo resoconto pubblicato dal ministero dell'Istruzione sulle iscrizioni al secondo grado fa registrare il sorpasso dei licei su tutti gli altri indirizzi scolastici. Con un 51 per cento sul totale dei ragazzini di terza media che lo scorso gennaio hanno espresso una preferenza per il prossimo mese di settembre che non si era mai verificato prima. Ma che potrebbe testimoniare anche la mutazione delle scelte delle famiglie italiane a seguito della crisi che ha fatto schizzare in alto la percentuale di giovani disoccupati  -  di età compresa fra i 15 e i 29 anni  -  negli ultimi anni: dal 17,5 del 2004 al 31,6 per cento del 2014. Accompagnato da un numero sempre crescente (il 26 per cento) di Neet  -  giovani che non studiano né lavorano  -  per i quali proprio oggi l'Ocse ha rifilato l'ennesima bocciatura all'Italia su giovani e occupazione.

Per sfuggire alla disoccupazione la scelta degli italiani potrebbe avere portato più iscritti verso i licei con prosieguo all'università a scapito degli istituti tecnici e professionali che non assicurano più, com'è avvenuto negli anni del boom economico, un lavoro dopo il diploma. Fermo restando che a pagare il conto più salato sono

stati i figli dei nuclei familiari meno fortunati. E che, con la crisi, l'ascensore sociale invocato anche dalla Carta costituzionale si è definitivamente fermato al piano terra. Per questa ragione le organizzazioni studentesche invocano più interventi per il diritto allo studio.

Università, crolla numero laureati. Al Sud -45mila iscritti. Udu: "Atenei stanno morendo"

Corrado Zunino (La Repubblica)

E' la cifra delle ultime tre stagioni: il Sud delle università perde immatricolati, iscritti, laureati. Anche l'analisi dei dati 2014-2015, pubblici con l'Anagrafe nazionale degli studenti universitari elaborata dal Miur e in via di assestamento, dice che gli atenei meridionali hanno perso in dieci anni 45 mila iscritti e dice anche che il Centro del paese (+1,58% immatricolati, ovvero iscritti al primo anno) e il Nord (+1,25%) sono usciti dalla crisi di richiamo. Dice ancora che alcune università capaci di trasformare il sapere in lavoro registrano una crescita al primo anno notevole. Per esempio, Macerata, Ferrara, Firenze, Verona, ma anche le due romane Sapienza e Tor Vergata.

E' un percorso conosciuto, che sta lasciando solchi nel nostro paese. Visto con gli occhi dell'Unione degli universitari, che questi dati ha iniziato ad analizzare, c'è dell'altro. C'è che il calo dei laureati è di 37.616 unità, il peggiore dalla stagione 2003-04, gli ultimi dieci anni ecco. Vuol dire che molti studenti si perdono per strada, che gli atenei italiani non si riempiono solo di fuoricorso, ma di giovani che abbandonano perché non ce la fanno sul piano economico, perché trovano un lavoro che non richiede il diploma di laurea, perché non credono più nella funzione di acceleratore della propria vita da parte dell'università italiana. In un anno, spiegano i dati in assestamento, si sono persi iscritti pari a 71.784 studenti: è il 4,23 per cento. Gli immatricolati calano di 737 unità, non molti, ma i nuovi iscritti al primo anno sono in discesa da dieci anni e a fronte della ripresa del Centro-Nord, sprofonda il Sud. Per la prima volta, dato significativo, sono in calo anche i laureati: sono 258.052 nel 2014, 37.616 in meno, il 12,72 per cento. L'Udu parla di riforma Gelmini come spartiacque del rapporto tra diplomati e università. Quel dicembre 2010 - approvazione della riforma universitaria numero 240 - ha comunque coinciso con l'inizio della fase peggiore della peggiore crisi economica del Dopoguerra.

"Le prime rilevazioni su immatricolazioni e iscrizioni per l'anno accademico 2014-15 sono in linea con le nostre paure e previsioni", scrive il coordinatore Udu Gianluca Scuccimarra. "Assistiamo a una consistente migrazione di studenti dovuta allo squilibrio nelle politiche e nei finanziamenti per il diritto allo studio tra Sud e Centro-Nord. E il pesante incremento di numeri programmati ha colpito particolarmente gli atenei meridionali". Dal 2010 a oggi gli iscritti totali del sistema universitario sono passati da 1.787.752 a 1.624.208. "Senza interventi immediati e strutturali l'università italiana rischia di morire".

La Crui, la Conferenza dei rettori contraltare degli studenti, conferma preoccupazioni in linea con gli universitari sulla tenuta del sistema. Nell'ultimo documento, approvato il 7 maggio scorso, la conferenza ha rilevato nel 2015 la diminuzione di 87,4 milioni di euro per il Fondo di finanziamento ordinario: partendo dal 2009, il taglio è stato di oltre 800 milioni. Oggi l'Ffo girato dallo Stato alle università italiane rappresenta lo 0,42 per cento del Prodotto interno lordo contro lo 0,99 per cento in Francia e lo 0,92 per cento in Germania. "I risparmi progressivi, unitamente al blocco del turnover, hanno determinato la perdita di oltre diecimila docenti e ricercatori".

Il 2015 dovrà essere, nelle intenzioni del governo della "Buona scuola", l'anno rifondante degli atenei italiani. La Crui, ricordando che per il settore universitario "le dinamiche salariali sono ferme da cinque anni", chiede l'incremento del finanziamento complessivo: "L'Ffo deve coprire interamente i costi standard per studente". Gli universitari dell'Udu, certificata la nuova emorragia di laureati e iscritti, dicono dal loro canto: "Gli atenei del nostro paese perdono migliaia di studenti ogni mese. Di fronte a questo massacro pensare a una "Buona università" nata nelle stanze di partito e senza contatto con il mondo universitario sarebbe follia. E' indispensabile affrontare le vere priorità a partire dalle condizioni degli studenti: finanziamento reale del diritto allo studio da portare a livelli europei, riforma delle tasse universitarie per ridurle e introdurre criteri uniformi di progressività ed equità a livello nazionale, quindi eliminazione dei numeri programmati per favorire l'iscrizione".

1.1.14

Ricerca italiana tra le più citate. Ma fanno notizia solo le classifiche negative

CLASSIFICHE INTERNAZIONALI

Ricerca italiana tra le più citate. Ma fanno notizia solo le classifiche negative


Questa è una notizia, apparsa sulla rivista Nature, che non è passata sui giornali italiani. La riporto per intero:
Gli Stati Uniti stanno scivolando verso il basso nella classifica della qualità della ricerca, misurata attraverso l’impatto citazionale relativo dei suoi articoli [scientifici]. Questo è quanto viene mostrato da uno studio commissionato dal governo britannico. In particolare, gli analisti della casa editrice Elsevier mostrano che gli Stati Uniti sono stati superati nella classifica (normalizzata per disciplina) dal Regno Unito nel 2006 e dall’Italia nel 2012, anche se gli Stati Uniti rimangono ben avanti in termini di  quota mondiale del top 1% degli articoli più citati.
In pratica significa che il surrogato della misura della qualità della ricerca, rappresentato dal numero di volte che un articolo scientifico è stato citato, per l’Italia ha superato l’analogo indicatore per gli Stati Uniti – fermo restando che quest’ultimi sono avanti quando si considera solo l’1% degli articoli più citati.
Inoltre dallo stesso studio si trova anche che l’efficienza della ricerca italiana è ottima: ad esempio il numero di citazioni ottenute per unità di spesa in ricerca e sviluppo è secondo solo al Regno Unito e pari a quello Canadese, dunque maggiore di Francia, Germania, Usa, ecc. Certamente questo studio si riferisce solo a quei campi che vengono censiti dalle banche dati bibliometriche come Scopus: ma questi includono tutte le discipline tecnico-scientifiche e bio-mediche, dunque si tratta di un dato assolutamente rilevante.
Insomma questo dovrebbe essere un risultato riportato con una certa visibilità: finalmente un settore in cui primeggiamo, addirittura se rapportati agli Usa, oltre che essere sempre avanti nelle classifiche dei paesi più corrotti, ecc. E invece nessuno ne parla: perché? Perché invece appena esce una nuova classifica delle università, in cui notoriamente gli atenei italiani non occupano le prime posizioni, se ne parla su tutti i giornali, il ministro di turno promette interventi drastici per riportare in vita la ricerca e l’accademica italiana, ogni volta additati per la sentina dei vizi nazionali?
In realtà dovrebbe accadere il contrario. Infatti, le classifiche basate sulle citazioni di articoli scientifici riportano un dato piuttosto affidabile poiché confrontano, per macro-insiemi di ricercatori, un indicatore semplice da misurare, in determinate banche dati, e relativamente rilevante. Considerando che inoltre la spesa complessiva per l’istruzione superiore in Italia è un terzo di quella degli Usa (metà della Francia, Germania, ecc.) bisognerebbe riconoscerel’efficienza del sistema, nonostante che i docenti di ruolo siano i più anziani dei paesi sviluppati, che gruppi di pressione possano agire con la complicità della politica e che fenomeni di malcostume siano piuttosto frequenti nella gestione dei ruoli di potere accademico.

Invece le classifiche delle università confrontano pere con mele: sono stilate in basi a criteri piuttosto arbitrari, non hanno consistenza scientifica poiché la posizione è calcolata in base ad un mix di parametri del tutto questionabili (dalla produzione scientifica, al numero di studenti per docenti) e soprattutto non tengono conto di un non marginale dettaglio. Per capire quale basti ricordare che nel 2012 le spese operative della sola università di Harvard, frequentata da qualche decina di miglia di studenti, solitamente ai primi posti di queste classifiche, equivalgono al poco meno della metà di tutto il fondo di finanziamento ordinario dell’intera università italiana: il problema non è che Harvard sia prima, il problema sarebbe che non lo fosse!

10.12.13

I principi della Nuova Università contro la ricerca e il pensiero critico

Sebastiano Maffettone (corriere.it)

Due giovani professori sono stati sospesi dall’insegnamento. D’altra parte, che cosa si poteva fare? Erano stati così ingenui da farsi sorprendere mentre si scambiavano fotocopie di articoli scientifici tra una lezione e l’altra. Il loro comportamento era ovviamente intollerabile perché contrastava con i principi su cui si basa la Nuova Università. Le prescrizioni che ne derivano—diciamoci la verità—sono inequivocabili. Dovrebbe essere oramai chiaro a tutti che la Nuova Università non è un luogo di ricerca e studio. Questi sono lussi che non interessano davvero nessuno. Piuttosto la Nuova Università si occupa di cose serie e importanti. Come compilare documenti, infiniti documenti, indire riunioni, tantissime riunioni. Tutto in sostanza, tranne che ricerca e studio. Non è precisamente proibito studiare, a essere sinceri, ma risulta evidente che la cosa deve restare in ambito privato, soprattutto senza esporre agli effetti negativi della ricerca gli studenti. Si teme, infatti, che sparute minoranze di studenti possano essere incuriosite dai libri e addirittura interessate alla riflessione critica, oggetti e attività ritenute inammissibili nella Nuova Università, corrompendo loro stessi e gli altri. Se studiare, leggere, pensare, discutere criticamente sono scoraggiati nella Nuova Università, non è in realtà vero che la ricerca sia eliminata del tutto. La ricerca, come ben sappiamo, non si pratica nella Nuova Università e i libri tradizionali sono banditi. Tuttavia si valuta la ricerca per ore e ore al giorno. Sotto l’egida di un organo denominato fantasiosamente «Anvur», la ricerca viene costantemente monitorata.

La Nuova Università tiene molto a queste procedure. Il loro consuntivo compare in un documento di grande rilievo, chiamato «Ava», che impone ai dipartimenti di autovalutarsi periodicamente e di comunicare l’esito agli organi supremi. Ma c’è di più. I risultati della ricerca sono registrati tramite uno strano strumento detto «Vqr». Tutti sanno che, nella Nuova Università, è più facile scrivere un articolo scientifico che registrarlo nel Vqr, e anche per questo le migliori energie degli Atenei sono destinate a favorire la seconda operazione. Tutti i risultati della ricerca sono poi tenuti in grande considerazione dall’organo ministeriale chiamato «Cineca», e diventano centrali per le pluriennali procedure di abilitazione che dovrebbero fornire le liste dei docenti idonei. In questa prospettiva, rimane una perplessità diffusa: come è possibile che la ricerca venga considerata tanto rilevante per le abilitazioni quando è normalmente ostacolata? Non conosco nessuno che sia stato in grado di rispondere a questa domanda, se non facendo appello all’importanza di pratiche rituali e magiche. La Nuova Università, però, non si arresta per così poco, e mantiene in forma docenti e amministrativi facendoli partecipare a un minimo di cinque riunioni al giorno.

I membri della Nuova Università non si interrogano su queste pratiche in pubblico. Troppa curiosità potrebbe svantaggiarli. Molti, però, nel segreto della coscienza hanno dei dubbi. Mi rivolgo a costoro, per cercare di dare una possibile interpretazione dei principi su cui si basa la Nuova Università, in modo che non credano alla loro pura irrazionalità. Questi principi, come ho detto, tendono a ostacolare lo studio e il pensiero. La ratio che li sottende non è però così misteriosa. Il potere burocratico-politico considera l’attività dell’intellettuale critico inutile se non pericolosa. Soprattutto, ritiene inconcepibile pagare qualcuno per svolgerla. I principi della Nuova Università, dove si valuta tutto senza mai pensare a che cosa serva, sono destinati precisamente a scoraggiare gli intellettuali per tendenza: sia loro ben chiaro che la Nuova Università non è luogo per loro. Ma sono destinati soprattutto a dare un senso al pagamento degli stipendi di quei professori che ancora si ritengono intellettuali critici. Il loro stipendio è commisurato alla quantità di documenti che compilano e al numero di riunioni cui partecipano. E che non si illudano soprattutto che alla Nuova Università serva gente che ama la cultura scientifica e umanistica per se stessa.

Si narra che l’idea di Nuova Università sia stata concepita da economisti fondamentalisti del mercato, ma—come succede nelle vicende umane—il messaggio dei primi economisti si è col tempo perduto nei meandri ministeriali. Ora come ora, assomiglia più all’Unione Sovietica che ai sogni di Friedman o Hayek. Contrariamente al socialismo reale, però, la Nuova Università appare inattaccabile: tutto misura e niente significato; tanta efficienza senza sapere perché. Nel frattempo, il pensiero critico langue e viene respinto ai margini. Solo per dovere di cronaca, riporto il fatto che si fantastica di giovani che discutono animatamente di filosofia, matematica e arte nelle periferie e nelle campagne. Cose d’altri tempi, dirà qualcuno. Può essere. Ma intanto, mentre studio e ricerca da noi sono all’indice e non si investe nella cultura, in altri Paesi si fa l’opposto. In altri Paesi, a cominciare dalla Germania, si ritiene che il sistema educazionale sia il migliore antidoto alla crisi e il motore per lo sviluppo futuro. Sarà proprio un caso che questi Paesi funzionano meglio del nostro?

30.11.09

"Figlio mio, lascia questo Paese"

LA LETTERA. Il direttore generale della Luiss
avremmo voluto che l'Italia fosse diversa e abbiamo fallito

di PIER LUIGI CELLI


Figlio mio, stai per finire la tua Università; sei stato bravo. Non ho rimproveri da farti. Finisci in tempo e bene: molto più di quello che tua madre e io ci aspettassimo. È per questo che ti parlo con amarezza, pensando a quello che ora ti aspetta. Questo Paese, il tuo Paese, non è più un posto in cui sia possibile stare con orgoglio.

Puoi solo immaginare la sofferenza con cui ti dico queste cose e la preoccupazione per un futuro che finirà con lo spezzare le dolci consuetudini del nostro vivere uniti, come è avvenuto per tutti questi lunghi anni. Ma non posso, onestamente, nascondere quello che ho lungamente meditato. Ti conosco abbastanza per sapere quanto sia forte il tuo senso di giustizia, la voglia di arrivare ai risultati, il sentimento degli amici da tenere insieme, buoni e meno buoni che siano. E, ancora, l'idea che lo studio duro sia la sola strada per renderti credibile e affidabile nel lavoro che incontrerai.
Ecco, guardati attorno. Quello che puoi vedere è che tutto questo ha sempre meno valore in una Società divisa, rissosa, fortemente individualista, pronta a svendere i minimi valori di solidarietà e di onestà, in cambio di un riconoscimento degli interessi personali, di prebende discutibili; di carriere feroci fatte su meriti inesistenti. A meno che non sia un merito l'affiliazione, politica, di clan, familistica: poco fa la differenza.

Questo è un Paese in cui, se ti va bene, comincerai guadagnando un decimo di un portaborse qualunque; un centesimo di una velina o di un tronista; forse poco più di un millesimo di un grande manager che ha all'attivo disavventure e fallimenti che non pagherà mai. E' anche un Paese in cui, per viaggiare, devi augurarti che l'Alitalia non si metta in testa di fare l'azienda seria chiedendo ai suoi dipendenti il rispetto dell'orario, perché allora ti potrebbe capitare di vederti annullare ogni volo per giorni interi, passando il tuo tempo in attesa di una informazione (o di una scusa) che non arriverà. E d'altra parte, come potrebbe essere diversamente, se questo è l'unico Paese in cui una compagnia aerea di Stato, tecnicamente fallita per non aver saputo stare sul mercato, è stata privatizzata regalandole il Monopolio, e così costringendo i suoi vertici alla paralisi di fronte a dipendenti che non crederanno mai più di essere a rischio.

Credimi, se ti guardi intorno e se giri un po', non troverai molte ragioni per rincuorarti. Incapperai nei destini gloriosi di chi, avendo fatto magari il taxista, si vede premiato - per ragioni intuibili - con un Consiglio di Amministrazione, o non sapendo nulla di elettricità, gas ed energie varie, accede imperterrito al vertice di una Multiutility. Non varrà nulla avere la fedina immacolata, se ci sono ragioni sufficienti che lavorano su altri terreni, in grado di spingerti a incarichi delicati, magari critici per i destini industriali del Paese. Questo è un Paese in cui nessuno sembra destinato a pagare per gli errori fatti; figurarsi se si vorrà tirare indietro pensando che non gli tocchi un posto superiore, una volta officiato, per raccomandazione, a qualsiasi incarico. Potrei continuare all'infinito, annoiandoti e deprimendomi.

Per questo, col cuore che soffre più che mai, il mio consiglio è che tu, finiti i tuoi studi, prenda la strada dell'estero. Scegli di andare dove ha ancora un valore la lealtà, il rispetto, il riconoscimento del merito e dei risultati. Probabilmente non sarà tutto oro, questo no. Capiterà anche che, spesso, ti prenderà la nostalgia del tuo Paese e, mi auguro, anche dei tuoi vecchi. E tu cercherai di venirci a patti, per fare quello per cui ti sei preparato per anni.

Dammi retta, questo è un Paese che non ti merita. Avremmo voluto che fosse diverso e abbiamo fallito. Anche noi. Tu hai diritto di vivere diversamente, senza chiederti, ad esempio, se quello che dici o scrivi può disturbare qualcuno di questi mediocri che contano, col rischio di essere messo nel mirino, magari subdolamente, e trovarti emarginato senza capire perché.
"Figlio mio, lascia questo Paese"

Adesso che ti ho detto quanto avrei voluto evitare con tutte le mie forze, io lo so, lo prevedo, quello che vorresti rispondermi. Ti conosco e ti voglio bene anche per questo. Mi dirai che è tutto vero, che le cose stanno proprio così, che anche a te fanno schifo, ma che tu, proprio per questo, non gliela darai vinta. Tutto qui. E non so, credimi, se preoccuparmi di più per questa tua ostinazione, o rallegrarmi per aver trovato il modo di non deludermi, assecondando le mie amarezze.

Preparati comunque a soffrire.

Con affetto,
tuo padre

L'autore è stato direttore generale della Rai. Attualmente è direttore generale della Libera Università internazionale degli studi sociali, Luiss Guido Carli.
(30 novembre 2009)

9.1.09

L'abc del decreto Università

(conversione in legge dell’8 genn 2009 del decreto 180 10 nov 2008)

di Nicoletta Cottone
(dal sole24ore.com)

Anagrafe nazionale nominativa dei professori ordinari e associati e dei ricercatori (articolo 3-bis). Arriva presso il ministero dell'Istruzione, dell'Università e della ricerca una Anagrafe nazionale nominativa dei professori ordinari e associati e dei ricercatori, contenente per ciascuno l'elenco delle pubblicazioni scientifiche prodotte. Sarà un decreto del ministro dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca a individuare modalità e criteri per la costituzione dell'Anagrafe, che non deve determinare nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica. L'aggiornamento dell'Anagrafe avrà periodicità annuale.

Chiamata diretta nelle università (articolo 1-bis). Nuova disciplina per la chiamata diretta nelle università. Gli atenei, nell'ambito delle relative disponibilità di bilancio, possono procedere alla copertura di posti di professore ordinario e associato e di ricercatore mediante chiamata diretta: di studiosi impegnati all'estero da almeno un triennio in attività di ricerca o insegnamento universitario, che ricoprano una posizione accademica equipollente in istituzioni universitarie estere; di studiosi che abbiano già svolto per chiamata diretta autorizzata dal ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca, nell'ambito del "Programma di rientro dei cervelli", un periodo di almeno 3 anni di ricerca e di docenza nelle università italiane e conseguito risultati scientifici congrui rispetto al posto per il quale ne viene proposta la chiamata. Le università devono formulare specifiche proposte al ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca, che concede o rifiuta il nulla osta alla nomina, previo parere del Consiglio universitario nazionale (Cun). La procedura si differenzia, invece, per la chiamata diretta di studiosi di chiara fama ai fini della copertura di posti di professore ordinario, che deve sempre avvenire nell'ambito delle disponibilità di bilancio. In questi casi il nulla osta del ministro è preceduto dal parere di una commissione nominata dal Cun, composta da tre professori ordinari, appartenenti al settore scientifico-disciplinare per il quale è proposta la chiamata. La nomina dello studioso di chiara fama è disposta con decreto del rettore, con il quale è determinata la classe di stipendio sulla base della eventuale anzianità di servizio e di valutazioni di merito. Non devono derivare nuovi oneri a carico della finanza pubblica. Cambia la composizione delle commissioni giudicatrici delle procedure di valutazione comparativa per posti di professore ordinario, professore associato e ricercatore universitario.
Commissioni giudicatrici (articolo 1, commi da 4 a 9). Il provvedimento introduce una disciplina transitoria, che modifica i criteri di composizione delle commissioni giudicatrici delle procedure di valutazione comparativa per posti di professore ordinario, professore associato e ricercatore universitario. Rispetto al quadro normativo descritto, la nuova composizione delle commissioni di concorso prevede la presenza di un professore ordinario nominato dalla facoltà che ha richiesto il bando (su questo punto non si registrano novità) e di 4 professori ordinari non appartenenti alla facoltà che ha richiesto il bando, sorteggiati in una lista di commissari eletti fra i professori ordinari appartenenti al settore scientifico-disciplinare oggetto del medesimo bando, in numero triplo rispetto al numero dei commissari complessivamente necessari nella sessione. L'elettorato attivo è attribuito ai professori ordinari e straordinari appartenenti al medesimo settore scientifico-disciplinare. L'elettorato passivo per la lista spetta ai soli professori ordinari, appartenenti al settore scientifico-disciplinare del bando. Il sorteggio viene, quindi, effettuato su una lista di commissari eletti in numero triplo rispetto al numero dei commissari esterni complessivamente necessari nella sessione per lo svolgimento dei concorsi relativi a ciascun settore scientifico disciplinare. Se il settore scientifico-disciplinare è costituito da un numero di professori ordinari pari o inferiore al necessario, la lista è costituita da tutti gli appartenenti al settore e può essere integrata mediante elezione di appartenenti a settori affini. Fra le novità introdotte nel corso dell'esame al Senato del provvedimento, se il numero dei professori ordinari appartenenti al settore scientifico-disciplinare oggetto del bando, come integrato dai professori ordinari appartenenti ai settori affini, risulti comunque inferiore al numero necessario, si procede direttamente al sorteggio. Il sorteggio deve garantire, ove possibile, che almeno due dei commissari sorteggiati appartengano al settore disciplinare oggetto del bando. Previsto che, ove possibile, ciascun commissario partecipi, per ogni fascia e per ogni settore, a una sola commissione per ciascuna sessione. I nuovi meccanismi di composizione delle commissioni per il reclutamento di ricercatori universitari, si applicano in attesa del riordino delle relative procedure e, comunque, fino al 31 dicembre 2009. Le commissioni per il reclutamento di ricercatori siano composte da: un professore ordinario o da un professore associato nominato dalla facoltà che ha richiesto il bando; due professori ordinari non appartenenti alla facoltà che ha richiesto il bando, sorteggiati in una lista di commissari eletti fra i professori ordinari appartenenti al settore scientifico-disciplinare oggetto del medesimo bando, in numero triplo rispetto al numero dei commissari complessivamente necessari nella sessione. L'elettorato attivo è costituito dai professori ordinari e straordinari appartenenti al medesimo settore scientifico-disciplinare. Il sorteggio è effettuato in modo da assicurare, ove possibile, che almeno uno dei commissari sorteggiati appartenga al settore disciplinare oggetto del bando. Il meccanismo individuato è, dunque, sostanzialmente analogo a quello previsto per i concorsi per posti di professore. Le modalità di svolgimento delle elezioni, comprese le elezioni suppletive ove necessarie, e le modalità del sorteggio sono stabilite con decreto di natura non regolamentare del ministro dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca, da adottare entro il 30° giorno successivo alla data di entrata in vigore della legge di conversione. È comunque previsto che si applichino, in quanto compatibili con il decreto, le disposizioni del regolamento del Dpr 117/2000. Con decreto del ministro dell'Istruzione, dell'università e della ricerca viene nominata una commissione a livello nazionale, composta da 7 professori ordinari designati dal Cun fra gli appartenenti con il compito di sovraintendere allo svolgimento delle operazioni di votazione e di sorteggio e provvedere, nella prima adunanza, a certificare i meccanismi di sorteggio per la proclamazione degli eletti nelle commissioni dei singoli concorsi. Le operazioni di sorteggio sono pubbliche. La partecipazione alle attività della commissione non comporta compensi, né rimborsi spese. Dall'attuazione delle disposizioni non devono derivare oneri aggiuntivi a carico della finanza pubblica. Nuove disposizioni relative alle procedure di valutazione comparativa per il reclutamento di ricercatori, con i parametri per la valutazione dei candidati. La disposizione si applica solo alle procedure bandite successivamente alla data di entrata in vigore del decreto. Previsto che la valutazione sia effettuata sulla base dei titoli – illustrati e discussi dinanzi alla commissione, - e delle pubblicazioni dei candidati, compresa la tesi di dottorato. Con decreto del ministro dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca, di natura non regolamentare, da adottare entro 30 giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto, sentito il Cun, saranno definiti i parametri da utilizzare, riconosciuti anche in ambito internazionale. Previsti effetti retroattivi: le disposizioni di cui al comma 5 si applicano alle procedure di valutazione comparativa per il reclutamento dei ricercatori indette prima della data di entrata in vigore del decreto, per le quali non si sono ancora svolte, alla medesima data, le votazioni per la costituzione delle commissioni. Eventuali disposizioni dei bandi già emanati, gli atti, le procedure già avviate per la costituzione delle commissioni, sia per i posti da professore che da ricercatore, non conformi alle disposizioni del decreto, sono privi di effetto. In materia di elettorato attivo e passivo dei professori universitari, i professori universitari che non usufruiscono del periodo di prosecuzione del rapporto di lavoro (articolo 16 del Dlgs 503/1992), conservano entrambi gli elettorati ai fini della costituzione delle commissioni di valutazione comparativa per posti di professore e ricercatore universitario, comunque non oltre il 1° novembre successivo al compimento del 62mo anno di età. Possibilità di riapertura del termine per la presentazione delle domande di partecipazione alle procedure di valutazione comparativa dei professori e dei ricercatori universitari per le quali il termine medesimo sia scaduto o sia ancora aperto alla data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto. Le università possono, infatti, fissare un nuovo termine di scadenza, comunque non successivo al 31 gennaio 2009, ferme restando tutte le prescrizioni del bando, incluse quelle relative ai termini temporali di possesso dei titoli e delle pubblicazioni che i candidati possono allegare. Gli enti di ricerca sono esclusi dall'obbligo di ridurre la spesa per il personale non dirigenziale di almeno il 10 per cento.
Consiglio nazionale degli studenti universitari (articolo 3, comma 3-bis). Cambia la durata del mandato dei componenti del Consiglio nazionale degli studenti universitari (Cnsu), che sale da 2 a 3 anni (entro questo termine coloro che conseguono la laurea triennale non decadono dalla carica qualora si iscrivano a un corso di laurea specialistica entro l'anno accademico successivo al conseguimento della laurea stessa. Il mandato è rinnovabile una sola volta).

Copertura finanziaria (articolo 4). Per il turn-over per le università statali gli oneri sono pari a 24 milioni di euro nel 2009, a 71 milioni di euro nel 2010 e a 141 milioni di euro a decorrere dal 2011. Per la copertura degli oneri è prevista la riduzione lineare delle dotazioni finanziarie delle missioni di spesa di ciascun ministero, secondo gli importi indicati nell'elenco 1 allegato al decreto. Escluse dalle riduzioni le spese indicate nell'articolo 60, comma 2, del decreto legge112/2008 (stipendi, assegni, pensioni e altre spese fisse; spese per interessi; poste correttive e compensative delle entrate, comprese le regolazioni contabili con le regioni; trasferimenti a favore degli enti territoriali aventi natura obbligatoria; fondo ordinario delle università; risorse destinate alla ricerca; risorse destinate al finanziamento del 5 per mille delle imposte sui redditi delle persone fisiche; risorse dipendenti da parametri stabiliti dalla legge o derivanti da accordi internazionali) e quelle connesse all'istruzione e all'università.

Diritto allo studio dei meritevoli (articolo 3). Agevolazioni per garantire il diritto allo studio universitario agli studenti capaci e meritevoli. Per il 2009 integrazione del fondo per il finanziamento dei progetti per la realizzazione di alloggi e residenze universitarie (legge 338/2000), per un importo pari a 65 milioni di euro. Il fondo per il concorso dello Stato per interventi per alloggi e residenze per gli studenti universitari ha, nella legge di bilancio 2009 (tabella 7), una dotazione pari a 44,6 milioni di euro, con una riduzione di 12,5 milioni di euro rispetto alla legge di bilancio 2008. Dunque l'ammontare del fondo per il 2009 sarebbe di 109,6 milioni di euro. Per il 2009 incremento del fondo di intervento integrativo (articolo 16 della legge 390/1991), per un importo di 135 milioni di euro, per garantire la concessione di borse di studio agli studenti capaci e meritevoli. Il Fondo di intervento integrativo da ripartire fra le regioni per la concessione dei prestiti d'onore e la concessione delle borse di studio ha, nella legge di bilancio 2009 (tabella 7), una dotazione pari a 111,9 milioni di euro, con una diminuzione di 40,1 milioni di euro rispetto alla legge di bilancio 2008. Per effetto della disposizione del decreto legge, dunque, l'ammontare del fondo per il 2009 sarebbe pari a 246,9 milioni di euro. Alla copertura finanziaria si fa fronte con le risorse del Fondo per le aree sottoutilizzate (articolo 61 della legge 289/2002), relative alla programmazione per il periodo 2007-2013 che, a tale scopo, sono prioritariamente assegnate dal Cipe al ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca. A valere sul Fas, secondo la modifica introdotta dal Senato, sono previsti 65 milioni di euro per l'incremento delle risorse per le residenze e gli alloggi universitari e 405 milioni di euro per le borse di studio.

Entrata in vigore (articolo 5). Il provvedimento entra in vigore il giorno stesso della pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale.

Ordinamenti didattici delle istituzioni di alta formazione artistica, musicale e coreutica (articolo 3-quinquies). In relazione agli ordinamenti didattici delle istituzioni di alta formazione artistica, musicale e coreutica (Afam) si prevede che con decreti ministeriali emanati in attuazione dell'articolo 9 del Dpr 212/2005, siano determinati gli obiettivi formativi e i settori artistico disciplinari entro i quali le istituzioni, nella loro autonomia, individueranno gli insegnamenti da attivare.

Pubblicità delle attività di ricerca delle università (articolo 3-quater). Viene introdotto l'obbligo di pubblicità delle attività di ricerca delle università. Annualmente, in sede di approvazione del conto consuntivo relativo all'anno precedente, il rettore presenterà al Consiglio di amministrazione e al Senato accademico una relazione relativa ai risultati delle attività di ricerca, di formazione e di trasferimento tecnologico e ai finanziamenti ottenuti da soggetti pubblici e privati. La relazione sarà pubblicata sul sito dell'ateneo e trasmessa al ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca. La mancata pubblicazione e trasmissione saranno valutate anche ai fini dell'attribuzione delle risorse finanziarie a valere sul Fondo di finanziamento ordinario delle università (Ffo) e sul Fondo straordinario, ad integrazione delle disponibilità del Ffo, previsto dalla legge finanziaria per il 2008.

Qualità del sistema universitario (articolo 2).
Disposizioni per la qualità del sistema universitario: a decorrere dal 2009, una quota non inferiore al 7% del Fondo di finanziamento ordinario delle università e del Fondo straordinario previsto dalla Finanziaria per il 2008 (articolo 2, comma 428), destinata a incrementarsi progressivamente negli anni successivi, sarà ripartita fra le università in base alla qualità dell'offerta formativa e dei risultati dei processi formativi, alla qualità della ricerca scientifica, alla qualità, efficacia ed efficienza delle sedi didattiche. Il fattore di valutazione riferito alla sedi didattiche non si considera in sede di prima applicazione. La ripartizione delle risorse sarà definita con decreto di natura non regolamentare del ministro dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca, da adottare, in sede di prima applicazione, entro il 31 marzo 2009, sentiti il Civr (Comitato di indirizzo per la valutazione della ricerca) e il Cnvsu (Comitato nazionale per la valutazione del sistema universitario).

Reclutamento in università ed enti di ricerca (articolo 1, commi da 1 a 3). Fissati alcuni divieti per le università statali che alla data del 31 dicembre di ogni anno abbiano superato il livello massimo di spesa per il personale di ruolo (legge 449/1997), ai sensi del quale le spese fisse e obbligatorie per il personale di ruolo delle università statali non possono eccedere il 90% dei trasferimenti statali sul Fondo per il finanziamento ordinario delle università. È previsto che le università statali che alla data del 31 dicembre di ogni anno abbiano superato questo limite, non possano procedere all'indizione di procedure concorsuali e di valutazione comparativa, né all'assunzione di personale. Salva la norma che ha prorogato al 31 dicembre 2008 la disposizione relativa alle voci di costo da considerare nel computo del 90 per cento. Nel corso dell'esame al Senato è stato stabilito che si fanno salve, rispetto al divieto posto, le assunzioni relative alle procedure concorsuali per ricercatore già espletate e a quelle che si stanno espletando, senza che ciò comporti oneri aggiuntivi a carico della finanza pubblica. Prorogata ulteriormente al 31 dicembre 2009 la norma in base alla quale, ai fini del calcolo del limite del 90% quale livello massimo di spesa per il personale sul totale dei trasferimenti statali disposti annualmente attraverso il Fondo di finanziamento ordinario, non si computano gli incrementi stipendiali annuali e un terzo della spesa per il personale convenzionato con il Servizio sanitario nazionale. Le università che hanno superato il limite massimo di spesa per il personale di ruolo sono escluse dalla ripartizione dei fondi relativi agli anni 2008-2009 (articolo 1, comma 650, della Finanziaria per il 2007), per l'attuazione del piano straordinario di assunzione di ricercatori. Sul fronte del turn-over, fermi restando i limiti in materia di programmazione triennale, per il triennio 2009-2011, le università possono procedere, per ogni anno, ad assunzioni di personale nel limite di un contingente corrispondente a una spesa pari al 50% di quella relativa al personale a tempo indeterminato cessato dal servizio nell'anno precedente. Viene, dunque, elevato dal 20 al 50% il limite al turn-over previsto dalla prima formulazione dell'articolo 66 del decreto legge 112/2008. Il parametro al quale fare riferimento, per le assunzioni di personale nelle università, è rappresentato unicamente dalla spesa, e non anche dal numero delle unità cessate nell'anno precedente. Vengono fatte salve le assunzioni di ricercatori previste in attuazione del piano straordinario di assunzione (articolo 1, comma 648, della Finanziaria per il 2007, nei limiti delle risorse residue previste dal comma 650). Per le novità in tema di turn-over il Fondo per il finanziamento ordinario delle università viene integrato nel 2009 di 24 milioni di euro, nel 2010 di 71 milioni di euro, nel 2011 di 118 milioni di euro, dal 2012 di 141 milioni di euro.

Valutazione dell'attività di ricerca (articolo 3-ter). Disposizioni per collegare l'incremento stipendiale dei professori universitari ordinari e associati a una valutazione da parte dell'autorità accademica dell'attività svolta. Gli scatti biennali previsti dagli articoli 36 e 38 del Dpr 382/1980, destinati a maturare a partire dal 1° gennaio 2011, saranno disposti previo accertamento da parte della autorità accademica dell'effettuazione, nel biennio precedente, di pubblicazioni scientifiche. L'entità dello scatto biennale viene diminuita della metà nel caso in cui nel biennio precedente alla valutazione non siano state effettuate pubblicazioni scientifiche. I criteri per identificare il carattere scientifico delle pubblicazioni sono stabiliti con apposito decreto del ministro dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca, su proposta del Consiglio universitario nazionale e sentito il Comitato di indirizzo per la valutazione della ricerca. Non potranno partecipare alle commissioni di valutazione comparativa per il reclutamento rispettivamente, di professori di I e II fascia e di ricercatori, i professori di I e II fascia e i ricercatori che nel precedente triennio non abbiano effettuato pubblicazioni scientifiche.

14.11.08

Università, due proposte

Giovanni Sartori

Il ministro dell'Istruzione non si è lasciato spaventare troppo dalle proteste, ma abbastanza da accettare ragionevoli rinvii e ripensamenti. Nel frattempo direi che la Gelmini, nel complesso, si sia mossa bene. Sulla scuola il ripristino del «maestro unico» non è una tragedia (se tagli ci debbono essere, e essere ci devono, questo non è esiziale), il ripristino dei voti espressi in numeri è una semplificazione utile, e quello del voto in condotta necessario. I maestri non debbono restare indifesi, gli studenti che vanno a scuola per studiare non devono essere danneggiati dai cattivi studenti; e poi nessuna organizzazione al mondo può funzionare senza incentivi e punizioni, senza premi e sanzioni. Invece la scuola è stata sfasciata da una pedagogia «senza punizioni» (quella, dicevo nel mio articolo precedente, divulgata dal dr. Spock) che oramai ha contagiato persino la magistratura. Vedi il recente pronunziamento di una Corte di Cassazione per il quale un docente commette un reato se «minaccia» uno studente di bocciatura! E vedi l'altrettanto assurda dilatazione del principio della privacy che consente a uno studente maggiorenne di chiedere che i suoi voti scolastici non vengano comunicati ai genitori (che di solito lo accasano)! Siamo matti? Sì, direi proprio che lo siamo.
Ma veniamo all'Università, che è ancora una partita largamente aperta. Primo problema: la qualità dei professori. È, purtroppo, mediamente bassa. I docenti bravi, anche bravissimi, ci sono ancora; ma sono schiacciati da una valanga di «baroncini» insediati in cattedra da una politica universitaria (di indistintamente tutti i governi post-68) miope e demagogica.
Quando io vinsi il mio concorso a cattedra, i posti di professore di ruolo erano, in tutta Italia, 3000; oggi i docenti a vita sono circa 65 mila. I «precari» protestano perché per loro non c'è posto. Già. Non c'è posto perché se l'Università viene imbottita a colpi di migliaia alla volta di 30-35enni docenti di ruolo, finisce che per 30-40 anni i posti li occupano loro. Elementare. Eppure si continua così. Su queste colonne Giavazzi ha giustamente protestato per i nuovi concorsi già banditi. Purtroppo sono già banditi. L'andazzo è demenziale; ma come si rimedia?
La mia proposta è di anticipare l'età della pensione da 70 a 60 anni. Non per tutti, si intende; ma per i «baroncini» che da quando sono andati in cattedra non hanno mai scritto un libro e anche per coloro che le lezioni le fanno sì e no.
Un secondo rimedio, oramai inderogabile (anche perché ci aspetta una istruzione regionalizzata da un federalismo incontrollabile), è l'abolizione del valore legale del titolo di studio. Che era dovuta sin da quando l'autonomia delle singole Università ha consentito una stessa laurea (legalmente tale) per corsi di studio completamente diversi. Ma che è dovutissima oggi per combattere la mala pianta delle Università cartacee che sono spuntate ognidove, e anche delle scandalose lauree «precoci» conseguite in due anni (e anche meno). Valga per tutti il caso della Kore di Enna, che laurea in anticipo il 79 per cento dei suoi iscritti. Qui il discorso si dovrebbe allargare alla laurea «breve », la cui introduzione ha prodotto effetti devastanti. Ma una cosa alla volta. Intanto onore al merito di chi cerca di rivalutare il merito.
corriere.it

12.11.08

Decreto Università 2008: il testo ufficiale

Il Testo del Decreto sull'Università è stato pubblicato ieri 11 Novembre 2008 sulla Gazzetta Ufficiale come: decreto Unievrsità 10/11/2008. Ecco il testo definitivo del decreto Berlusconi Gelmini sull'università

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

Visti gli articoli 77 e 87 della Costituzione;


Ritenuta la necessita' ed urgenza di dettare norme che dispongono una distribuzione delle risorse stanziate per l'anno 2008 per la qualita' del sistema universitario, tenendo conto dei risultati dei processi formativi e delle attivita' di ricerca scientifica, nonche' della efficacia ed efficienza delle sedi didattiche;

Ritenuta la necessita' ed urgenza di disciplinare, in attesa del riordino organico dei criteri di reclutamento dei professori universitari, le procedure relative ai concorsi di imminente
espletamento, secondo criteri di trasparenza, imparzialita' e di valorizzazione del merito;

Ritenuta la necessita' ed urgenza di assicurare immediate risorse aggiuntive per garantire l'esercizio del diritto allo studio, in attuazione dell'articolo 34 della Costituzione;

Vista la deliberazione del Consiglio dei Ministri, adottata nella riunione del 6 novembre 2008; Sulla proposta del Presidente del Consiglio dei Ministri e del Ministro dell'istruzione, dell'Università e della ricerca, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze;


Art. 1. Disposizioni per il reclutamento nelle università e per gli enti di ricerca

1. Le universita' statali che, alla data del 31 dicembre di ciascuno anno, hanno superato il limite di cui all'articolo 51,comma 4, della legge 27 dicembre 1997, n. 449, fermo restando quanto
previsto dall'articolo 12, comma 1, del decreto-legge 21 dicembre 2007, n. 248, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 febbraio 2008, n. 31, non possono procedere all'indizione di procedure
concorsuali e di valutazione comparativa, ne' all'assunzione di personale.
2. Le universita' di cui al comma 1, sono escluse dalla ripartizione dei fondi relativi agli anni 2008 - 2009, di cui all'articolo 1, comma 650, della legge 27 dicembre 2006, n. 296.
3. Il primo periodo del comma 13, dell'articolo 66 del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, e' sostituito dai seguenti: «Per
il triennio 2009-2011, le universita' statali, fermi restando i limiti di cui all'articolo 1, comma 105, della legge 30 dicembre 2004, n. 311, possono procedere, per ciascun anno, ad assunzioni di
personale nel limite di un contingente corrispondente ad una spesa pari al cinquanta per cento di quella relativa al personale a tempo indeterminato complessivamente cessato dal servizio nell'anno
precedente. Ciascuna universita' destina tale somma per una quota non inferiore al 60 per cento all'assunzione di ricercatori a tempo determinato e indeterminato e per una quota non superiore al 10 per cento all'assunzione di professori ordinari. Sono fatte salve le
assunzioni dei ricercatori per i concorsi di cui all'articolo 1, comma 648, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, nei limiti delle risorse residue previste dal predetto articolo 1, comma 650.». Conseguentemente, l'autorizzazione legislativa di cui all'articolo
5, comma 1, lettera a), della legge 24 dicembre 1993, n. 537, concernente il fondo per il finanziamento ordinario delle universita', e' integrata di euro 24 milioni per l'anno 2009, di euro
71 milioni per l'anno 2010, di euro 118 milioni per l'anno 2011 ed
euro 141 milioni a decorrere dall'anno 2012. 4. Per le procedure di valutazione comparativa per il reclutamento dei professori universitari di I e II fascia della prima e della seconda sessione 2008, le commissioni giudicatrici sono composte da un professore ordinario nominato dalla facolta' che ha richiesto il bando e da quattro professori ordinari sorteggiati in una lista di commissari eletti tra i professori ordinari appartenenti al settore scientifico-disciplinare oggetto del bando, in numero triplo rispetto al numero dei commissari complessivamente necessari nella sessione. L'elettorato attivo e' costituito dai professori ordinari e straordinari appartenenti al settore oggetto del bando. Sono esclusi dal sorteggio relativo a ciascuna commissione i professori che appartengono all'universita' che ha richiesto il bando. Ove il settore sia costituito da un numero di professori ordinari pari o inferiore al necessario, la lista e' costituita da tutti gli appartenenti al settore ed e' eventualmente integrata mediante elezione, fino a concorrenza del numero necessario, da appartenenti a settori affini. Il sorteggio e' effettuato in modo da assicurare, ove possibile, che almeno due dei commissari sorteggiati appartengano al settore disciplinare oggetto del bando. Ciascun commissario puo', ove possibile, partecipare, per ogni fascia e settore, ad una sola commissione per ciascuna sessione. 5. In attesa del riordino delle procedure di reclutamento dei ricercatori universitari e comunque fino al 31 dicembre 2009, le commissioni per la valutazione comparativa dei candidati di cui all'articolo 2 della legge 3 luglio 1998, n. 210, e all'articolo 1, comma 14, della legge 4 novembre 2005, n. 230, sono composte da un professore ordinario o da un professore associato nominato dalla facolta' che ha richiesto il bando e da due professori ordinari sorteggiati in una lista di commissari eletti tra i professori ordinari appartenenti al settore disciplinare oggetto del bando, in numero triplo rispetto al numero dei commissari complessivamente necessari nella sessione. L'elettorato attivo e' costituito dai professori ordinari e straordinari appartenenti al settore oggetto del bando. Sono esclusi dal sorteggio relativo a ciascuna commissione i professori che appartengono all'universita' che ha richiesto il bando. Il sorteggio e' effettuato in modo da assicurare ove possibile che almeno uno dei commissari sorteggiati appartenga al settore disciplinare oggetto del bando. Si applicano in quanto compatibili le disposizioni di cui al comma 4.

6. In relazione a quanto disposto dai commi 4 e 5, le modalita' di svolgimento delle elezioni, ivi comprese ove necessario le suppletive, e del sorteggio sono stabilite con apposito decreto del Ministro dell'istruzione, dell'universita' e della ricerca avente natura non regolamentare da adottare entro 30 giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto. Si applicano in quanto
compatibili con il presente decreto le disposizioni di cui al decreto del Presidente della Repubblica 23 marzo 2000, n. 117.

7. Nelle procedure di valutazione comparativa per il reclutamento dei ricercatori bandite successivamente alla data di entrata in vigore del presente decreto, la valutazione comparativa e' effettuata sulla base dei titoli e delle pubblicazioni dei candidati, ivi
compresa la tesi di dottorato, utilizzando parametri, riconosciuti anche in ambito internazionale, individuati con apposito decreto del Ministro dell'istruzione, dell'universita' e della ricerca, avente
natura non regolamentare, da adottare entro 30 giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto, sentito il Consiglio universitario nazionale.

8. Le disposizioni di cui al comma 5, si applicano, altresi', alle procedure di valutazione comparativa indette prima della data di entrata in vigore del presente decreto, per le quali non si sono ancora svolte, alla medesima data, le votazioni per la costituzione
delle commissioni. Fermo restando quanto disposto al primo periodo, le eventuali disposizioni dei bandi gia' emanati, incompatibili con il presente decreto, si intendono prive di effetto. Sono, altresi',
privi di effetto le procedure gia' avviate per la costituzione delle commissioni di cui ai commi 4 e 5 e gli atti adottati non conformi alle disposizioni del presente decreto.

9. All'articolo 74, comma 1, lettera c), del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, dopo le parole: «personale non dirigenziale» sono inserite le seguenti: «, ad esclusione di quelle degli enti di ricerca,».


Art. 2. Misure per la qualita' del sistema universitario

1. A decorrere dall'anno 2009, al fine di promuovere e sostenerel'incremento qualitativo delle attivita' delle universita' statali edi migliorare l'efficacia e l'efficienza nell'utilizzo delle risorse,una quota non inferiore al 7 per cento del fondo di finanziamentoordinario di cui all'articolo 5 della legge 24 dicembre 1993, n. 537,e successive modificazioni, e del fondo straordinario di cuiall'articolo 2, comma 428, della legge 24 dicembre 2007, n. 244, conprogressivi incrementi negli anni successivi, e' ripartita prendendoin considerazione: a) la qualita' dell'offerta formativa e i risultati dei processiformativi; b) la qualita' della ricerca scientifica; c) la qualita', l'efficacia e l'efficienza delle sedi didattiche. 2. Le modalita' di ripartizione delle risorse di cui al comma 1sono definite con decreto del Ministro dell'istruzione,dell'universita' e della ricerca, avente natura non regolamentare, daadottarsi, in prima attuazione, entro il 31 dicembre 2008, sentiti ilComitato di indirizzo per la valutazione della ricerca e il Comitato nazionale per la valutazione del sistema universitario



2. Art. 3. Disposizioni per il diritto allo studio universitario dei capaci e dei meritevoli

1. Al fine di favorire la mobilita' degli studenti garantendo l'esercizio del diritto allo studio, il fondo per il finanziamento dei progetti volti alla realizzazione degli alloggi e residenze dicui alla legge 14 novembre 2000, n. 338, e' integrato di 65 milioni di euro per l'anno 2009. 2. Al fine di garantire la concessione agli studenti capaci e meritevoli delle borse di studio, il fondo di intervento integrativodi cui all'articolo 16 della legge 2 dicembre 1991, n. 390, e'incrementato per l'anno 2009 di un importo di 135 milioni di euro. 3. Agli interventi di cui ai commi 1 e 2 si fa fronte con lerisorse del fondo per le aree sottoutilizzate di cui all'articolo 61della legge 27 dicembre 2002, n. 289, relative alla programmazioneper il periodo 2007-2013, che, a tale scopo, sono prioritariamente assegnate dal CIPE al Ministero dell'istruzione, dell'universita' e della ricerca nell'ambito del programma di competenza dello stesso Ministero.


Art. 4. Norma di copertura finanziaria

1. Agli oneri derivanti dall'articolo 1, comma 3, pari a 24 milionidi euro per l'anno 2009, a 71 milioni di euro per l'anno 2010, e a141 milioni di euro a decorrere dall'anno 2011, si provvede mediantecorrispondente riduzione lineare delle dotazioni finanziarie dellemissioni di spesa di ciascun Ministero per gli importi indicati nell'elenco 1 allegato al presente decreto. Dalle predette riduzioni sono escluse le spese indicate nell'articolo 60, comma 2, deldecreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni,dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, nonche' quelle connesse all'istruzione ed all'universita'.


Art. 5. Entrata in vigore

1. Il presente decreto entra in vigore il giorno stesso della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana e sara' presentato alle Camere per la conversione in legge.
Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sara' inserito nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica italiana.
E' fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo osservare.

Dato a Roma, addi' 10 novembre 2008

NAPOLITANO

Berlusconi, Presidente del Consiglio
dei Ministri
Gelmini, Ministro dell'istruzione,
dell'universita' e della ricerca
Tremonti, Ministro dell'economia e
delle finanze

Visto, il Guardasigilli: Alfano

universinet.it

16.1.08

Lettere dei professori de La Sapienza in merito alla visita del Papa

Era il 14 novembre del 2007 quando il professor Cini inviò la seguente lettera aperta " Se la Sapienza chiama il Papa e lascia a casa Mussi", pubblicata sul Manifesto

Signor Rettore, apprendo da una nota del primo novembre dell'agenzia di stampaApcom che recita: «è cambiato il programma dell'inaugurazione del 705esìmo Anno Accademico dell'università di Roma La Sapienza, che in un primo momento prevedeva la presenza del ministro Mussi a ascoltare la Lectio Magistralis di papa Benedetto XVI». Il papa «ci sarà, ma dopo la cerimonia di inaugurazione, e il ministro dell'Università Fabio Mussi invece non ci sarà più».

Come professore emerito dell'università La Sapienza - ricorrono proprio in questi giorni cinquanta anni dalla mia chiamata a far parte della facoltà di Scienze matematiche fisiche e naturali su proposta dei fisici Edoardo Amaldi, Giorgio Salvini e Enrico Persico - non posso non esprimere pubblicamente la mia indignazione per la Sua proposta, comunicata al Senato accademico il 23 ottobre, goffamente riparata successivamente con una toppa che cerca di nascondere il buco e al tempo stesso ne mantiene sostanzialmente l'obiettivo politico e mediatico.

Non commento il triste fatto che Lei è stato eletto con il contributo determinante di un elettorato laico. Un cattolico democratico - rappresentato per tutti dall'esempio di Oscar Luigi Scalfaro nel corso del suo settennato di presidenza della Repubblica - non si sarebbe mai sognato di dimenticare che dal 20 settembre del 1870 Roma non è più la capitale dello stato pontificio. Mi soffermo piuttosto sull'incredibile violazione della tradizionale autonomia delle università - da più 705 anni incarnata nel mondo da La Sapienza dalla Sua iniziativa.

Sul piano formale, prima di tutto. Anche se nei primi secoli dopo la fondazione delle università la teologia è stata insegnata accanto alle discipline umanistiche, filosofiche, matematiche e naturali, non è da ieri che di questa disciplina non c'è più traccia nelle università moderne, per lo meno in quelle pubbliche degli stati non confessionali. Ignoro lo statuto dell'università di Ratisbona dove il professor Ratzinger ha tenuto la nota lectio magistralis sulla quale mi soffermerò più avanti, ma insisto che di regola essa fa parte esclusivamente degli insegnamenti impartiti nelle istituzioni universitarie religiose. I temi che sono stati oggetto degli studi del professor Ratzinger non dovrebbero comunque rientrare nell'ambito degli argomenti di una lezione, e tanto meno di una lectio magistralis tenuta in una università della Repubblica italiana. Soprattutto se si tiene conto che, fin dai tempi di Cartesio, si è addivenuti, per porre fine al conflitto fra conoscenza e fede culminato con la condanna di Galileo da parte del Santo ufficio, a una spartizione di sfere di competenza tra l'Accademia e la Chiesa. La sua clamorosa violazione nel corso dell'inaugurazione dell'anno accademico de La Sapienza sarebbe stata considerata, nel mondo, come un salto indietro nel tempo di trecento anni e più.

Sul piano sostanziale poi le implicazioni sarebbero state ancor più devastanti. Consideriamole partendo proprio dal testo della lectio magistralis del professor Ratzinger a Ratisbona, dalla quale presumibilmente non si sarebbe molto discostata quella di Roma. In essa viene spiegato chiaramente che la linea politica del papato di Benedetto XVI si fonda sulla tesi che la spartizione delle rispettive sfere di competenza fra fede e conoscenza non vale più: «Nel profondo.., si tratta - cito testualmente - dell'incontro tra fede e ragione, tra autentico illuminismo e religione. Partendo veramente dall'infima natura della fede cristiana e, al contempo, dalla natura del pensiero greco fuso ormai con la fede, Manuele II poteva dire: Non agire "con il logos" è contrario alla natura di Dio».

Non insisto sulla pericolosità di questo programma dal punto di vista politico e culturale: basta pensare alla reazione sollevata nel mondo islamico dall'accenno alla differenza che ci sarebbe tra il Dio cristiano e Allah - attribuita alla supposta razionalità del primo in confronto all'imprevedibile irrazionalità del secondo - che sarebbe a sua volta all'origine della mitezza dei cristiani e della violenza degli islamici. Ci vuole un bel coraggio sostenere questa tesi e nascondere sotto lo zerbino le Crociate, i pogrom contro gli ebrei, lo sterminio degli indigeni delle Americhe, la tratta degli schiavi, i roghi dell'Inquisizione che i cristiani hanno regalato al mondo. Qui mi interessa, però, il fatto che da questo incontro tra fede e ragione segue una concezione delle scienze come ambiti parziali di una conoscenza razionale più vasta e generale alla quale esse dovrebbero essere subordinate. «La moderna ragione propria delle scienze naturali - conclude infatti il papa - con l'intrinseco suo elemento platonico, porta in sé un interrogativo che la trascende insieme con le sue possibilità metodiche. Essa stessa deve semplicemente accettare la struttura razionale della materia e la corrispondenza tra il nostro spirito e le strutture razionali operanti nella natura come un dato di fatto, sul quale si basa il suo percorso metodico. Ma la domanda {sui perché di questo dato di fatto) esiste e deve essere affidata dalle scienze naturali a altri livelli e modi del pensare - alla filosofia e alla teologia. Per la filosofia e, in modo diverso, per la teologia, l'ascoltare le grandi esperienze e convinzioni delle tradizioni religiose dell'umanità, specialmente quella della fede cristiana, costituisce una fonte di conoscenza; rifiutarsi a essa significherebbe una riduzione inaccetabile del nostro ascoltare e rispondere».

Al di là di queste circonlocuzioni (i corsivi sono miei) il disegno mostra che nel suo nuovo ruolo l'ex capo del Sant'uffizio non ha dimenticato il compito che tradizionalmente a esso compete. Che è sempre stato e continua a essere l'espropriazione della sfera del sacro immanente nella profondità dei sentimenti e delle emozioni di ogni essere umano da parte di una istituzione che rivendica l'esclusività della mediazione fra l'umano e il divino. Un'appropriazione che ignora e svilisce le innumerevoli differenti forme storiche e geografiche di questa sfera così intima e delicata senza rispetto per la dignità personale e l'integrità morale di ogni individuo.

Ha tuttavia cambiato strategia. Non potendo più usare roghi e pene corporali ha imparato da Ulisse. Ha utilizzato l'effige della Dea Ragione degli illuministi come cavallo di Troia per entrare nella cittadella della conoscenza scientifica e metterla in riga. Non esagero. Che altro è, tanto per fare un esempio, l'appoggio esplicito del papa dato alla cosiddetta teoria del Disegno Intelligente se non il tentativo - condotto tra l'altro attraverso una maldestra negazione dell'evidenza storica, un volgare stravolgimento dei contenuti delle controversie interne alla comunità degli scienziati e il vecchio artificio della caricatura delle posizioni dell'avversario - di ricondurre la scienza sotto la pseudo-razionalità dei dogmi della religione? E come avrebbero dovuto reagire i colleghi biologi e i loro studenti di fronte a un attacco più o meno indiretto alla teoria danwiniana dell'evoluzione biologica che sta alla base, in tutto il mondo, della moderna biologia evolutiva?

Non desco a capire, quindi, le motivazioni della Sua proposta tanto improvvida e lesiva dell'immagine de La Sapienza nel mondo. Il risultato della Sua iniziativa, anche nella forma edulcorata della visita del papa (con «un saluto alla comunità universitaria») subito dopo una inaugurazione inevitabilmente clandestina, sarà comunque che i giornali del giorno dopo titoleranno (non si può pretendere che vadano tanto per il sottile): «Il Papa inaugura l'Anno Accademico dell'Università La Sapienza».

Congratulazioni, signor Rettore. Il Suo ritratto resterà accanto a quelli dei Suoi predecessori come. simbolo dell'autonomia, della cultura e del progresso delle scienze.

Marcello Cini

aprileonline.info



La lettera di 67 professori al Rettore de La Sapienza

Magnifico Rettore, con queste poche righe desideriamo portarLa a conoscenza del fatto che condividiamo appieno la lettera di critica che il collega Marcello Cini Le ha indirizzato sulla stampa a proposito della sconcertante iniziativa che prevedeva l'intervento di papa Benedetto XVI all'Inaugurazione dell'Anno Accademico alla Sapienza.

Nulla da aggiungere agli argomenti di Cini, salvo un particolare. Il 15 marzo 1990, ancora cardinale, in un discorso nella citta di Parma, Joseph Ratzinger ha ripreso un'affermazione di Feyerabend: ''All'epoca di Galileo la Chiesa rimase molto più fedele alla ragione dello stesso Galileo. Il processo contro Galileo fu ragionevole e giusto''.

Sono parole che, in quanto scienziati fedeli alla ragione e in quanto docenti che dedicano la loro vita all'avanzamento e alla diffusione delle conoscenze, ci offendono e ci umiliano. In nome della laicità della scienza e della cultura e nel rispetto di questo nostro Ateneo aperto a docenti e studenti di ogni credo e di ogni ideologia, auspichiamo che l'incongruo evento possa ancora essere annullato.