(La Stampa)
In mercati in ansia dopo il trionfo di Syriza ad Atene. Ma il piano Bce smorza le tensioni
L’effetto Alexis Tsipras, vincitore indiscusso con la sua Syriza alle elezioni politiche in Grecia, si abbatte sull’euro che segna all’apertura dei listini di Borsa di Tokyo un tonfo sia contro il dollaro e sia contro lo yen, scendendo rispettivamente a 1,1139 e a 130,78. Nelle contrattazioni di venerdì sulla piazza valutaria di New York, l’euro si era già indebolito a 1,1200 dollari e a 132,02 yen sulle attese dell’affermazione di Tsipras, promotore dell’inversione di rotta delle politiche di risanamento ed austerità imposte dalla troika, alimentando i timori sull’arrivo di un’altra fase d’instabilità in Eurolandia.
In flessione anche il biglietto verde sulla divisa nipponica, sceso a quota 117,40
I mercati sono in apprensione per il destino del debito di Atene, che ammonta a circa 320 miliardi di euro. Gli analisti sembrano però escludere reazioni isteriche, un po’ per l’effetto “paracadute” rappresentato dal quantitative easing lanciato giovedì dalla Bce e un po’ per il fatto che - dopo il piano di aiuti condizionato alle misure di austerity imposte dalla troika (Fmi, Ue, Bce) - l’esposizione verso i privati, secondo i dati elaborati da Ig Markets, è scesa dal 59% al 17% del totale, a fronte di un 62% in mano ai governi dell’Eurozona, un 11% della Bce e un 10% dell’Fmi.
Insomma qualora dovesse aprirsi un tema di taglio del debito greco - punto qualificante del programma del movimento guidato da Alexis Tsipras - questa volta, a differenza che nella crisi del 2010, il problema sarà in primo luogo dei governi e della istituzioni europee e non di banche e fondi. «Il tema del contagio non è del tutto superato me si è ridotto» afferma Lucy O’Carroll, economista di Aberdeen asset management.
L’attenzione resta comunque elevata. «È nell’interesse del governo greco fare le riforme necessarie per risolvere i suoi problemi strutturali», commenta il presidente della Bundesbank Jens Weidmann alla tv tedesca Ard dopo i primi risultati del voto in Grecia. «Atene - continua - deve aderire alle condizioni del salvataggio». L’Ansa riferisce che il presidente della Bce Mario Draghi, quelli della Commissione Ue Jean Claude Juncker, del Consiglio Danald Tusk e dell’Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem avranno una colazione di lavoro prima dell’Eurogruppo per discutere della Grecia.
Gli analisti di Axa Investment Management ammettono che «le incertezze sulle trattative tra la Grecia e i creditori internazionali faranno le loro vittime tra gli asset rischiosi» ma si aspettano un effetto «marginale» sul complesso dell’Eurozona. Lo stesso Tsipras ha detto di non avere come obiettivo l’uscita dall’euro e dunque dovrà cercare un compromesso con i suoi creditori, anche per non vedere i bond di Atene esclusi dagli acquisti della Bce.
La conferma di una vigilia tranquilla arriva anche dall’andamento dei rendimenti e degli spread dei titoli sovrani nell’Eurozona, scesi a livelli bassissimi grazie all’ombrello della Bce. Unica eccezione i bond greci, che nelle ultime sedute hanno registrato un’inversione della curva dei rendimenti, con i titoli triennali che rendono di più dei decennali (il 9,7% contro l’8,1%), segno che il mercato teme una ristrutturazione che andrà a colpire maggiormente le scadenza più vicine.
Alla riapertura delle borse europee si conosceranno con esattezza le dimensioni del successo di Syriza. E si capirà se il movimento anti-austerity´ avrà da solo i 151 voti necessari per controllare l’assemblea legislativa ellenica (ipotesi meno gradita al mercato) o dovrà trovare alleati più moderati, come il partito socialista Pasok o il To Potami guidato dal giornalista televisivo Stauros Theodorakis.
I link ai giornali degli articoli spesso cambiano e diventa difficile se non impossibile recuperare i testi ai quali si riferivano. Questo è l'archivio on-line del blog Giornale-NOTIZIEOGGI
Visualizzazione post con etichetta mercati. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta mercati. Mostra tutti i post
26.1.15
Effetto Tsipras sulle Borse, a Tokyo crolla l’euro
21.5.14
Elezioni e effetto Draghi: le cose da sapere per investire nei prossimi mesi
Secondo Ubs non vi saranno grossi contraccolpi sui mercati dopo le consultazioni europee. Ma la politica della Bce deve riportare la crescita in Europa. Tre possibili strategie di portafoglio da qui alla fine dell'anno
di Giovanni Pons (La Repubblica)
A soli quattro giorni dalle elezioni europee, lo spread (differenziale tra tassi di interesse) tra Btp e Bund tedesco è tornato sopra i 200 punti, invertendo una tendenza che solo pochi giorni prima l'aveva portato al minimo di 140 punti. Che cosa è successo e come si deve interpretare questo segnale proveniente dai mercati finanziari? Vediamo di mettere un po' di ordine in questa situazione che anche agli esperti di settore appare assai confusa cercando poi di capire quali possono essere le conseguenze per gli investimenti dei risparmiatori basati nell'area euro.
Lo spread si è rialzato principalmente per due motivi: in primo luogo c'è una crescente apprensione per l'esito delle elezioni europee che potrebbe portare i partiti euro-scettici a detenere una quota intorno al 25% dei consensi totali. In secondo luogo, ma non meno importante, vi è il disappunto del mondo finanziario per la crescita del primo trimestre 2014 in Europa che in alcuni paesi è risultata addirittura negativa (come in Italia). Questi due elementi mixati tra di loro hanno portato a un inasprimento del cosiddetto "premio per il rischio" sui titoli dell'area euro che avevano beneficiato di grandi afflussi di capitali da almeno sei mesi a questa parte.
Quindi la domanda che un risparmiatore si deve porre a questo punto è la seguente: devo riaggiustare il portafoglio in vista delle elezioni europee e degli interventi di politica monetaria annunciati dal governatore Mario Draghi per il 5 giugno? La risposta, ovviamente, non può essere univoca o certa, ma si possono fare alcune considerazioni. Per esempio, secondo il global economist della banca Ubs, Paul Donovan, l'impatto sui mercati delle elezioni europee sarà abbastanza limitato ma potrebbero verificarsi dei contraccolpi nei singoli paesi. "Se in Gran Bretagna l'"Ukip" raggiungerà il 35% non sarà una sorpresa mentre se il "Front National" in Francia diventasse il primo partito ciò potrebbe rappresentare un pericolo per i mercati", scrive Donovan nella sua ricerca intotolata: "Elezioni europee: perchè bisogna stare attenti". Ma anche un forte consenso per "Alternative fur Deutschland" potrebbe far nascere timori verso la politica economica europea e l'Unione bancaria. Un po' a sorpresa sembra i mercati si debbano preoccupare meno dal fenomeno Grillo in Italia: "Gli investitori sanno che i Cinque Stelle hanno già ottenuto un buon risultato alle elezioni politiche di un anno fa - scrive ancora Donovan - e anche se Grillo dovesse andar bene alle europee è scontato che non vi saranno elezioni in Italia prima di un anno. Inoltre l'Italia è conosciuta per avere alta volatilità politica e le preoccupazioni riguardano piuttosto che cosa farà l'Italia nel caso le poiltiche eurocentriche subissero un rallentamento in tutta Europa". In ogni caso, poichè l'afflusso di capitali verso l'Europa è stato particolarmente elevato negli ultimi 6-8 mesi, portandosi con sè un rafforzamento dell'euro rispetto al dollaro, è abbastanza facile prevedere una fuoriuscita di capitali nei prossimi 3-6 mesi dovuta a una maggiore incertezza in Europa e un relativo indebolimento dell'euro. Nel solo mese di dicembre 2013 i capitali arrivati da investitori americani ha raggiunto la cifra record di 126,4 miliardi di dollari e non si può escludere un ridimensionamento nei prossimi mesi. Ma potrebbe trattarsi di un fenomeno di breve termine anche in funzione delle azioni che Draghi è pronto a mettere in campo: nell'ultima conferenza stampa ha fatto capire di voler abbassare i tassi di rifinanziamento e il tasso di sconto di uno 0,10-0,15% in modo da far scivolare in negativo i tassi di interesse reali. Ciò significa che non sarà più conveniente sia per le banche sia per i privati tenere i soldi fermi sul conto corrente perchè al netto dell'inflazione perdono di valore. Conviene invece reinvestirli in attività produttive e così facendo si rimetteranno in moto i consumi e quindi l'inflazione. Solo così l'economia potrà ripartire in maniera più decisa. Dal punto di vista dell'investitore tassi ufficiali sempre più bassi in Europa con premi per il rischio in aumento ma contenuti significano sofferenza per il classico investimento in obbligazioni. Chi ha già bond in portafoglio si vedrà diminuire i prezzi rispetto ai massimi degli ultimi giorni, chi ha intenzione di comprare adesso rischia di vedere prezzi ancora più bassi in un prossimo futuro. Una soluzione potrebbero essere i titoli governativi a tasso variabile (come i Cct in Italia) che però al momento rendono veramente poco. Un'altra alternativa potrebbe essere quella di realizzare una parte del portafoglio dove si è guadagnato di più e tenersi liquidi per un po' in attesa che la situazione si chiarisca. Oppure, per chi crede che questo sia solo un movimento passeggero si può cogliere l'opportunità di una correzione dei prezzi dei titoli azionari in Borsa per aumentare il proprio profilo di rischio. I consigli dei gestori in questa fase, oscillano tra questi tre consigli operativi.Per non sbagliare occorre sempre tener d'occhio l'evolversi della situazione negli Stati Uniti. Le ultime minute della Fed indicano che i governatori americani hanno discusso della possibilità di rialzare i tassi ma non hanno preso alcuna decisione riguardo al quando e al come. Preoccupa il settore immobiliare per i prezzi alti raggiunti in alcune località e per la scarsità di nuove costruzioni. E preoccupa l'andamento della Cina. Il prossimo ottobre la banca centrale terminerà gli acquisti mesili di bond sul mercato e a quel punto l'economia dovrà viaggaire con le proprie gambe con un tasso di disoccupazione che dovrà essere sceso intorno al 6% (la metà di quel 12% toccato al picco della crisi nel 2009). Sul rialzo dei tassi Usa gli economisti hanno diversi pareri: "Un aumento dei tassi di interesse negli Stati Uniti non arriverà prima del 2015 - spiega ancora Donovan - ma persiste incertezza su quanto presto e quanto velocemente salirà il costo del denaro. Molto dipenderà dai dati sulla crescita del Pil e sul mercato del lavoro". Eccoci dunque al riepilogo di questo delicato momento: sembra probabile che in fronte a noi vi saranno alcuni mesi di incertezza derivanti da instabilità politica e dati sulla crescita economica in Europa ancora insufficienti. Questa incertezza potrebbe portare all'uscita di capitali dall'Europa e a un rialzo degli spread nei paesi con gli indebitamenti più elevati e i tassi di crescita più bassi. Uscita di capitali dalla zona euro e progressivo aumento dei tassi di interesse negli Stati Uniti significa indebolimento dell'euro rispetto al dollaro che dovrebbe facilitare le esportazioni dei paesi europei verso il resto del mondo e portare così maggiore crescita nel Vecchio Continente e maggiore inflazione allontanando così il rischio di una deflazione, cioè crescita zero sia dell'economia sia dei prezzi. Questo scenario potrebbe essere messo in discussione solo da un risultato del voto che portasse in Francia e in Germania i partiti anti-euro a prendere il sopravvento. L'investitore può dunque scegliere tra prendere profitto dei guadagni accumulati sinora, stando per qualche mese alla finestra: restare fermo e mantenere gli investimenti nella consapevolezza che la situazione si riaggiusterà nell'arco di qualche mese, oppure anche approfittare di prezzi più bassi per incrementare la posizione in azioni a discapito delle obbligazioni. Ma operando in tale direzione si aumentano le possibilità di guadagno ma il rischio che un individuo è in grado di affrontare.
di Giovanni Pons (La Repubblica)
A soli quattro giorni dalle elezioni europee, lo spread (differenziale tra tassi di interesse) tra Btp e Bund tedesco è tornato sopra i 200 punti, invertendo una tendenza che solo pochi giorni prima l'aveva portato al minimo di 140 punti. Che cosa è successo e come si deve interpretare questo segnale proveniente dai mercati finanziari? Vediamo di mettere un po' di ordine in questa situazione che anche agli esperti di settore appare assai confusa cercando poi di capire quali possono essere le conseguenze per gli investimenti dei risparmiatori basati nell'area euro.
Lo spread si è rialzato principalmente per due motivi: in primo luogo c'è una crescente apprensione per l'esito delle elezioni europee che potrebbe portare i partiti euro-scettici a detenere una quota intorno al 25% dei consensi totali. In secondo luogo, ma non meno importante, vi è il disappunto del mondo finanziario per la crescita del primo trimestre 2014 in Europa che in alcuni paesi è risultata addirittura negativa (come in Italia). Questi due elementi mixati tra di loro hanno portato a un inasprimento del cosiddetto "premio per il rischio" sui titoli dell'area euro che avevano beneficiato di grandi afflussi di capitali da almeno sei mesi a questa parte.
Quindi la domanda che un risparmiatore si deve porre a questo punto è la seguente: devo riaggiustare il portafoglio in vista delle elezioni europee e degli interventi di politica monetaria annunciati dal governatore Mario Draghi per il 5 giugno? La risposta, ovviamente, non può essere univoca o certa, ma si possono fare alcune considerazioni. Per esempio, secondo il global economist della banca Ubs, Paul Donovan, l'impatto sui mercati delle elezioni europee sarà abbastanza limitato ma potrebbero verificarsi dei contraccolpi nei singoli paesi. "Se in Gran Bretagna l'"Ukip" raggiungerà il 35% non sarà una sorpresa mentre se il "Front National" in Francia diventasse il primo partito ciò potrebbe rappresentare un pericolo per i mercati", scrive Donovan nella sua ricerca intotolata: "Elezioni europee: perchè bisogna stare attenti". Ma anche un forte consenso per "Alternative fur Deutschland" potrebbe far nascere timori verso la politica economica europea e l'Unione bancaria. Un po' a sorpresa sembra i mercati si debbano preoccupare meno dal fenomeno Grillo in Italia: "Gli investitori sanno che i Cinque Stelle hanno già ottenuto un buon risultato alle elezioni politiche di un anno fa - scrive ancora Donovan - e anche se Grillo dovesse andar bene alle europee è scontato che non vi saranno elezioni in Italia prima di un anno. Inoltre l'Italia è conosciuta per avere alta volatilità politica e le preoccupazioni riguardano piuttosto che cosa farà l'Italia nel caso le poiltiche eurocentriche subissero un rallentamento in tutta Europa". In ogni caso, poichè l'afflusso di capitali verso l'Europa è stato particolarmente elevato negli ultimi 6-8 mesi, portandosi con sè un rafforzamento dell'euro rispetto al dollaro, è abbastanza facile prevedere una fuoriuscita di capitali nei prossimi 3-6 mesi dovuta a una maggiore incertezza in Europa e un relativo indebolimento dell'euro. Nel solo mese di dicembre 2013 i capitali arrivati da investitori americani ha raggiunto la cifra record di 126,4 miliardi di dollari e non si può escludere un ridimensionamento nei prossimi mesi. Ma potrebbe trattarsi di un fenomeno di breve termine anche in funzione delle azioni che Draghi è pronto a mettere in campo: nell'ultima conferenza stampa ha fatto capire di voler abbassare i tassi di rifinanziamento e il tasso di sconto di uno 0,10-0,15% in modo da far scivolare in negativo i tassi di interesse reali. Ciò significa che non sarà più conveniente sia per le banche sia per i privati tenere i soldi fermi sul conto corrente perchè al netto dell'inflazione perdono di valore. Conviene invece reinvestirli in attività produttive e così facendo si rimetteranno in moto i consumi e quindi l'inflazione. Solo così l'economia potrà ripartire in maniera più decisa. Dal punto di vista dell'investitore tassi ufficiali sempre più bassi in Europa con premi per il rischio in aumento ma contenuti significano sofferenza per il classico investimento in obbligazioni. Chi ha già bond in portafoglio si vedrà diminuire i prezzi rispetto ai massimi degli ultimi giorni, chi ha intenzione di comprare adesso rischia di vedere prezzi ancora più bassi in un prossimo futuro. Una soluzione potrebbero essere i titoli governativi a tasso variabile (come i Cct in Italia) che però al momento rendono veramente poco. Un'altra alternativa potrebbe essere quella di realizzare una parte del portafoglio dove si è guadagnato di più e tenersi liquidi per un po' in attesa che la situazione si chiarisca. Oppure, per chi crede che questo sia solo un movimento passeggero si può cogliere l'opportunità di una correzione dei prezzi dei titoli azionari in Borsa per aumentare il proprio profilo di rischio. I consigli dei gestori in questa fase, oscillano tra questi tre consigli operativi.Per non sbagliare occorre sempre tener d'occhio l'evolversi della situazione negli Stati Uniti. Le ultime minute della Fed indicano che i governatori americani hanno discusso della possibilità di rialzare i tassi ma non hanno preso alcuna decisione riguardo al quando e al come. Preoccupa il settore immobiliare per i prezzi alti raggiunti in alcune località e per la scarsità di nuove costruzioni. E preoccupa l'andamento della Cina. Il prossimo ottobre la banca centrale terminerà gli acquisti mesili di bond sul mercato e a quel punto l'economia dovrà viaggaire con le proprie gambe con un tasso di disoccupazione che dovrà essere sceso intorno al 6% (la metà di quel 12% toccato al picco della crisi nel 2009). Sul rialzo dei tassi Usa gli economisti hanno diversi pareri: "Un aumento dei tassi di interesse negli Stati Uniti non arriverà prima del 2015 - spiega ancora Donovan - ma persiste incertezza su quanto presto e quanto velocemente salirà il costo del denaro. Molto dipenderà dai dati sulla crescita del Pil e sul mercato del lavoro". Eccoci dunque al riepilogo di questo delicato momento: sembra probabile che in fronte a noi vi saranno alcuni mesi di incertezza derivanti da instabilità politica e dati sulla crescita economica in Europa ancora insufficienti. Questa incertezza potrebbe portare all'uscita di capitali dall'Europa e a un rialzo degli spread nei paesi con gli indebitamenti più elevati e i tassi di crescita più bassi. Uscita di capitali dalla zona euro e progressivo aumento dei tassi di interesse negli Stati Uniti significa indebolimento dell'euro rispetto al dollaro che dovrebbe facilitare le esportazioni dei paesi europei verso il resto del mondo e portare così maggiore crescita nel Vecchio Continente e maggiore inflazione allontanando così il rischio di una deflazione, cioè crescita zero sia dell'economia sia dei prezzi. Questo scenario potrebbe essere messo in discussione solo da un risultato del voto che portasse in Francia e in Germania i partiti anti-euro a prendere il sopravvento. L'investitore può dunque scegliere tra prendere profitto dei guadagni accumulati sinora, stando per qualche mese alla finestra: restare fermo e mantenere gli investimenti nella consapevolezza che la situazione si riaggiusterà nell'arco di qualche mese, oppure anche approfittare di prezzi più bassi per incrementare la posizione in azioni a discapito delle obbligazioni. Ma operando in tale direzione si aumentano le possibilità di guadagno ma il rischio che un individuo è in grado di affrontare.
Etichette:
Draghi,
elezioni,
investimenti,
La Repubblica,
mercati,
spread
24.4.12
La schiavitù dei mercati
Jean Paul Fitoussi (La Repubblica)
È troppo semplicistico dire che i mercati sono crollati a causa della semi-vittoria di Hollande. La settimana scorsa erano pure crollati, per qualche altra ragione. È un bel po´ di tempo, almeno da luglio dello scorso anno, che ci siamo abituati a questa volatilità mozzafiato. E ogni volta si cerca ex post di trovare qualche ragione. Ora è la paura del socialismo: chissà, forse gli operatori sui mercati lo temono veramente, magari perché vedono la giustizia sociale come abbinata a nuove tasse, ma io non l´ho mai creduto neanche un momento. I mercati crollano oggi come ieri, e crolleranno ancora chissà quante volte, perché non è stato risolto il problema di una governance europea innanzitutto che esista, nel senso che si crei una struttura centrale in grado di dettare precise linee di azione, e poi che metta al primo posto i problemi della crescita e non dell´austerità a tutti i costi.
Altrimenti viviamo nella schiavitù dei mercati: quando crollano è come se chiedessero austerità, i governi magari ubbidiscono e poi dopo un po´ di tempo i mercati si accorgono che senza crescita le imprese non possono creare ricchezza, e allora i mercati crollano di nuovo. Tutto questo peraltro va nell´interesse degli speculatori: finché ci sarà questa volatilità esisteranno sempre ampie possibilità di guadagni per chi gioca con freddezza e spregiudicatezza sui mercati.
Il problema insomma non è Hollande. Va anche detto che pure Sarkozy negli ultimi tempi ha preso le distanze dalla rigidità della Merkel, l´asse franco-tedesco dava parecchi segnali di scricchiolio. Al punto che ora non so quanto il rinnovato appoggio della Merkel all´attuale presidente possa dirsi benaugurale: ho l´impressione invece che finirà col sottrarre voti a Sarkozy, una specie di consenso avvelenato, perché la Merkel sarà anche stimata dalle classi dirigenti ma non ha più un vasto consenso popolare, tantomeno in Francia. E quello che conta in un´elezione è il voto del popolo.
In ogni caso, Hollande è stato più chiaro e deciso: ha detto senza equivoci che il fiscal compact così com´è non va, e visto che dev´essere ancora ratificato si può, anzi si deve correggere in modo da orientarlo di più verso la crescita. Altrimenti l´Europa andrà a sbattere contro un muro. È questo il vero problema. Altrimenti si andrà avanti con una debolezza strutturale dell´Europa che inquina lo stesso rapporto fra politica e mercati. Il problema va preso molto sul serio. Nel momento in cui ci renderemo conto che i mercati tutelano la politica, sarà già troppo tardi, perché non ci sarà più spazio per la democrazia. E questo la popolazione non potrà mai tollerare in nessuna parte del mondo. Dunque la normalità è che siano i governi a tutelare i mercati. E i mercati a loro volta sanno che sono sottoposti al rischio di non poter sopravvivere senza l´aiuto dei governi. Questa è stata la grande lezione della crisi finanziaria: dire che bisogna cambiare il voto perché sennò si fa dispiacere ai mercati significa aprire una ferita nella democrazia.
È troppo semplicistico dire che i mercati sono crollati a causa della semi-vittoria di Hollande. La settimana scorsa erano pure crollati, per qualche altra ragione. È un bel po´ di tempo, almeno da luglio dello scorso anno, che ci siamo abituati a questa volatilità mozzafiato. E ogni volta si cerca ex post di trovare qualche ragione. Ora è la paura del socialismo: chissà, forse gli operatori sui mercati lo temono veramente, magari perché vedono la giustizia sociale come abbinata a nuove tasse, ma io non l´ho mai creduto neanche un momento. I mercati crollano oggi come ieri, e crolleranno ancora chissà quante volte, perché non è stato risolto il problema di una governance europea innanzitutto che esista, nel senso che si crei una struttura centrale in grado di dettare precise linee di azione, e poi che metta al primo posto i problemi della crescita e non dell´austerità a tutti i costi.
Altrimenti viviamo nella schiavitù dei mercati: quando crollano è come se chiedessero austerità, i governi magari ubbidiscono e poi dopo un po´ di tempo i mercati si accorgono che senza crescita le imprese non possono creare ricchezza, e allora i mercati crollano di nuovo. Tutto questo peraltro va nell´interesse degli speculatori: finché ci sarà questa volatilità esisteranno sempre ampie possibilità di guadagni per chi gioca con freddezza e spregiudicatezza sui mercati.
Il problema insomma non è Hollande. Va anche detto che pure Sarkozy negli ultimi tempi ha preso le distanze dalla rigidità della Merkel, l´asse franco-tedesco dava parecchi segnali di scricchiolio. Al punto che ora non so quanto il rinnovato appoggio della Merkel all´attuale presidente possa dirsi benaugurale: ho l´impressione invece che finirà col sottrarre voti a Sarkozy, una specie di consenso avvelenato, perché la Merkel sarà anche stimata dalle classi dirigenti ma non ha più un vasto consenso popolare, tantomeno in Francia. E quello che conta in un´elezione è il voto del popolo.
In ogni caso, Hollande è stato più chiaro e deciso: ha detto senza equivoci che il fiscal compact così com´è non va, e visto che dev´essere ancora ratificato si può, anzi si deve correggere in modo da orientarlo di più verso la crescita. Altrimenti l´Europa andrà a sbattere contro un muro. È questo il vero problema. Altrimenti si andrà avanti con una debolezza strutturale dell´Europa che inquina lo stesso rapporto fra politica e mercati. Il problema va preso molto sul serio. Nel momento in cui ci renderemo conto che i mercati tutelano la politica, sarà già troppo tardi, perché non ci sarà più spazio per la democrazia. E questo la popolazione non potrà mai tollerare in nessuna parte del mondo. Dunque la normalità è che siano i governi a tutelare i mercati. E i mercati a loro volta sanno che sono sottoposti al rischio di non poter sopravvivere senza l´aiuto dei governi. Questa è stata la grande lezione della crisi finanziaria: dire che bisogna cambiare il voto perché sennò si fa dispiacere ai mercati significa aprire una ferita nella democrazia.
Etichette:
crisi finanziaria,
Fitoussi,
Hollande,
La Repubblica,
mercati,
Merkel,
Sarkozy
Iscriviti a:
Post (Atom)