27.10.18

Desirée e quel padre dalla doppia morale

 di Gabriele Romagnoli (La Stampa)

Ogni storia contiene al proprio interno un'altra storia. Perfino, ogni tragedia ne racchiude un'altra, non meno esemplare. Nel caso di Desirée, la ragazza violentata e uccisa a San Lorenzo, riaffermata in modo egualmente incondizionato la pietà per la vittima e l'esecrazione per i carnefici, avanza dallo sfondo una figura non secondaria, una drammatica maschera italiana, quella del padre.

L'uomo, che alla figlia non ha dato il nome, è, lo affermano indagini di polizia e sentenze della magistratura, un commerciante di droga, anzi un capo del traffico nella sua zona. Voleva però impedire alla figlia di fare uso delle sostanze che lui stesso smerciava e, per riuscirci, non esitava a ricorrere alle maniere forti, al punto che lei lo aveva denunciato.

Non è difficile individuare in questo comportamento una contorsione che annulla ogni buona intenzione. Il barlume di saggezza che induce a prevenire la disgrazia per la propria discendenza è spento dall'indifferenza con cui si lucra sulla stessa debolezza quando affligge quella altrui. Non c'è morale, neppure un principio, ma soltanto ipocrisia.

Proprio per questo il padre di Desirée (a cui non si dà qui volutamente il nome) diviene una maschera italiana, una delle peggiori, eppur diffuse. "Non vogliamo stranieri a casa nostra", però li ingaggiano per lavori poco pagati e per nulla registrati o si accompagnano furtivamente a femmine esotiche raccattate sulle provinciali.

"Più chiese e meno moschee", ma per qualche euro (lira, direbbero) in più vendono l'edificio al temibile islamico e che sostituisca pure il campanile con il minareto (salvo indignarsi quando accadrà). Sia chiaro che questa dissonanza è bipartisan, anzi universale, e quindi, a scanso di equivoci, mettiamoci pure: "Bisogna essere solidali e accoglienti", ma per favore tenete lontani i profughi da Capalbio che abbiamo appena ritinteggiato.

È sempre a casa di qualcun altro che tutto è permesso o, addirittura, doveroso. È il comportamento degli altri a essere inaccettabile. Per se stessi si trova una motivazione, un alibi o addirittura una necessità. La doppia morale è come la doppia negazione: annulla tutto. Resta solo il dispiegarsi inesorabile della storia, anche di quella piccola e infame.

Gli autori delle tragedie greche e quelli del più tragico dei testi, la Bibbia, hanno cercato di incutere agli uomini il più grande e fondato dei timori. Esiste un dio, laicamente chiamato destino, in osservazione e in ascolto.

Qualche volta è distratto, qualche altra è mite, ma sono eccezioni. E così il padre agli arresti domiciliari, impossibilitato a inseguire la figlia ribelle, ha ordinato di farle terra bruciata intorno, di non venderle la droga nella sua zona e l'ha sospinta verso la capitale, i suoi antri oscuri, i suoi buchi di legalità, quei mostri al servizio di altri capi del traffico in altre zone. La regola è l'avverarsi di spietate conseguenze, non sempre evidenti, avvolte come una storia nella storia.

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