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15.7.15

I migliori argomenti per un accordo con l'Iran

By Bret Stephens (The Wall Street Journal)

Le eroiche ipotesi, e le false promesse, della nostra diplomazia
(traduzione Dagopia)

In retorica, la prolessi consistente nel prevedere e controbattere un'obiezione prima che venga mossa. Cerchiamo di essere prolettici per quanto riguarda l’accordo sul nucleare iraniano, i cui apologeti hanno già iniziato a difendere per il timore che si trasformi in una storica débâcle diplomatica.

L’ipotesi eroica. Certo, la Guida Suprema dell’Iran Ali Khamenei è un rivoluzionario irascibile e violento incline a imporre una pericolosa alla sua nazione e a quelle vicine. Lo stesso poteva essere detto di Mao Zedong quando Henry Kissinger gli fece visita nel 1971 – una scommessa diplomatica che alla fine pagò un alto dividendo, poiché la Cina divenne, di fatto, un alleato degli Stati Uniti durante la guerra fredda e poi si aprì al mondo con Deng Xiaoping.

Ma è improbabile che l’Iran sia una nuova Cina. Mao stava subendo una grave minaccia esterna da parte dell’Unione Sovietica, mentre l’Iran non è minacciato da nessuno e, anzi, sta vincendo molte delle sue guerre regionali. Beijing stemperò la tensione con Washington con un’amichevole partita di ping-pong, Teheran invece incarcera i cittadini americani e blocca le navi cargo nello stretto di Hormuz. Deng Xiaoping credeva che la ricchezza portasse la gloria, il presidente iraniano Hasan Rouhani, sedicente riformatore, ha partecipato venerdì scorso alla parata annuale del regime “Morte all’America, morte ad Israele”.

In questo contesto, sta ai promotori dell’accordo sul nucleare dimostrare che l’Iran ha intrapreso la via della conversione verso una politica moderata.

L’ipotesi dello scambio. Ok, mettiamo che l’Iran non abbia rinunciato alla sua indole bellicosa e alla sua visione del mondo antidiluviana. Mettiamo anche che il patto non significhi che non dovremo più combattere l’Iran sugli scenari di guerra mediorientali, come in Yemen, in Siria o a Gaza. Ma che tutto questo può essere messo da parte perché l’accordo sul nucleare è uno scambio ben architettato: l’Iran mette le sue ambizioni atomiche nel cassetto in cambio di poter tornare sulla scena economica e diplomatica. In determinati termini, ognuno può trarre vantaggio da questa soluzione.

Ma uno scambio ha bisogno di qualche garanzia e siccome non possiamo fidarci dell’Iran, serve un sistema di controllo. Il patto sul nucleare lo prevede? John Kerry sarebbe pronto a giurare di sì, ma di fatto lo scorso gennaio alcuni funzionari Cechi hanno bloccato una transizione segreta con cui l’Iran stava comprando tecnologie nucleari polivalenti per 61 milioni di dollari. Un mese prima, gli Stati Uniti avevano accertato che l’Iran era a caccia di plutonio per il suo reattore di Arak. Cosa non sappiamo ancora?

Altro quesito: come si potrà evitare che il patto diventi un ostaggio dell’Iran quando si parlerà di politica estera mediorientale? Gli Stati Uniti saranno pronti a rinunciare all’accordo ogni volta che l’Iran minaccerà di strapparlo, per esempio a causa di una crisi in Yemen o in Siria? La Corea del Nord ha perfezionato per anni l’arte di vendere il proprio deterrente nucleare in cambio di una concessione dopo l’altra – e nonostante ciò possiede ancora la bomba.

L’ipotesi della disfatta. Perfetto, l’accordo con l’Iran fa acqua da tutte le parti e molto probabilmente non funzionerà. Avete qualche idea migliore? Le sanzioni non si sono dimostrate sufficienti per fermare un regime determinato come quello iraniano e non sarebbero state sostenibili ancora per molto. Nessuno, né l’opinione pubblica americana né Israele, vuole iniziare una guerra per impedire all’Iran di fabbricare la bomba. In più, la storia ci insegna che la politica internazionale consiste spesso nella scelta tra due mali. Nel caso di un accordo sul nucleare la soluzione migliore è il male minore.

È vero che nessuno vuole la guerra. Ma un patto che dia all’Iran il diritto di arricchire l’uranio dopo più di dieci anni non darebbe al prossimo presidente americano altra opzione che iniziare una guerra per impedire all’Iran di costruire decine di bombe. D’altra parte un patto che non impedisce all’Iran di sviluppare missili balistici, gli permetterà di montare una di quelle bombe sopra un missile.

Buona fortuna. Gli americani sono un popolo fortunato – lo sono geograficamente, lo sono stati i loro padri della patria, e lo sono anche gli immigrati che approdano alle loro coste. Gli americani sono così fortunati che si dice che Bismark amasse ripetere: “C’è una provvidenza speciale che difende gli ubriaconi, gli idioti e gli Stati Uniti d’America”.

Forse saranno fortunati anche questa volta. Magari l’Iran cambierà in meglio, alla fine dell’era Khamenei. Magari il controllo internazionale in Iran funzionerà, dopo aver fallito in Corea del Nord. Magari John Kerry è il miglior negoziatore del mondo ed è riuscito a fare il miglior accordo possibile.

O magari gli americani non saranno fortunati, e non ci sarà nessuna provvidenza speciale per le nazioni ubriache di speranza e guidate da idioti.

4.4.15

Chomsky: «Accordo farsa»

Giuseppe Acconcia

Intervista. Il filosofo anarchico americano: «È tutta propaganda occidentale, i veri alleati degli Usa sono gli Stati sunniti. Per l’Iran il nucleare è solo un deterrente nei confronti di Israele»

Abbiamo rag­giunto al tele­fono negli Stati uniti Noam Chom­sky. Lin­gui­sta, anar­chico e filo­sofo del Mas­sa­chu­set­tes Insti­tute of Tech­no­logy, Chom­sky è autore di pie­tre miliari del pen­siero moderno e teo­rico per una pro­fonda cri­tica del sistema media­tico. Memo­ra­bile è il suo dibat­tito sulla natura umana con Michel Fou­cault (1971). Abbiamo discusso con Chom­sky dell’intesa pre­li­mi­nare sul pro­gramma nucleare ira­niano, rag­giunta gio­vedì a Losanna e della situa­zione del Medio Oriente.

Che ne pensa di que­sta danza sul nucleare ira­niano, andata avanti per dodici anni?

L’Iran sospetta che nono­stante l’accordo, i Repub­bli­cani si rifiu­te­ranno di can­cel­lare le san­zioni. E così l’obiettivo prin­ci­pale delle auto­rità ira­niane è che le san­zioni non siano sotto il con­trollo del Con­gresso: que­sta sarebbe una tra­ge­dia. Vedremo se que­sto punto ci sarà nel testo defi­ni­tivo. La mia sen­sa­zione è che tutto il nego­ziato sul nucleare sia una farsa. Non c’è nes­sun motivo per cui l’Iran non possa avere un pro­gramma nucleare secondo il Trat­tato di non pro­li­fe­ra­zione (Tnp) che ha sottoscritto.

Per­ché parla di farsa in rife­ri­mento ai col­lo­qui sul nucleare?

Gli Stati uniti e i suoi alleati affer­mano che la comu­nità inter­na­zio­nale ha chie­sto all’Iran di fare delle con­ces­sioni per arri­vare a un’intesa. Ma i Paesi non alli­neati, che rap­pre­sen­tano il 70% della popo­la­zione mon­diale, hanno sem­pre soste­nuto gli sforzi nucleari ira­niani. Eppure la pro­pa­ganda occi­den­tale è uno stru­mento potente, per que­sto è andata avanti per tanto tempo que­sta farsa.

La solu­zione della con­tro­ver­sia potrebbe disin­ne­scare il set­ta­ri­smo che infiamma il Medio Oriente?

La que­stione cen­trale è che gli stati sun­niti sono i prin­ci­pali alleati degli Stati uniti. Gli amici degli Usa sono i fon­da­men­ta­li­sti più estre­mi­sti e vogliono domi­nare la regione. L’Iran è un grande paese, e come la Cina, aspetta per avere un’influenza nella regione. Ma l’Arabia Sau­dita non vuole mai e poi mai un anta­go­ni­sta, un deter­rente. Anche se l’Iran avesse l’atomica, quale sarebbe la pre­oc­cu­pa­zione per gli Stati uniti? Si trat­te­rebbe sola­mente di un deter­rente. Nes­suno pensa che mai e poi mai l’Iran potrà fare uso dell’arma nucleare, per­ché il paese sarebbe vapo­riz­zato all’istante e gli aya­tol­lah di certo non vogliono sui­ci­darsi. Un Iran con il nucleare sarebbe solo un deter­rente con­tro l’aggressività di Israele nella regione. È que­sto che gli Stati uniti non vogliono.

Ma Neta­nyahu non passa giorno che non gridi con­tro l’intesa con l’Iran e ora la respinge?

Israele per­se­gue una poli­tica siste­ma­tica di con­qui­sta di tutto quello che vuole per inte­grarlo nella Grande Israele in vio­la­zione dei trat­tati di Oslo. Gaza è deva­stata. Que­ste poli­ti­che sono appog­giate dagli Stati uniti e, se con­ti­nue­ranno a soste­nere Israele, non cam­bie­ranno mai. In que­ste set­ti­mane, tutta la stampa main­stream Usa ha pub­bli­cato arti­coli in cui si chie­deva agli Stati uniti di attac­care l’Iran. Per­ché la stampa ira­niana non fa lo stesso? Il pre­sup­po­sto occi­den­tale è l’imperialismo. In nome di que­sto prin­ci­pio all’Occidente tutto è permesso.

Esi­stono due posi­zioni oppo­ste tra Repub­bli­cani e l’amministrazione Obama nei con­flitti in Medio oriente?

I Repub­bli­cani sono un par­tito fasci­sta. Lo stesso Barack Obama è ter­ri­bile ma meno dei Repub­bli­cani. Il prin­ci­pale errore di Obama però è la sua cam­pa­gna con i droni. Se l’Iran facesse lo stesso con­tro gli uffi­ciali citati negli arti­coli della stampa Usa, come rea­gi­reb­bero gli Stati uniti? La guerra dei droni è la più grande ope­ra­zione ter­ro­ri­stica mai esi­stita: pro­gram­mata per ucci­dere chiun­que sia sospet­tato di poterci dan­neg­giare. Le ope­ra­zioni con droni in Paki­stan faranno cre­scere il numero dei jiha­di­sti. Quando hanno ini­ziato, al-Qaeda era solo nelle zone tri­bali di Afgha­ni­stan e Paki­stan ora è in tutto il mondo. Ma di que­sto non si può par­lare nei media occidentali.

Crede che biso­gna temere l’avanzata degli Hou­thi in Yemen?

In Yemen è vero che l’Iran dà soste­gno agli Hou­thi, lo stesso fa l’Arabia Sau­dita con i suoi, seb­bene alla fine si tratti di un con­flitto interno. Nella pro­pa­ganda occi­den­tale però se gli Stati uniti sosten­gono una forza quella è legit­tima. In Iraq, l’Iran sostiene il governo eletto. I con­si­glieri ira­niani for­mano la classe diri­gente ira­chena e sono pro­ta­go­ni­sti delle prin­ci­pali bat­ta­glie nel paese. Il governo ira­cheno ha chie­sto l’aiuto ira­niano e rin­gra­zia le sue auto­rità. Ma gli Stati uniti con­dan­nano l’influenza ira­niana in Iraq: è dav­vero comico.

Crede che que­sto atteg­gia­mento occi­den­tale ali­menti il ter­ro­ri­smo dello Stato islamico?

Lo Stato isla­mico è una mostruo­sità, ma non è niente di più che una società off-shore dell’Arabia Sau­dita che pro­paga una ver­sione estre­mi­sta, waha­bita, dell’Islam. Da Riad arri­vano ton­nel­late di soldi e l’ideologia per dif­fon­dere il fon­da­men­ta­li­smo nel mondo arabo. Certo a que­sto punto nep­pure ai sau­diti piace quello che hanno creato. Que­sta è la con­se­guenza diretta dei deva­stanti attac­chi degli Stati uniti in Iraq del 2003 e degli attac­chi della Nato in Libia del 2011 che hanno esa­spe­rato il con­flitto sunniti-sciiti dif­fon­den­dolo in tutta la regione. In Libia que­sto ha com­por­tato l’incremento del numero di mili­zie e una quan­tità di armi senza pre­ce­denti che pro­ven­gono da Africa e Medio oriente. I bom­bar­da­menti della Nato hanno fatto aumen­tare il numero delle vit­time di dieci volte, hanno distrutto la Libia. In Yemen ora Ara­bia Sau­dita ed Emi­rati stanno ucci­dendo una grande quan­tità di per­sone nei campi pro­fu­ghi. Ma anche que­sta guerra è desti­nata a fal­lire e non può com­por­tare altro che la dif­fu­sione del jihadismo.

Pochi mesi fa non par­la­vamo di ter­ro­ri­smo ma di «pri­ma­vere». Esi­ste un rap­porto tra i movi­menti sociali euro­pei e le rivolte in Medio Oriente?

Ci sono delle simi­li­tu­dini. Il mag­gior esem­pio del pas­sato è l’America latina: com­ple­ta­mente sotto il con­trollo degli Stati uniti che impo­ne­vano dit­ta­tori dap­per­tutto. Ora il Sud Ame­rica è abba­stanza libero dal con­trollo stra­niero. Que­sto è uno svi­luppo di grande impor­tanza. Molti poli­tici latino-americani sono legati ai par­titi Pode­mos in Spa­gna e Syriza in Gre­cia. Com­bat­tono tutti la stessa bat­ta­glia con­tro il neo-liberismo. Ma la rea­zione tede­sca alla vit­to­ria di Tsi­pras in Gre­cia è sel­vag­gia, ipo­crita. Nel 1953 l’Europa con­cesse alla Ger­ma­nia di tagliare gli inte­ressi sul debito. Ma ora impone misure repres­sive alla Gre­cia dopo che Ber­lino l’ha deva­stata nella seconda guerra mondiale.

Men­tre i movi­menti in Medio Oriente sono finiti con il ritorno dei dit­ta­tori, come il pre­si­dente egi­ziano al-Sisi?

Stati uniti ed Europa hanno soste­nuto i più bru­tali dit­ta­tori in tutto il mondo. In que­sto momento in Egitto si vivono i giorni più bui della sua sto­ria moderna. Que­sto è l’imperialismo tra­di­zio­nale, il potere della pro­pa­ganda non è cam­biato. I gior­nali in Europa lo descri­vono come un modello nono­stante sia un assas­sino bru­tale, un dit­ta­tore duro che ha represso la popo­lare orga­niz­za­zione dei Fra­telli musul­mani men­tre nel Sinai si con­ti­nua a con­su­mare una guerra.