25.11.10

L’aiutino (pubblico) non si nega a nessuno

GIAN ANTONIO STELLA (CORRIERE DELLA SERA)

Per il muratore Fernando S., 42 anni, due figli, è troppo tardi: licenziato, si è impiccato a Manduria. Anche per il carpentiere Roberto M. è troppo tardi: licenziato, si è impiccato a Col San Martino. E così è troppo tardi per l’operaio dell’indotto Fincantieri Giovanni M.: licenziato, si è impiccato a Castellammare. E la lista, raggelante, potrebbe andare avanti a decine e decine.

Ci sono però alcune centinaia di migliaia di nomi di persone che hanno perduto il lavoro in questi mesi che ci permettiamo di segnalare al buon cuore di Sandro Bondi. Si chiamano Arturo, Giovanni, Armanda, Salvatore, Gennaro, Pino, Rosalba, Giorgio, Giacinto, Roberto, Claudia, Mauro... Andiamo avanti? Inutile: non basterebbe il giornale intero a contenere tutti i nomi degli italiani che negli ultimi anni, a dispetto dell’intimazione all’ottimismo («i media e l’opposizione, invece di dire che "il peggio è passato" preferiscono essere "catastrofisti", alimentando così una crisi che ha origini soprattutto psicologiche», spiegava Berlusconi già il 16 maggio 2009) sono stati buttati fuori dalle loro aziende in crisi. E a tutti loro dovremmo aggiungere uno sterminato elenco di giovani che cercano disperatamente da mesi o da anni un angoletto, fosse pure precario, in un mondo del lavoro inespugnabile.

Ecco: il ministro potrebbe dare una consulenza a tutti? Nel cinema, nel teatro, nei musei, nei siti archeologici... Ovunque. Dirà: purtroppo non è possibile, il ministero non ha soldi, i tagli sono drammatici, il governo non è la San Vincenzo... Giusto.

Ma proprio per questo tutti quelli che sono tagliati fuori dagli «aiutini» hanno buone ragioni per essere scossi dall’indecenza delle parole dette dal coordinatore del Pdl al Fatto.

Scusi, ministro, gli hanno chiesto Malcom Pagani e Luca Telese, come spiega il fatto che il suo ministero, oltre a dare un posto, una scrivania e un telefono a Fabrizio Indaco, il figlio della sua compagna Manuela Repetti, già benedetta dalla elezione alla Camera, abbia dato una consulenza da 25 mila euro (tema: «Teatro e moda») anche all’ex marito della signora, Roberto Indaco? Risposta imbarazzatissima: «Non ho fatto altro che aiutare una persona che si trovava in una drammatica difficoltà. Aveva le competenze professionali per usufruire della consulenza, quindi non ho violato leggi, né norme». In fondo «si tratta di importi molto modesti. Nel caso di Roberto Indaco, al netto delle trattenute, poco più di mille euro al mese».

Insomma, solo un gesto d’amore. In perfetta coerenza col partito dell’amore. Ciò che sfugge a Sandro Bondi è che, al di là del personale destino del figlio e dell’ex marito della sua compagna, proprio la «drammatica difficoltà» di milioni di persone rende insopportabile l’aiutino coi soldi pubblici ai parenti. Perché mai i cittadini dovrebbero pagare gli alimenti all’ex marito dell’onorevole Ripetti?

Nessun commento: