7.3.14

Ecco il nuovo esecutivo ucraino. Il clan Tymoschenko, i nuovi oligarchi, i neonazisti di Svoboda

Matteo Tacconi  (il manifesto)

Per gli occi­den­tali è il governo legit­timo dell’Ucraina, per Mosca un ese­cu­tivo gol­pi­sta. Ma a pre­scin­dere dai rispet­tivi punti di vista, al momento nei mini­steri di Kiev si sono piaz­zate que­ste per­sone. Chi sono di pre­ciso? Quali le loro bio­gra­fie? A quali cir­coli di potere rispon­dono? Più che da chi rico­pre posi­zioni, si può par­tire da chi non ne ha. È il caso di Vitali Kli­tschko e del suo par­tito, Udar, for­ma­zione cen­tri­sta e filo-occidentale con sta­tus di osser­va­tore nel Par­tito popo­lare euro­peo. Dal quale, assieme alla fon­da­zione Kon­rad Ade­nauer, filia­zione della Cdu tede­sca, ha rice­vuto lezioni di poli­tica e tec­nica par­la­men­tare, scri­veva a dicem­bre Der Spie­gel. Ci si chie­derà come mai Kli­tschko, che ha cer­cato di accre­di­tarsi come guida cari­sma­tica della pro­te­sta, almeno prima che dege­ne­rasse, non ha voluto assu­mere respon­sa­bi­lità di governo. Per qual­che ana­li­sta l’ex pugile, che punta alla pre­si­denza, non intende spor­carsi le mani con i prov­ve­di­menti impo­po­lari che il pac­chetto d’aiuti euro­peo, pronto a essere scon­ge­lato, dovrebbe imporre. In più sta­rebbe emer­gendo una con­trap­po­si­zione sem­pre più mar­cata — ed era pre­ve­di­bile — tra Udar e Bat­ki­v­schyna (Patria), il par­tito di Yulia Tymo­shenko.
La for­ma­zione della pasio­na­ria di Kiev ha fatto incetta di mini­steri, pro­ba­bil­mente sulla base di un ragio­na­mento oppo­sto a quello di Kli­tschko: dimo­strare di sapersi cari­care il paese sulle spalle. A gui­dare la com­pa­gine mini­ste­riale c’è Arse­niy Yatse­niuk, luo­go­te­nente della Tymo­shenko. Nomina scon­tata. Nelle scorse set­ti­mane la evocò anche l’assistente al segre­ta­riato di stato ame­ri­cano, Vic­to­ria Nuland, nel leak in cui si lasciò sfug­gire il «fuck the Eu». Accanto a Yatse­niuk ci sono figure di spicco del par­tito. Pavlo Petrenko è andato alla giu­sti­zia, Mak­sim Bur­bak alle infra­strut­ture e Ostap Seme­rak, con­si­gliere di poli­tica estera del primo mini­stro, sarà un po’ un gran ceri­mo­niere. Un ruolo chiave è quello di Vitali Yarema, ex capo della poli­zia di Kiev. È vice primo mini­stro con delega al law enfor­ce­ment.
Al blocco della Tymo­shenko – lei non avrà cari­che, la piazza ha mugu­gnato – affe­ri­sce anche il mini­stro degli interni Arsen Ava­kov, un tempo alleato dell’ex pre­si­dente Vik­tor Yush­chenko. È di Khar­khiv, la seconda città del paese. La più grande, tra quelle dell’est. Non ha casac­che, invece, il mini­stro degli esteri Andriy Desh­chy­tsia. Ma era stato tra i primi fir­ma­tari di un appello di alcuni diplo­ma­tici ucraini con­tro le repres­sioni di Yanu­ko­vich.
Nella coa­li­zione si deli­nea un ruolo note­vole per l’oligarca Ihor Kolo­moy­sky, numero uno di Pri­vat­Bank, prin­ci­pale isti­tuto di cre­dito del paese. Del cer­chio magico del ban­chiere, tra l’altro appena nomi­nato gover­na­tore di Dne­pro­pe­tro­vsk, fareb­bero parte il mini­stro dell’energia Yuriy Pro­dan (per­so­nag­gio chiac­chie­rato) e quello delle finanze Olek­sandr Shla­pak. Non è un caso, si direbbe, che si siano acca­par­rati due mini­steri così cru­ciali.
Discreta è l’influenza della Myhola Uni­ver­sity di Kiev, acca­de­mia rispet­tata, con respiro occi­den­ta­li­sta. Il mini­stro dell’economia Pavlo She­re­meta e quello dell’educazione Serhiy Kvit hanno inse­gnato lì.
Ristretto, un po’ a sopresa, il peso di Petro Poro­shenko, oli­garca di ten­denza euro­pei­sta. La sua pedina nel governo è Volo­dy­mir Gro­syan, ex sin­daco di Vin­ni­tsa, nell’ovest del paese. È il respon­sa­bile degli affari regio­nali. Una pos­si­bile mossa con cui, dato che Poro­shenko (pure lui di Vin­ni­tsa) è stato anche mini­stro con Yanu­ko­vich, tran­quil­liz­zare la popo­la­zione rus­so­fona. Per quanto pos­si­bile.
Arri­viamo alla destra-destra. A Svo­boda. Gli ultra­na­zio­na­li­sti, bol­lati come por­ta­tori di un verbo estre­mi­sta e anti­se­mita, hanno diversi inca­ri­chi. Olek­sandr Sych è vice primo mini­stro. In pas­sato fece cla­more pro­po­nendo il divieto asso­luto di aborto, per­sino in caso di stu­pro. Svo­boda s’è presa pure l’ambiente e l’agricoltura, con Andriy Mokh­nyk e Ihor Shvaika, due che hanno capeg­giato le pro­te­ste con­tro le licenze sullo shale gas con­cesse da Yanu­ko­vich a com­pa­gnie occi­den­tali.
In quota Svo­boda c’è anche Ihor Tenyukh, ex capo della marina. A lui la difesa. Men­tre Andrei Paru­biy, rite­nuto tra i fon­da­tori di Svo­boda, ma poi acca­sa­tosi presso la Tymo­shenko e da ultimo coor­di­na­tore delle bar­ri­cata di piazza dell’Indipendenza, pre­sie­derà il con­si­glio nazio­nale per la sicu­rezza. Dovrebbe avere come vice Dmy­tro Yarosh, coman­dante di Pra­vyi Sek­tor, le fami­ge­rate bande para­mi­li­tari di estrema destra. A quanto pare non ha ancora assunto l’incarico, ma ciò non toglie che si pro­fila un mono­po­lio della destra radi­cale sulla sicu­rezza. E la cosa ha allar­mato ben più di un osser­va­tore.
Infine, la piazza. Tetyana Chor­no­vol e Yegor Sobo­lev, gior­na­li­sti e atti­vi­sti, gui­de­ranno rispet­ti­va­mente l’anticorruzione e la lustra­zione. È la cam­biale riscossa da Euro­mai­dan per il con­tri­buto alla rivoluzione.

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