2.4.16

Come ti promuovo il libro su Facebook

Roberto Cotroneo

C’è gente che continua a pensare a Twitter come a un social efficace, perfetto per rimandare con dei link a quello che si fa altrove. Altri che invece non hanno ancora capito come funziona Pinterest o – peggio – cosa fare con Google Plus. Ma sono social più difficili da gestire. Quello che non si riesce davvero a capire è perché solo pochissimi hanno compreso come funziona davvero Facebook. Il punto è questo. È del tutto evidente che Facebook non serve più a contattare i vecchi amici del College o del liceo. Chi lo fa è un vecchio nostalgico, di quelli che rimpiangono ancora il cruscotto in radica delle vecchie automobili. Ma se Facebook non serve a rientrare in contatto con vecchi amici o compagni di scuola a cosa serve?

Escludiamo seduttori o seduttrici seriali, ovvero quelli che aggiungono amici e amiche su Facebook per motivi nobilissimi ma che hanno a che fare più con la comunicazione corporea piuttosto che con quella verbale. Un desiderio rispettabile che però sta prendendo nuove direzioni e nuovi social dove tutto è più esplicito e non si deve fingere di parlare dell’ultimo libro di Paul Beatty per poi chiedere le misure e lumi circostanziati sul colore della biancheria intima. Per cui, esclusi i seduttori e lasciata agli intenditori di nicchia la ricerca di vecchie amicizie (ci sarebbero anche i seduttori di vecchie amicizie ma entreremmo nelle vere eccentricità) resta solo una cosa: Twitter e Facebook come mostruose macchine di marketing. Ovvero: come mi promuovo.

Ma come mi promuovo? Di solito lo si fa in maniera istintiva e intima, perché il marketing, strategia fredda e impersonale atta a convincerti che ti serve proprio quello che ti stanno pubblicizzando, sui social si fa epidermico, amichevole. Si comincia dalla fotina di presentazione. A un certo punto scompare la faccia di una vecchia conoscenza e appare la copertina di un libro. Naturalmente nelle informazioni immediatamente visibili si aggiungono il numero di pagine, il prezzo, l’editore, e qualche ardito mette anche una frasetta che rende l’idea, tipo: in tutte le librerie. La foto del profilo fa il paio con una immagine di copertina che spesso è una sala, un teatro dove si presenta il libro. Così si capisce subito di cosa si parla. Quelli più sofisticati mettono loro stessi nell’atto di scrivere, nel proprio studio, davanti al computer, oppure nel gesto sempre molto apprezzato del correggere le ultime bozze. Altri, immaginando ci sia una connessione stretta tra lo scrivere e il pensare (sempre meno dimostrabile, va detto) aggiungono magari un ritratto dove il pollice e l’indice della mano vanno a sorreggere il mento con lo sguardo identico, si suppone, di Newton nell’atto del contemplare la celebre mela caduta dall’albero.

Dopo aver espletato queste formalità. Si pubblica tutto quanto riguarda il libro appena edito. Si comincia con l’aletta di copertina, per poi condividere la propria agenda personale con tutti quelli che ti sono amici o ti seguono. Genere: mercoledì alle 18.00 a Polizzi Generosa, nella sala consiliare del Comune, presentazione del libro: In cerca di te, sarà presente l’autore. Con preghiera inevitabile: venite tutti, se siete da quelle parti.

Oltre all’agenda si comincia un doppia attività per certi versi suggestiva. Postare citazioni dal libro, scelte per intervallare la spenta giornata dei frequentatori di social, ma alternandole a elogi che sono sempre commoventi, belli, intensi, inaspettati, anche se li posta tua sorella sotto falso nome.

Purtroppo non c’è niente di peggio del marketing intimistico. Finge di raccontare a un amico un libro per venderglielo. Quando, si sa, agli amici i libri si dovrebbero regalare. Ma sta diventando un’epidemia, e non solo tra gli scrittori meno noti. Anche quelli che dovrebbero cavarsela senza social e che hanno una visibilità discreta, fanno le stesse cose. In questa ossessione per il successo Facebook e Twitter sembrano la strada più breve. Eppure, nonostante tutto questo gigantesco marketing intimistico non si sono mai venduti così pochi libri come in questo periodo. Forse sarebbe il caso di cambiare metodo.