10.10.05

«No a ingegneria genetica come a fascismo e comunismo»

Il filosofo Fukuyama mette in guardia sui rischi di una ricerca senza limiti

«Non per motivi religiosi, ma per la necessità di tutelare la specie umana. 2050: l'Italia sarà un Paese in preda alla gerontocrazia»

WASHINGTON - «Si immagina l'Italia senza famiglie, senza parenti, fratelli e sorelle? No, non è l'idea giusta del vostro Paese, dai film ai romanzi. Eppure nel 2050, solo il 5% degli italiani avrà una famiglia allargata al di là del padre e della madre, una famiglia con fratelli, cugini, zii. E sa perché? Perché con il calo della natalità il Paese diverrà un ospizio per anziani, soggetti a demenza e Alzheimer, l'età media 65 anni, la classe dirigente gerontocratica, i pochi ragazzi smarriti e perplessi. Genetica, diritti delle nuove generazioni, difesa della nostra specie dalle ingegnerie di laboratorio che rischiano di cambiare la carta dei diritti: questo è il manifesto della nuova politica!».

Francis Fukuyama
Sono passati sedici anni dal suo pamphlet «La Fine della Storia» che, al crepuscolo della Guerra Fredda, fece discutere il mondo e il filosofo Francis Fukuyama è di nuovo al lavoro ai confini della conoscenza. Non si occupa più solo di politica internazionale, malgrado il suo dissenso con il presidente George W. Bush a proposito di attacco all'Iraq abbia stupito, venendo da uno studioso conservatore. Ha scritto di etica familiare asiatica, di valori occidentali e adesso si concentra a combattere il pericolo del «transumanismo», un nuovo codice genetico elaborato dagli scienziati che potrebbe ledere i diritti umani. Se siamo tutti uguali per la legge, ma alcuni di noi sono in grado di comprare per i figli al momento della nascita qualità formidabili, intelligenza, memoria, salute, in provetta, non cambierà la costituzione materiale? Sono i temi che Fukuyama solleverà in una lezione a Roma, al Centro di Orientamento Politico presieduto da Gaetano Rebecchini.
E l'Italia torna al centro della riflessione, anche con l'occhio alla Chiesa di Papa Benedetto XVI e allo scontro di primavera sui referenda per la fecondazione assistita: «Quello scontro - dice Fukuyama - è stato l'anticipo della politica che verrà. Le democrazie si troveranno sempre più spesso a disputare di diritto alla ricerca e limiti alla ricerca e le opinioni pubbliche si divideranno. Quando parliamo di libertà di studio e di cultura diffusa della comunità, ci viene in mente Galileo Galilei accusato dalla chiesa cattolica del cardinal Bellarmino per le sue tesi astronomiche. Le simpatie vanno automaticamente alla scienza, ma se guardiamo con freddezza al tema vediamo che ogni società pone limiti rigidi agli studi. Non permettiamo esperimenti su cavie umane come il dottor Mengele ad Auschwitz, perfino la ricerca sugli animali è regolata, a prescindere dai risultati. Quindi le regole devono esserci e io credo che una delle fondamentali debba tutelare la specie umana, non alterandone le caratteristiche».

Fukuyama conosce le posizioni della Chiesa sul tema, nei giorni del referendum il cardinal Ruini articolò la posizione tattica con l'astensione, monsignor Sgreccia diede l'impronta teorica, ma la sua scelta è diversa. «Io non parto da una posizione religiosa, sono consapevole della tradizione tomistica, non credo che i diritti dell'embrione siano gli stessi diritti di un cittadino. Credo però che l'embrione abbia una sua sfera di diritti, diciamo così intermedia, e che vada tutelato. So, al tempo stesso, che gran parte della mia comunità crede invece che l'embrione sia un cittadino e rispetto dunque questa idea. La ricerca sulle cellule staminali non va proibita, va regolata. E sa qual è il confine? La differenza tra terapia e cosmetica».

Il lettore avvezzo alle distinzioni grezze, conservatori contro progressisti come nel XIX secolo, aguzzi lo sguardo. Fukuyama, conservatore critico della guerra per esportare la democrazia, chiede - da liberale - cardini per la ricerca. Vuole che dai laboratori escano cure per le malattie, e sa che il futuro della medicina, anche oncologica, è la genetica. Ma rifiuta l'idea di uomini e donne che migliorino in provetta il loro destino: «Mi oppongo all'ingegneria genetica per la stessa ragione per cui mi oppongo al fascismo e al comunismo. Trovo ripugnante l'idea di considerare malleabile la natura umana, plasmandola al volere delle élites. Abbiamo imparato che l'ingegneria sociale provoca milioni di vittime, e temo che lo stesso possa accadere per l'utopia di modificare il comportamento umano in laboratorio, manipolando per esempio l'aggressività di certi individui. Quindi ok curare i malati, no a migliorare la personalità dei sani».

Che cosa ci sarebbe di male a nascere più alti, o più veloci, le cellule esplosive dello sprint sono innate, perché non darle a tutti? E perché mai una memoria migliore dovrebbe alterare il nostro codice etico, o un più diffuso quoziente d’intelligenza mettere a rischio l'Homo sapiens? Non credo che alla fine tutti sceglierebbero capelli biondi e occhi glauchi da ariano, i modelli di bellezza sono tanti e diversi. E non credo neppure che Leopardi fosse grande perché gobbo: anche dritto come un fuso il suo animo sarebbe rimasto grande e malinconico. Fukuyama dissente: «Per me un atleta migliorato in laboratorio è come un atleta dopato, andrebbe squalificato. E si immagina che succederebbe di un'umanità che fa la corsa all'altezza, tutti alti tre metri? Alle Olimpiadi vincerebbero non i migliori atleti, ma i migliori laboratori genetici. Guardi alla nostra società, e guardi soprattutto all'Italia. La vita media toccherà presto gli 80 anni, ma per tanti anziani che vita è? Li teniamo in case di riposo senza famiglia, soggetti a demenza senile, Alzheimer, perché abbiamo allungato la vita e non sappiamo battere questi morbi. E quando in Italia solo pochi tra di voi avranno famiglia che Paese sarà? Allora temo il distacco tra una scienza che va avanti e una società che rincorre, relegando all'infelicità e all'isolamento tanti di noi».

Negli Stati Uniti questa frattura si colma di psicofarmaci, tanto diffusi da essere perfino prescritti nelle scuole medie, per controllare la vivacità degli scolari. Ora gli effetti collaterali di depressione e i casi di suicidio preoccupano, ma fino a poco tempo fa il Prozac sembrava un chewing gum: «È vero. La tentazione di controllare la natura umana è forte per via genetica e fortissima per via chimica. E investe i più giovani. Si dimentica che non tutto è innato, è inutile modificare il nostro codice genetico se poi non modifichiamo l'ambiente, la cultura, intorno a noi. Il destino di ogni individuo è segnato dalle sue caratteristiche personali, ma anche dalla società e dalla famiglia in cui cresce».

Non c'è tempo per un bilancio a 16 anni dalla nostra prima conversazione sul Corriere, dopo il lancio de La Fine della Storia, Fukuyama ride: «Ci risentiamo a gennaio quando esce il tascabile con la nuova prefazione!», ma ai saluti chiedo come hanno reagito i vecchi amici neoconservatori al suo no alla guerra in Iraq: «Alcuni bene, altri male, alcuni non mi saluteranno più. Ma ho ragione io: un conservatore liberale ha un acuto senso dei limiti del potere statale nel modificare la realtà. E consiglia sempre prudenza, cautela, rispetto. Io lo faccio adesso sulla ricerca genetica, ma quando si sono illusi di disseminare democrazia a piene mani all'estero sono i miei amici che hanno rotto con il paradigma conservatore, non certo io».
Gianni Riotta
corriere.it

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