Visualizzazione post con etichetta sole24ore. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta sole24ore. Mostra tutti i post

31.5.17

La «filosofia» dell’euro e la memoria di Bretton Woods

Robert Skidelsky e Giorgio La Malfa (sole24ore)

Nel cercare di analizzare la natura dei problemi che rendono difficile il cammino dell’Unione Monetaria Europea e dell’euro in particolare, vi è molto da imparare dalle discussioni che precedettero ed accompagnarono la Conferenza di Bretton Woods del luglio del 1944, nella quale venne definito l’assetto economico del secondo dopoguerra.Da un lato vi era il piano preparato da John Maynard Keynes che prevedeva la creazione di una nuova istituzione, la International Clearing Union (Icu), da porre al centro del sistema internazionale dei pagamenti. Dall’altro vi era il progetto, assai meno ambizioso, elaborato dal sottosegretario americano al Tesoro, Harry Dexter White, per l’istituzione di un Fondo Monetario Internazionale. Fra i due programmi fu ovviamente il secondo, sostenuto dal Governo americano, ad avere la meglio.
I due progetti avevano un comune punto di partenza: l'esigenza di adottare un regime di cambi fissi per evitare il ripetersi delle svalutazioni competitive degli anni 30 e la frequente tentazione per gli Stati di ricorrere, per tutelare la propria posizione valutaria, a tariffe, quote e, in generale, al protezionismo. E tuttavia i due progetti differivano radicalmente nella loro impostazione. Le differenze riguardavano il ruolo dell'oro, le funzioni della nuova istituzione e, soprattutto, i meccanismi di aggiustamento fra Paesi creditori e Paesi debitori. Keynes proponeva di ridurre drasticamente il ruolo dell'oro nelle transazioni internazionali, fino a eliminarlo del tutto. In questo modo si sarebbe ridotto l'effetto deflazionistico derivante dall'insufficienza delle riserve auree a livello mondiale. Sarebbe stata la Icu a emettere una moneta creata ex-novo, il Bancor, in quantità sufficienti a sostenere il commercio internazionale e la crescita economica. White riteneva, invece, che l'oro, di cui gli Stati Uniti detenevano riserve ingentissime, dovesse conservare il suo ruolo centrale come punto di riferimento del sistema dei cambi fissi.
L'altra differenza cruciale fra i due progetti riguardava il meccanismo di aggiustamento degli squilibri delle bilance dei pagamenti. Come è evidente, al surplus di un Paese corrisponde il deficit di uno o più degli altri Paesi. E questo squilibrio richiede di essere corretto. Il problema è chi debba fare lo sforzo di operare la correzione. La tesi di Keynes era che la responsabilità di mantenere l'equilibrio nel commercio internazionale dovesse essere pienamente condivisa fra i Paesi debitori e i Paesi creditori. I Paesi debitori dovevano certamente fare degli sforzi per contenere la domanda interna, ma anche i Paesi creditori avrebbero dovuto fare la loro parte, espandendo la domanda interna in modo da contribuire alla correzione degli squilibri. L'eliminazione dei surplus dei Paesi creditori avrebbe «fatto alzare tutte le navi».In tal senso, per costringere i Paesi in surplus a collaborare, Keynes prevedeva che le giacenze non utilizzate di Bancor dei Paesi con un attivo di bilancia dei pagamenti sarebbero state tassate con aliquote progressive e, in ultima analisi, confiscate.
In quel momento – si era alla fine della guerra – gli americani avevano un forte attivo della bilancia dei pagamenti. Per questo rifiutarono l'idea di un obbligo per i Paesi in surplus di spendere il loro sovrappiù per aiutare i Paesi in deficit. Si opponevano anche all'idea di una nuova moneta, come il Bancor, pensando che il dollaro sarebbe stato il punto di riferimento del sistema. Non c'era bisogno di una banca, ma di un ente (che fu poi il Fondo monetario internazionale) che aiutasse, con i suoi prestiti, i Paesi in deficit ad avere più tempo per introdurre le correzioni necessarie alla loro domanda interna. Da questa idea si è progressivamente sviluppata la filosofia dell'austerità, cioè della condizionalità dei prestiti alle misure restrittive della domanda interna. Questa filosofia non solo ha dominato le relazioni economiche internazionali in questi anni, ma è stata assunta come visione di fondo dell'Unione monetaria europea.Rappresentando un Paese uscito dalla guerra più forte di quando vi era entrato, gli americani imposero la loro concezione. Non tesaurizzarono però il loro surplus: attraverso misure come il Piano Marshall aiutarono la ripresa dei Paesi debitori. Finché conservarono un surplus, gli Stati Uniti poterono fornire il mondo dei dollari necessari.
Negli anni 60 venne meno l'attivo della loro bilancia dei pagamenti. Sorsero dei dubbi sulla solidità della garanzia di convertibilità del dollaro che era stata posta al centro del sistema di Bretton Woods. Alcuni Paesi chiesero la conversione in oro delle proprie disponibilità di dollari e l'America dovette precipitosamente dichiarare la libera fluttuazione del dollaro. Di colpo si passò ai cambi fluttuanti che hanno potentemente contribuito al grande disordine internazionale degli anni 70 ed 80. La lezione di questi avvenimenti è questa: un regime di cambi fissi non può sopravvivere in presenza di un persistente squilibrio nei saldi delle bilance dei pagamenti. Dunque è cruciale il problema di come ripartire l'onere della correzione degli squilibri.Questi semplici elementi storici sono utili nel valutare l'esperienza della moneta comune europea. Il Trattato di Maastricht del 1992 istituì l'Unione monetaria europea, creò la Banca centrale europea e previde il passaggio a una moneta comune a partire dal primo gennaio del 1999. L'introduzione dell'euro doveva essere il primo passo verso una piena unione economica (e politica), verso un vero e proprio Stato federale europeo. Ma, da questo punto di vista, non vi è stato alcun progresso significativo nel corso di questi diciotto anni. Per certi aspetti, l'Unione monetaria europea rappresenta un passo in avanti rispetto al Fondo monetario e un avvicinamento all'idea di Keynes di una nuova moneta generata da una nuova istituzione. Ma a differenza del Bancor, che doveva alimentare il commercio internazionale e lo sviluppo economico, la gestione della moneta europea è vincolata a una rigida visione antinflazionistica che ha dominato l'Uem, seppure tardivamente temperata, quando la crisi europea ha assunto proporzioni molto gravi, dal Quantitative easing del presidente Draghi.Peraltro, sul punto cruciale della cura degli eventuali squilibri delle bilance dei pagamenti, Maastricht non ha previsto nulla, né a carico dei Paesi debitori, né, tantomeno, a carico dei Paesi in surplus.
Ma, mentre ai Paesi in deficit, a un certo punto la correzione viene imposta dalle cose (per esempio dalla difficoltà di rifinanziare sui mercati privati dei capitali un deficit persistente di bilancia dei pagamenti), non vi è nell'Unione monetaria europea, alcun meccanismo per obbligare i Paesi in surplus a liberarsi del loro attivo.Dunque, la moneta unica europea non è niente altro che un regime di cambi fissi (e immutabili) fra i Paesi partecipanti allo schema, in cui i Paesi in surplus non hanno obbligo alcuno di concorrere alla correzione degli squilibri commerciali, mentre i Paesi in deficit sono costretti, prima o poi a introdurre politiche severamente deflattive senza poterle alleviare con una correzione delle parità, come era nell'originario regime di Bretton Woods. A questo si aggiunge il bias deflazionistico della politica monetaria e le regole per la correzione dei deficit pubblici. Il quadro risultante è seccamente deflattivo.L'insieme di questi elementi spiega largamente la performance così negativa dell'Uem nei suoi primi diciotto anni di vita in termini di crescita e di posti di lavoro in paragone sia ai Paesi europei non-euro, sia agli Stati Uniti. Il cambiamento profondo delle attitudini delle pubbliche opinioni rispetto al progetto europeo che tutto questo ha causato rende del tutto improbabile che possano essere intrapresi dei passi per il completamento dell'euro.E in ogni caso: che cosa significherebbe completare l'euro? Si può introdurre un obbligo di aggiustamento a carico dei Paesi in surplus? Il precedente di Bretton Woods dice che è molto improbabile che i Paesi in surplus accettino di condividere l'onere del riequilibrio con i Paesi in deficit. Come allora gli Stati Uniti, così oggi è improbabile che la Germania accetti una filosofia di questo genere. Preferirà insistere, come del resto ripete sistematicamente, che la sola strada per la salvezza è il lavoro duro e l'astinenza da parte dei Paesi in deficit.Queste sono le cause dell'andamento così insoddisfacente dell'Eurozona, il quale, a sua volta, spiega la grave e crescente intolleranza delle opinioni pubbliche di molti Paesi europei verso l'euro. Una ripresa economica solida dell'Uem attenuerebbe queste ostilità. Ma l'Uem non può crescere in misura adeguata se non muta la sua filosofia. E non sembra possibile che muti la sua filosofia.
L'insoddisfazione pubblica può essere repressa a lungo, ma, come si è detto, i regimi di cambi fissi che non prevedono un meccanismo di aggiustamento simmetrico sono condannati. Così come la miopia di White ha portato dopo venticinque anni alla fine di Bretton Woods, la mancanza di un impegno solidale per far tornare la crescita e la piena occupazione in Europa non potrà che produrre un analogo sconquasso. A meno, ovviamente, che non intervenga una riconsiderazione fondamentale delle basi dell'Unione monetaria europea.

27.2.15

Contro l'apatia della democrazia

A guidare le società moderne sempre più plebisciti tecnocratici e sempre meno politica

di Barbara Spinelli* (Il Sole 24 Ore)

Nel 1998 il presidente della Bundesbank Hans Tietmeyer descrisse i due «plebisciti» su cui poggiano le democrazie: quello delle urne, e il «plebiscito permanente dei mercati». La coincidenza con l'adozione di lì a poco dell'euro è significativa.

La moneta unica nasce alla fine degli anni '90 senza Stato: per i mercati il suo conclamato vizio d'origine si trasforma in virtù. Le parole di Tietmeyer e i modi di funzionamento dell'euro segnano l'avvio ufficiale del processo che viene chiamato decostituzionalizzazione – o deparlamentarizzazione – delle democrazie.
Il fenomeno si è acutizzato con la crisi cominciata nel 2007, ma già nel 1975 un rapporto scritto per la Commissione Trilaterale denunciava gli «eccessi» delle democrazie parlamentari postbelliche e affermava il primato della stabilità e della governabilità sulla rappresentatività e il pluralismo, giungendo sino a esaltare l'apatia degli elettori: «Il funzionamento efficace di un sistema democratico necessita di un livello di apatia da parte di individui e gruppi. In passato ogni società democratica ha avuto una popolazione di dimensioni variabili che stava ai margini, che non partecipava alla politica. Ciò è intrinsecamente anti-democratico, ma è stato anche uno dei fattori che ha permesso alla democrazia di funzionare bene».
Oggi viviamo all'ombra di quel plebiscito dei mercati mondiali, che non conosce scadenze o prove di falsificazione. Un po' come la guerra permanente al terrorismo. Ambedue producono un continuo stato di eccezione, dove gli equilibri delle democrazie costituzionali saltano per ricomporsi in maniera accentrata. Dominano gli esperti monetari, le élite finanziarie internazionali, i grandi istituti di credito, i complessi militari-industriali, e pochi Stati a torto considerati onnipotenti. L'efficienza e la rapidità delle decisioni economiche prevalgono su processi democratici ritenuti troppo lenti e incompetenti.

Gli effetti di questa decostituzionalizzazione li tocchiamo con mano in Italia. Il Piano di rinascita democratica di Gelli (redatto forse non a caso in concomitanza con il rapporto della Trilaterale) è stato fatto proprio da Craxi, poi da Berlusconi, infine da Matteo Renzi. Conta più che mai la governabilità, a scapito della rappresentatività e degli organi intermedi che aiutano la società a non cadere nell'apatia e nell'impotenza. È rivelatore anche l'uso di certe terminologie. Le riforme strutturali o di “efficientamento”, si tratta non di deliberarle attraverso discussioni democratiche, ma di “portarle a casa”. Portare a casa le riforme rimanda all'immagine di una caccia predatoria. Si parte verso territori infestati da nemici che possono intralciare la scorreria (contropoteri, organi intermedi, sindacati, spazi pubblici) per mettere in salvo il bottino nel fortilizio chiuso, e soprattutto privato, che è la “casa”. (Notiamo en passant che economia nei primordi è proprio questo: la legge, nòmos, della casa, oîkos. Saranno la politica e poi la democrazia a oltrepassare il perimetro casalingo.)

Sotto il plebiscito permanente dei mercati globali, la politica di per sé non scompare; si adatta, mutando natura. Ma scompare l'essenza della democrazia costituzionale, e cioè l'obbligo di separare le decisioni, nella consapevolezza che qualsiasi potere, se non controbilanciato da poteri altrettanto forti e autonomi, tende a divenire assoluto.
Il prosciugamento della democrazia colpisce anche le istituzioni europee, indebolendo radicalmente la funzione dell'Unione, che dovrebbe servire da filtro fra politica e mercati, fra Stati sempre meno padroni di sé e finanza globale sempre più sregolata e invadente. L'approdo temuto da Habermas è il «federalismo degli esecutivi»: una rivoluzione dall'alto, compiuta su ambedue i piani, nazionale ed europeo. Il dato tecnico-contabile prevale su ogni altra considerazione, svuotando anche nell'Unione organi di controllo quali il Parlamento europeo o la Corte di giustizia.

Da pochi mesi sono deputato europeo, e constato come quotidianamente vengano disattese promesse, violati articoli del Trattato di Lisbona e soprattutto della Carta dei diritti fondamentali, che pure dovrebbe essere vincolante per i ventotto Stati membri. Ricordo la sostituzione di Mare Nostrum con la missione europea Triton: in pratica si è deciso di rinunciare alle operazioni di ricerca e soccorso in mare dei migranti, contravvenendo a precisi regolamenti del Consiglio e del Parlamento europeo emanati nel 2014, alla Carta dei diritti e perfino al diritto del mare.
Ma oltre a Triton, molti altri articoli della Carta sono violati: sempre parlando di migranti, la proibizione delle espulsioni collettive e in particolare del rimpatrio laddove esista un rischio serio di subire la pena di morte o la tortura (art. 19); il diritto di asilo ai rifugiati sulla base della convenzione di Ginevra del 1951 (art. 18); il diritto alla vita (art. 2). Quanto alla politica economica e sociale, sono calpestati i diritti europei che tutelano le azioni collettive in difesa dei propri interessi (compreso lo sciopero), la tutela in caso di licenziamento ingiustificato, il diritto a condizioni di lavoro sane, sicure e dignitose (articoli 28, 30, 31), oltre al diritto dei giovani ammessi al lavoro di beneficiare di «condizioni lavorative appropriate alla loro età» e di essere «protetti contro lo sfruttamento economico o contro ogni lavoro che possa minarne la sicurezza, la salute, lo sviluppo fisico, mentale, morale o sociale o che possa mettere a rischio la loro istruzione» (art. 32).

Lo stesso trattato di Lisbona è aggirato. Non è rispettato l'art. 2 che esige il rispetto delle minoranze (si pensi ai Rom). È tolta la garanzia contenuta nel preambolo di «attuare politiche volte a garantire che i progressi compiuti sulla via dell'integrazione economica si accompagnino a paralleli progressi in altri settori». Evapora anche l'impegno, ribadito nell'art. 3, a fare in modo che la competitività «miri alla piena occupazione e al progresso sociale» e si basi «su un elevato livello di tutela e di miglioramento della qualità dell'ambiente».
Questi e altri diritti sono sospesi, accampando come pretesto la crisi economica e le sue emergenze. È in questo quadro che il magistrato Giuseppe Bronzini parla di diritto emergenziale dell'Unione europea, divenuto cogente a seguito dell'introduzione di una serie di norme e accordi inter-statali stipulati sulla scia del dissesto economico del 2007-2008: un reticolato di leggi e normative che non si incardinano né nel diritto nazionale né in quello europeo, e che vengono così sottratte al controllo sia dei Parlamenti nazionali sia del Parlamento europeo. Sono state adottate dal direttorio degli esecutivi, gestite in comune da Commissione, Banca Centrale e l'organo estraneo all'Unione che è il Fondo monetario, e danno corpo, dentro l'Unione, a una zona di non-diritto. La Grecia è stata la vittima e lo spettacolare laboratorio della creazione deliberata di un limbo giuridico dentro l'Europa, tale da decostituzionalizzare al tempo stesso l'Unione che impone l'austerità e lo Stato membro che riceve l'ordine di applicarla. Lo ha ammesso il commissario Jyrki Katainen il 17 settembre 2014 in risposta a una domanda in merito agli effetti del programma di austerità sui diritti fondamentali garantiti dalla Carta: «I documenti del programma non sono legge europea, ma strumenti concordati tra la Grecia e i suoi creditori: pertanto la Carta non può essere usata come riferimento, e spetta alla Grecia assicurare che i propri obblighi sui diritti fondamentali siano rispettati».

In Italia, l'acme è stato raggiunto con la lettera di Trichet e Draghi del 5 agosto 2011. Essa conferma in pieno l'esistenza del diritto emergenziale: lo Stato membro è giudicato incapace di autogovernarsi e di ristabilire la fiducia degli investitori, ed è così che l'istituzione sovranazionale (in tal caso la Bce) interviene entrando nei dettagli di politiche che legalmente non dovrebbero pertenerle. È trasmodando che essa fissa non solo gli obiettivi ma anche le modalità per raggiungerli, reclamando: più efficienza del mercato del lavoro; piena liberalizzazione dei servizi pubblici locali e dei servizi professionali, tramite privatizzazioni su larga scala; accordi a livello di impresa che soppiantino i contratti collettivi; revisione delle norme che regolano l'assunzione e il licenziamento dei dipendenti; interventi ulteriori nel sistema pensionistico; abbassamento significativo dei costi del pubblico impiego anche riducendo gli stipendi; tagli orizzontali alle spese pubbliche; uso di indicatori di performance (soprattutto nei sistemi sanitario, giudiziario e dell'istruzione). Per evitare lungaggini democratiche, ciascuna di queste misure va presa «il prima possibile per decreto legge». Abbiamo quindi ad opera dell'Unione una decostituzionalizzazione della democrazia, e contestualmente una sua deparlamentarizzazione.
Non sorprende che la lettera sia stata vissuta come un colpo di mano, se non di Stato, compiuto dalle oligarchie al comando in Europa. Non servono la presenza fisica della troika o i memorandum per imporre dall'alto un comando che agisce allo stesso modo. La cosa apparve evidente agli addetti ai lavori, e nei giorni in cui la Bce mandava la sua missiva Mario Monti scrisse che l'Italia era stata di fatto commissariata da un “podestà forestiero” (Corriere della sera, 7 agosto 2011).

Un discorso a parte merita la corruzione. La sua incidenza sullo sviluppo economico e sul debito pubblico è macroscopica. Ma è segno dei tempi che né il Fiscal Compact, né i memorandum, né le troike, né le lettere della Bce giudichino opportuno soffermarsi su quello che Alexis Tsipras ha chiamato il «patto fra cleptocrazie nazionali, mercati internazionali ed élite europee». È segno dei tempi che non figurino nelle raccomandazioni di queste élite la lotta all'evasione fiscale né quella alle mafie, come se non esistesse un rapporto fra finanza e malavita. Avendo ormai un raggio d'azione e poteri globali, corruzione e criminalità organizzata contribuiscono allo svuotamento delle democrazie europee. Giocano un ruolo essenziale, ma che sistematicamente viene occultato.
In un saggio del magistrato Roberto Scarpinato (La legalità materiale, Micromega, ottobre 2014) si denuncia la «decostruzione progressiva dello Stato liberal-democratico di diritto», e un «complesso processo di reingegnerizzazione del potere, che trasferisce le sedi decisionali strategiche fuori dai parlamenti e dagli esecutivi nazionali, prima trasmigrandole all'interno di organi sovranazionali non elettivi, privi di rappresentatività democratica – quali la Bce e la Commissione europea – e poi da questi in organizzazioni internazionali come la troika, proiezioni istituzionali delle oligarchie finanziarie globali». Asservire la giustizia, e renderla inerme di fronte a una criminalità mondializzata, fa parte di questa reingegnerizzazione.

Allo stesso modo ne fa parte la decisione di devitalizzare il welfare, piuttosto che l'evasione di massa facilitata da quella criminalità. Scrive in proposito Scarpinato: «La corruzione opera come selettore in negativo della qualità degli investimenti internazionali e veicolo di occulta colonizzazione a basso costo di larghi settori dell'economia nazionale da parte del capitale globale sovranazionale più spregiudicato». È opinione diffusa che gli investitori esteri siano scoraggiati dalle lentezze della giustizia italiana e dalla corruzione, ma «i più accreditati studi in materia evidenziano una realtà più complessa. Le aziende globali privilegiano per i loro investimenti i paesi la cui legalità debole non solo consente di minimizzare i costi di produzione (minori tutele per l'ambiente, per i diritti dei lavoratori, maggiori possibilità di evasione fiscale), ma anche di conquistare posizioni di vantaggio e di oligopolio in vari settori di mercato grazie alla permeabilità a pratiche corruttive dei ceti dirigenti locali, talora remunerati pronto cassa, talora cooptati come soci occulti».

Che fare, in simili circostanze? Dal momento che tornare alle sovranità nazionali assolute non si può (la sovranità è in larga parte e da tempo perduta, l'Europa dovrebbe servire a restaurarla), il compito consiste nel ricostituzionalizzare sia il livello nazionale che quello europeo. Consiste nel porsi il problema della sovranità, anziché eluderlo. Nell'espandere i diritti, piuttosto che ridurli. La ricetta è sempre quella di Tocqueville: uscire con più democrazia dalla crisi della democrazia.

Vorrei menzionare tre battaglie minime, da fare prima di accingersi alla grande opera di ricostituzionalizzazione. Primo: vanno estese le libertà e le tutele garantite dalle vecchie Costituzioni, adattandole a nuove figure di cittadinanza partecipativa come i whistleblower. È uno scandalo che persone come Edward Snowden o Hervé Falciani o come il giornalista tedesco Udo Ulfkotte siano descritte rispettivamente come spie, o ladri (di dati), o traditori dell'Occidente perché denunciano la sottomissione dei media a strategie di guerre illegali. Sono i cani da guardia di democrazie pericolanti, di giornali asserviti al potere. Ne abbiamo bisogno per divenire cittadini non apatici, ma informati. Urge uno statuto che aiuti i whistleblower a uscire allo scoperto in presenza di corruzione, di violazione di diritti, di disinformazione.
Seconda battaglia: evitare che l'accordo commerciale con gli Stati Uniti (il TTIP) sfoci in un collettivo atto di abiura europeo: in una consapevole ritrattazione giurata di norme che l'Unione si è data lungo i decenni a tutela della salute, dell'ambiente, del benessere dei propri cittadini, dell'autonomia delle proprie corti. È il plebiscito permanente dei mercati che, se non contrastato, ancora una volta ci schiaccia.

La terza battaglia porta sulla moltiplicazione degli strumenti di democrazia e di controllo. Il Trattato di Lisbona prescrive ad esempio, nell'articolo 6, che l'Unione aderisca alla Convenzione europea dei diritti dell'uomo. Ma per salvaguardare le proprie competenze ed evitare incursioni nel proprio campo, la Corte europea di giustizia ha decretato nel dicembre scorso che le due Carte non sono “compatibili”. Nella sostanza, l'Unione europea si comporta come i vecchi sovrani assoluti: non riconosce autorità alcuna sopra la propria. Giunge sino all'assurdo di non accettare giudizi della Corte di Strasburgo, ossia del Consiglio d'Europa, in ambiti – la politica estera e di sicurezza, cioè la pace e la guerra – su cui lei stessa non ha, per trattato, diritto di parola.
Ecco l'Europa che abitiamo: un'Unione che infrange le regole che essa stessa si è data e ha la faccia tosta di vietare intrusioni di altre Convenzioni e altre Corti. Forse perché teme giudizi malevoli di nazioni europee ritenute inferiori, come la Russia. Di certo per scongiurare l'uscita dall'apatia – giuridica, politica, democratica – che è il principale dei nostri mali presenti.

*Barbaro Spinelli è deputato europeo dell'Altro Europa con Tsipras

21.4.12

La grande beffa delle regole

di Alesssandro Plateroti

Sui mercati finanziari, la differenza tra un bravo e un cattivo trader si misura prima di tutto sulla velocità di reazione: dal «timing», cioè dalla tempestività delle decisioni, dipende non solo il successo di un'operazione, ma anche quello della carriera. «Se si applicasse questa regola anche ai politici o ai regolatori del mercato - ironizza un vecchio banchiere di investimento - sarebbero in pochi a superare il primo esame». L'autocritica, verrebbe da rispondere, non è certamente la qualità dei banchieri. Ma davanti al ritardo con cui politica e regolatori stanno rispondendo ai problemi, ai rischi sistemici e alle distorsioni emerse sui mercati finanziari dopo la crisi dei mutui e il crack di Lehman Brothers è davvero difficile dargli torto. Poco o niente di quanto era stato deciso dal G20, dalle autorità di vigilanza e dai governi di Europa, Stati Uniti e Asia per evitare gli eccessi speculativi e i rischi sistemici, si è infatti tradotto in regole condivise e di efficacia immediata. Soprattutto in Europa, le norme approvate dal legislatore sul controllo dei titoli derivati, sulla trasparenza degli intermediari e delle operazioni, sulla riduzione dei rischi sistemici e sulla protezione del risparmio e del debito sovrano dagli attacchi speculativi, sono ancora in attesa dei regolamenti di attuazione necessari per renderli pienamente operativi. Senza regolamenti, il mercato continua ad agire come un far west. Prendiamo il caso delle banche americane e del loro comportamento speculativo nei confronti dei titoli di Stato europei: ebbene, se le nuove norme approvate dal Parlamento europeo sulla vendita allo scoperto dei Credit default swap sui titoli sovrani avessero già dei regolamenti attuativi, Morgan Stanley e le altre banche Usa non avrebbero potuto speculare su Bonos e BTp. Per avere quei regolamenti bisognerà attendere ancora a lungo: alla luce del ritardo nelle consultazioni, l'obiettivo di fine 2012, sostengono già gli operatori, non potrà mai essere rispettato. E così la bolla torna a gonfiarsi: i derivati finanziari Over the counter (Otc), cioè quelli negoziati fuori dai mercati regolamentati e tenuti fuori bilancio, nel primo semestre del 2011 sono aumentati in modo stratosferico. Il valore nozionale totale ha raggiunto 708 trilioni di dollari con un aumento del 18% rispetto ai livelli calcolati a fine dicembre 2010! In sei mesi, quindi, le operazioni in derivati sono aumentate di 107 trilioni, cioè di 107.000 miliardi di dollari: invece di mettere un freno al mercato, sono stati superati tutti i record. E si ricordi che alla vigilia della grande crisi, a giugno 2008, il totale Otc aveva raggiunto la vetta di 673 trilioni di dollari. La Bri rivela che l'esplosione dei contratti Otc è determinata quasi totalmente dalla crescita dei derivati accesi sul rischio dei tassi di interesse. Da soli, essi coprono 554 trilioni. In questo campo le operazioni sono aumentate del 19% in 6 mesi. Un altro aspetto preoccupante è che la maggior parte dei contratti ha una scadenza sempre più breve. Quelli con scadenza oltre i 5 anni si sono ridotti del 6%, assestandosi intorno a 130 trilioni di dollari, mentre quelli con scadenza a meno di un anno sono aumentati del 30% raggiungendo i 247 trilioni di dollari. Ciò è sintomo di alta instabilità e di grande volatilità che, nel momento in cui gli Otc entrassero in fibrillazione, potrebbero provocare un devastante «effetto tsunami» soprattutto sulle economie più deboli. È chiaro che questa nuova ondata speculativa - e il ritardo nelle regole - è una manna per gli operatori e gli speculatori della City e di Wall Street. Che nel ritardo delle regole, hanno accelerato il loro processo di concentrazione e di controllo del potere finanziario. Se nel 2009 le cinque maggiori banche americane detenevano l'80% di tutti i derivati emessi negli Usa, oggi 4 banche (JP Morgan Chase, Citigroup, Bank of America e Goldman Sachs, ne detengono il 94% del totale). Davanti a queste cifre, è chiaro quanto sia necessario per l'Italia e per l'Europa non solo adottare con celerità le decisioni di propria competenza, ma anche soprattutto di giocare un ruolo più attivo in sede di G20. Dove, purtroppo, finora non si è mai deciso nulla di realmente efficace contro lo strapotere e gli abusi del sistema finanziario.

13.7.11

Ecco come arrivare subito al pareggio

di Roberto Perotti e Luigi Zingales, Il Sole 24 ore

La reazione dei mercati purtroppo ci ha dato ragione: l'Italia ha bisogno di misure radicali e credibili. La nostra proposta (avanzata sul Sole 24 Ore di sabato 9 luglio) di azzerare subito il disavanzo è stata criticata su due aspetti: non pensa alla crescita e non è fattibile. È vero esattamente l'opposto.
Le liberalizzazioni invocate da tanti sono necessarie e benvenute, ma hanno effetti incerti e richiedono tempo. A nostro avviso rilanciare la crescita richiede interventi draconiani che cambino l'equilibrio di rassegnazione in cui vive il Paese. Oggi i giovani migliori vanno all'estero perché in Italia non vedono un futuro, sono scoraggiati dal clientelismo e parassitismo alimentati dall'enorme sottobosco al confine tra economia e politica. Se la politica del rigore di bilancio pulisce questo sottobosco, elimina la fonte delle rendite politiche, e dà un segnale di una svolta politica e morale, allora non solo non riduce la crescita economica, ma l'aumenta.
Per riuscire in questo doppio intento non bastano manovre marginali, come 10 euro di ticket medico in alcune regioni e per alcune prestazioni, o buone intenzioni come la lotta all'evasione. Queste misure, pur non prive di effetti, non sono comprensibili o credibili all'estero e non danno un segnale di svolta al Paese. Ci vogliono misure radicali. Per essere concreti, e senza la pretesa di essere esaustivi per il poco tempo a disposizione, proviamo ad abbozzare una serie di proposte di questo tipo, che raccolgano anche i 60 miliardi necessari per il pareggio di bilancio.

1 Privatizzazioni per almeno 140 miliardi con un risparmio di circa 5 miliardi di interessi l'anno.
Abbiamo fatto un rapido calcolo di quanto si potrebbe ricavare dalla privatizzazione delle maggiori aziende: Eni, Enel, Poste, Ferrovie, Finmeccanica, Fintecna, Cassa depositi e prestiti, Rai. Queste privatizzazioni (e quelle di molte altre partecipate) non solo ridurrebbero la spesa per interessi, ma darebbero un segnale molto forte ai mercati e agli italiani, e toglierebbero il terreno sotto i piedi al clientelismo, all'inefficienza e alla corruzione. Per accelerare queste privatizzazioni lo stato può conferire le sue proprietà in uno o più fondi privati che gli pagherebbero immediatamente l'80% del valore stimato (finanziandosi con debito), pagando poi il resto a vendite avvenute.

2 Esproprio della moderna manomorta: per 50 miliardi con un risparmio di circa 2 miliardi di interessi l'anno.
Quando volle rilanciare l'economia del Piemonte Cavour espropriò la manomorta ecclesiastica: non solo per questioni di bilancio, ma perché le proprietà della chiesa venivano gestite male e frenavano la crescita
economica. Le fondazioni bancarie sono la manomorta dei nostri tempi. È una proprietà dei contribuenti che fu appropriata dai politici con la legge Amato, e che oggi è fonte di prebende e di influenza politica sotto il mantello della funzione sociale. Riappropriarsi di quei patrimoni rivendendoli per diminuire il debito pubblico non aiuterebbe solo il bilancio dello Stato, ma libererebbe la vita economica dell'intermediazione politica.

3 Privatizzazioni delle municipalizzate per 30 miliardi con un risparmio di circa 1 miliardo di interessi l'anno.
Il Tesoro stima in 100 miliardi il valore di libro delle attività delle aziende municipalizzate. Tenendo conto dei debiti e di un possibile sconto di mercato stimiamo che si possano raccogliere circa 30 miliardi. Ovviamente queste privatizzazioni necessitano di regolamenti per evitare l'abuso del potere di mercato di cui alcune di queste imprese godono.

4 Riduzione dei costi della politica: circa 8 miliardi.
Vi sono molte stime sui risparmi dall'abolizione delle province; usiamo una cifra prudente, e diciamo 3 miliardi. Secondo il Sole 24 Ore di lunedì scorso i costi dei cda delle partecipate, delle auto blu, degli enti intermedi e delle consulenze esterne ammontano in totale a 7,5 miliardi. Questa spesa può essere sicuramente dimezzata senza alcun effetto negativo (anzi, probabilmente con un effetto positivo) sull'efficienza del l'amministrazione pubblica. Il costo complessivo di Camera e Senato è di 1,7 miliardi all'anno. Dimezzando il numero di deputati e senatori (portandolo così vicino alla media europea) e i vitalizi per ex deputati e senatori si risparmiano circa 900 milioni. Anche questa operazione non colpisce alcuna categoria a rischio di emarginazione sociale, e ha effetti positivi sulla crescita, perché innalza la qualità e la competenza dei deputati e senatori rimanenti.

5 Taglio di sussidi e agevolazioni alle imprese: 5 miliardi.
È difficilissimo ricostruire il flusso di sussidi e agevolazioni alle imprese. Una stima prudente è di circa 7 miliardi, ma possono essere molti di più, a seconda dei criteri di calcolo. La stragrande maggioranza sono inutili o dannosi, perché anestetizzano lo spirito d'impresa, inducendo a specializzarsi nell'ottenere sussidi e agevolazioni, invece che a produrre ed innovare, e sono una fonte infinita di corruzione, di diatribe politiche, di progetti inutili, e di frodi vere e proprie.

6 Eliminazione dei progetti faraonici ed inutili: 3 miliardi.
Una delle principali cause del dissesto greco è stata l'Olimpiade di Atene, fonte di corruzione e sprechi. La crisi è un'ottima occasione per ridimensionare alcuni grandi progetti inutili. Una moratoria sulle grandi opere, che consenta solo la manutenzione delle opere già esistenti, di cui invece c'è molto bisogno, porterebbe a un risparmio annuale difficilmente quantificabile: usiamo una cifra prudente e diciamo 3 miliardi.

7 Taglio delle pensioni inique e altri interventi sulle pensioni: 6 miliardi.
Accanto alle tante pensioni vicino al minimo, vi sono circa un milione 600mila pensioni oltre i duemila euro al mese, per un importo di oltre 60 miliardi. Alcune di queste sono totalmente sproporzionate ai contributi versati in passato, e non c'è nessuna ragione né morale né di equità per mantenerle al livello attuale. Da un taglio medio del 5% si possono ricavare 3 miliardi. Insieme con un innalzamento immediato dell'età pensionabile delle donne a 65 anni e con l'indicizzazione al Pil come avviene in Svezia e come proposto da Tito Boeri e Agar Brugiavini su www.lavoce.info, si potrebbe produrre un risparmio da quantificare esattamente, ma diciamo almeno 6 miliardi (le pensioni totali sono 250 miliardi, oltre il 15% del Pil; se non si può ridurre questa voce del 2%, che rigore è?).

8 Taglio degli stipendi pubblici più alti: 5 miliardi.
La seconda voce del bilancio pubblico è il monte salari, 173 miliardi, l'11% del Pil. Grecia, Spagna e Irlanda li hanno ridotti; anche noi possiamo fare altrettanto. Da una riduzione media del 3% (ogni ente pubblico può decidere se da minore impiego o minori salari), dolorosa ma non tragica, possiamo ottenere 5 miliardi.

9 Aumento delle rette universitarie: 3 miliardi.
L'università oggi è quasi gratuita, ma è frequentata soprattutto dai ricchi; i poveri finanziano dunque la laurea dei ricchi. Non c'è motivo per cui chi può permetterselo non paghi l'investimento più redditizio della vita, magari scegliendo tra pagare subito oppure un prestito da restituire in base al reddito conseguito dopo la laurea.

10 Addizionale Irpef.
Con queste misure si risparmiano circa 38 miliardi non riducendo la crescita, ma rivitalizzandola. Restano ancora 22 miliardi (meno dell'1,5% del Pil) da reperire con maggiori entrate. Qui non abbiamo una preferenza specifica. Ovviamente un'intensificazione della lotta all'evasione aiuterebbe, ma sappiamo per esperienza che i risultati richiedono tempo e sono incerti. Una possibilità è un'addizionale Irpef restituibile in caso di successo nella lotta all'evasione: ogni euro recuperato all'evasione viene restituito pro quota a chi ha pagato l'addizionale. Questo ha due vantaggi: è una tassa visibile, per cui i cittadini vorranno sapere che i loro soldi vengono usati bene; e crea un forte incentivo politico a fare sul serio la lotta all'evasione.

12.5.11

Sulla carta d'identità «scrittore»

Andrea Bajani

Nell'epoca del professionismo a tutti i costi, degli specialismi, anche lo scrittore è diventato un mestiere che ha diritto a un biglietto da visita nel portafoglio. È stato credo nell'autunno del 2007 che ho tentato di diventare uno scrittore professionista. Ho aperto una partita Iva e sono andato all'ufficio anagrafe a richiedere l'attestazione, sul documento, della mia professione. Pretendevo soltanto che mi certificassero il mio vivere della mia scrittura, tra libri, interventi sui giornali, letture. Insomma, ero pronto a intervenire patentato, come un professionista con la sua valigetta. Ecco, quando ho messo Scrittore sul foglio della richiesta, l'impiegata dell'anagrafe, perplessa, ha guardato prima me, poi ha sfilato da un cassetto un foglio. Con la punta del dito ha passato in rassegna un elenco suppongo di professioni, poi si è alzata, è andata a consultarsi con gli altri impiegati, è tornata a sedersi, e mi ha detto Non esiste la professione di scrittore. Ah. E quindi?, le ho chiesto deluso e già sul piede di guerra. E quindi, mi ha detto lei archiviando la pratica, è un hobby.
Erano anni che aspettavo quel momento, e l'hobbistica mi metteva i bastoni tra le ruote. Il primo romanzo l'avevo scritto in una mansarda senza riscaldamento, due maglioni addosso la sera tardi, un computer lentissimo, e un coinquilino che andava in giro con un asino per le montagne a raccontare la storie della tradizione popolare. Di giorno in quegli anni facevo di tutto, correggevo bozze per molti editori pensando a tutti quegli scrittori che avevano cominciato come correttori, facevo il magazziniere pensando a quegli scrittori che avevano cominciato con lavori di fatica, leggevo i notiziari in una radio pensando a quegli scrittori che avevano cominciato parlando dentro un microfono, e d'estate mi occupavo di una tartaruga d'acqua, in quella stessa radio, non sapendo a che pensare se non a quanti rifiuti produceva. E il resto del tempo leggevo e scrivevo, quando i miei amici uscivano, e quando andavano in vacanza, e le fidanzate si spazientivano. Scrivevo con tutta la furia che avevo, e con tutto il dolore che sentivo, quel male sordo che mi rosicchiava le caviglie tutti i giorni. E pensavo che quella furia mi avrebbe salvato, che le parole sarebbero state più forti e più veloci di quel tarlo, che avrebbero opposto bellezza a dolore. Poi il romanzo l'avevo finito, su in mansarda, un piccolo editore aveva deciso di pubblicarlo, e però poi era fallito proprio il giorno in cui il libro sarebbe dovuto uscire in libreria. Quello era stato il mio esordio, e una sera in casa ero anche scoppiato a piangere, e avevo pensato che il tarlo aveva vinto lui, e le caviglie avevano ripreso a sanguinare, e però poi era arrivato Claudio il cantastorie, mi aveva detto Non fare l'asino.
Poi sono passati degli anni, la mansarda l'ho lasciata, ho preso un alloggio in affitto in un quartiere popolare di Torino, e a furia di scrivere la sera, e durante le vacanze, e di pensare sempre che ne valesse la pena, non mollare, e a furia di far leggere manoscritti e far fallire case editrici, un editore prestigioso ha preso a pubblicarmi. Ed è così che nell'autunno del 2007 ho deciso che era ora che tutto questo fosse riconosciuto e, complice il rinnovo della carta d'identità, che certificassero l'esistenza di quella professione. E oggi c'è scritto Scrittore, sotto la foto. Perché dopo l'umiliazione dell'Hobby, in quell'autunno, ero tornato alla carica, con una borsa con dentro i miei libri e gli articoli di giornali che parlavano di me, e io che facevo notare all'impiegata la corrispondenza tra la foto che c'era negli articoli e il mio nome, che ero appunto io, che quindi Ero uno scrittore. E poi insomma me l'avevano scritto, sfiniti, tra le professioni, anche se in fondo non mi interessava nulla, era una provocazione, vedere che spazio aveva lo scrittore nella cosiddetta società civile. Me l'avevano concesso, alla fine, anche se non ero Geometra, Idraulico, Ingegnere, Architetto Avvocato, o Contadino, ma quella cosa confusa che che siamo, tra bellezza e dolore, con il male che continua a rosicchiare alle caviglie, lo sentiamo tutti la notte, e però c'è anche sempre lo stupore, e la voglia di metterlo tutto in parole, e dividerle con gli altri.
E poi l'anno scorso ho chiuso la partita Iva.

20.4.11

Un Paese senza politica energetica

di Federico Rendina

Politica energetica cercasi disperatamente, e molto disordinatamente. Fino a ieri il nucleare era una meta sicura, in nome di un mea culpa politico ma anche tecnologico da tributare ad un referendum (quello del 1987) sciagurato.

Oggi è una meta da abbandonare o quantomeno sospendere per scelta di Governo, in nome di un sentimento popolare nato con Fukushima esattamente com'era nato allora, con Chernobyl. Opportunismi forse comprensibili, prudenze politiche che ben si spiegano con una nuova consultazione elettorale alle porte, e non solo con i più che doverosi interrogativi su un disastro nato in un Paese citato dai nostri paladini del nucleare come un esempio quasi universale di sicurezza nell'uso dell'atomo.

Dibattito scientifico? Rigore programmatico? Siamo in Italia signori. Il Paese della politica energetica che, semplicemente, non c'è. Lo dimostrano, un po' paradossalmente, proprio i due accadimenti maturati insieme, forse casualmente, proprio ieri: la cancellazione delle (peraltro zoppicanti) norme che dovevano spianare la strada al nuovo nucleare italiano, la bozza (pare definitiva) del decreto che ridisegna i nostri super-sussidi alle energie rinnovabili cercando di calibrarne la spesa a carico di tutti gli italiani con l'indubbia esigenza di dare ossigeno ad un settore che rappresenterà gran parte del nostro futuro energetico, industriale, tecnologico.
Lo stop al nucleare arriva sull'onda delle emozioni, del sentimento popolare di cittadini che aggiungono comprensibili timori allo sconcerto di una politica energetica che, semplicemente, non c'è. Un fantasma che ha attraversato le ultime legislature (di destra, ma anche di sinistra) senza saper trasmettere né una rotta precisa né un obiettivo realmente comprensibile, né un quadro di regole coerenti né opzioni chiare.

Sì ai nuovi gasdotti e ai rigassificatori, ma no a vere corsie preferenziali per le autorizzazioni. Senza il coraggio (è solo un esempio) di cogliere la formidabile opportunità di regalare al nostro magnifico stivale un profittevole hub metanifero per l'intero continente. Sì alle rinnovabili, ma con elargizioni a pioggia senza alcun discrimine né tecnologico né legato a una corretta pianificazione territoriale che potesse evitare il fiorire, questo sì, della speculazione finanziaria piuttosto che dell'investimento sulla creazione di una vera filiera industrale nazionale (la Germania insegna, da tempo). Solo ora si tenta (qualche segnale c'è) di correre ai ripari.

Sì al "rinascimento" nucleare, ma con il sistematico mancato rispetto sia della tempistica che delle priorità promesse. Due anni di ritardo per la nascita dell'Agenzia per la sicurezza nucleare, che ad oggi è ancora senza una sede. Neanche l'ombra di una soluzione (e neanche un orientamento) per risolvere il problema delle scorie atomiche, non solo quelle che vorremmo produrre dal "rinascimento", ma perfino quelle vecchie che vagano nei siti delle nostre centrali chiuse 25 anni fa (lì ben piazzate e non ancora smantellate).

E che dire dei due mega-piani che da anni vagano nelle intenzioni senza prendere alcuna forma. Ecco, evanescente, il piano nucleare nazionale che doveva tracciare un percorso operativo coerente per la costruzione delle nostre nuove centrali. Ed ecco la "madre" della riscossa: il nuovo Piano energetico nazionale, che indicasse una strategia coerente nel mix tra atomo, energie verdi, efficienza energetica, ammodernamento delle reti e relative misure di politica economica e industriale. «Arriverà con una conferenza nazionale entro fine anno» promettono quest'anno (come l'anno scorso, quello prima, quello prima ancora) i nostri governanti. Che con un pizzico di doveroso realismo ammettono, loro per primi, la grande falla. Non basta.

5.12.10

Umberto Eco e l'Italia a 150 anni. I poveri della tv e i ricchi del web

di Gianni Riotta

«L'identità italiana dei prossimi 150 anni?». Umberto Eco sorride nel suo salone, all'ombra del Castello Sforzesco di Milano, davanti all'impossibile domanda. È tornato da poco da Parigi, alla riunione di redazione del quotidiano gauchiste «Liberation» gli han chiesto come sempre de "les Italiens", e ha provato a rispondere «occhio piuttosto ai movimenti culturali che politici, occhio alle università».

E a pochi giorni dal 150º compleanno del paese, provando a guardare a quali idee uniranno – o divideranno come presagisce nel suo romanzo Il cimitero di Praga – le prossime generazioni, il pioniere della semiologia azzarda «Giudica da televisione e internet. La tv ha fatto bene ai poveri e male ai ricchi. Internet male ai poveri e bene ai ricchi».

Sembra un paradosso dritto dai tempi de «Apocalittici e integrati», il saggio di Eco che diede alla cultura di massa dignità di "cultura", fece incavolare ermellini e parrucconi del 1964, animando oggi 7580 siti sul web: «La televisione diede un linguaggio ai poveri, la lingua nazionale italiana. Può darsi che la parlassero con i tic di Mike Bongiorno ma comunque la impararono. La classe colta, i ricchi dico per ironia, magari invece abbandonarono la lettura di Marcel Proust e de La ricerca del tempo perduto, per quiz e varietà. L'esatto contrario con il web. I poveri, chi non ha gli strumenti di cultura del nuovo sapere, rischia di perdersi nell'oceano di informazione della rete, finendo nei siti dei complottisti, dei populisti. Non imparano nuove informazioni, ma si intossicano di menzogne. I ricchi, i colti, possono scrivere una tesi di esegesi bliblica cliccando su una tastiera».

Si chiama "digital divide", la barriera culturale prodotta dal web e potrebbe essere questo il ponte levatorio del nuovo Castello del potere nel prossimo secolo e mezzo nazionale. Un compleanno che Eco festeggia con moderato entusiasmo, «Il paese mi sembra avere perduto energia morale, forza. È come se fosse narcotizzato. Io sono stanco di vedere la nostra identità maltrattata all'estero dagli analisti.

Ancora due o tre anni fa ci compativano, "poveracci vi siete ridotti male", adesso quasi si incavolano "perché non reagite?" come se le identità, il consenso nazionale, fossero facili schemi da ribaltare». E prima di arrivare alla sua, preoccupata, vista sull'Italia 2010- 2011, Eco torna agli anni della fondazione, ai mito del Risorgimento.

«Gli Stati Uniti hanno avuto una guerra civile, e tragica, ma già col romanzo di Margaret Mitchell del 1936, e tre anni dopo con il filmone, Via col Vento prodotto da Selznick, provarono a darsi una visione unitaria, nazionale, dove yankee e confederati potessero darsi conto reciprocamente delle ragioni. Esercizio per noi italiani impossibile. Non solo ci siamo divisi tra guelfi e ghibellini, ma poi tra bianchi e neri, in un caleidoscopio perenne di fazioni e gruppi. Che non ci ha dato serenità politica».

Per Eco è la cultura ad avere unito il paese, prima che politica e istituzioni ci provassero con alterne fortune: «Abbiamo una tradizione comunale di faide. Se oggi quella lacerazione è incarnata al Nord dalla Lega, non dimenticare che al Sud sono sempre rimaste attive spinte autonomistiche, separatiste, in Sicilia, in Sardegna. Il mito del Risorgimento, contestato o no, è contrapposto a un mito del regno Borbonico, che non ho mai condiviso. Per dirla tutta, se oggi c'è la monnezza in strada a Napoli è per il retaggio peggiore di quella tradizione.

E, con freddezza storica, dobbiamo ammettere che i piemontesi» – e qui Eco parla da piemontese doc, come il senatore Chevalley del Gattopardo – «fecero un sacco di cavolate, repressero dove dovevano riformare, ma credo che alla fine l'Italia unita sia un paese, e una comunità, migliore di quella che avremmo ereditato da Granducati di Toscana e Borboni. Sarebbe bene che Nord e Sud accettassero questa morale».

Per capire però il Dna profondo degli italiani a 150 anni, Eco chiama a un precoce sforzo globale. Considera il nostro paese «la prima nazione globale», quando ancora al posto del computer si usavano incunaboli. «La nostra identità è cosmopolita. In politica perché ogni castello chiamava lo straniero ad allearsi contro il castello contiguo. E in cultura perché la capacità "globale" dei nostri classici, ha fatto loro perdere italianità.

I francesi tendono ad annetterseli, considerano francesi Leonardo e Modigliani, gli spagnoli apprezzano un italiano come cugino, gli inglesi e i tedeschi guardano ai valori umanistici, come se Dante fosse compatriota di Shakespeare e Goethe e Machiavelli di Hegel. Se l'italiano è, e resta, esterofilo, gli stranieri tendono a assumerlo come un internazionale cosmopolita. Io sono arrivato in America più spesso invitato dagli istituti di cultura francese che da quelli di italianistica...».

Come ce la siamo cavata però per secoli, arrivando oggi malgrado tutto a essere la seconda industria d'Europa e una delle prime nel mondo, pur con un paese povero di risorse e di unità politica? «Perché ce la caviamo, siamo abituati a tenere duro, a creare, inventare, il Rinascimento è invenzione, il boom economico degli anni 60 invenzione. Sai da dove viene la parola kitsch secondo alcune etimologie? Da sketch, gli schizzi alla buona che gli artisti di strada vendevano ai turisti gentlemen inglesi del passato. Già allora riciclavamo le glorie, un marketing alla buona».

E oggi? Fabio Fazio ha chiesto a Eco, protagonista delle avanguardie alla Gruppo '63, collaboratore di «Espresso» e «Manifesto», se l'aggettivo "disperato" usato dal Sole per recensire il suo ultimo romanzo fosse azzeccato e la risposta, in tv, come qui, è la stessa: «Invecchiando ci si fa pessimisti. La sinistra aveva la carta Prodi e l'ha bruciata per due volte, proprio per quelle faide di fazione ancestrali. E la destra ha un leader che rappresenta tanti italiani nei loro tic e desideri, dà l'illusione di stare nella modernità, ma poi non ha riformato il paese. Ci vorrebbe un Comitato di salute pubblica, un governo unitario che lavorasse sui problemi, ma non vedo una classe politica, o un'opinione pubblica, capace di generarlo».

Disperazione o pessimismo non allontanano Umberto Eco dal lavoro: «I giovani li leggo, Ammaniti, Nove, la Avallone, sono bravi. Al cinema invece vado poco, solo i classici. Quando è rinata la rivista "Alfabeta" ho chiesto che venissero costituiti dei comitati di giovani laureati a Bologna, a Torino, a Roma, per dare la possibilità a tanti giovanissimi pieni di ingegno e senso critico. Ma il fatto politico più nuovo è passato dalla tv, il Vieni via con me di Fabio Fazio e Roberto Saviano. Oltre le ideologie del Novecento, m'è sembrato un modo di guardare al di là della politica, al di là dei partiti, cercando la cultura che ci unisca». È stato, per Eco, il regalo di compleanno all'Italia, nel compleanno numero 150.

3.12.10

I migliori libri 2010 dell'Economist parlano della Cina e dell'America di Obama

I migliori libri del 2010 parlano di Barack Obama e della Cina, di come il surfing si è diffuso nel mondo, della prosperità e del dominio dell'Occidente, di una lepre dagli occhi d'ambra e di molto altro ancora. L'Economist pubblica nel numero in edicola oggi la sua scelta dei più avvincenti libri dell'anno: sono 44 titoli tra saggistica, narrativa e poesia incoronati come "Page turners", libri di cui il lettore gira avidamente le pagine e che non smetterebbe mai di leggere.

In cima alla lista dei libri di politica e attualità, è l'America al tempo di Obama.
"Game Change: Obama and the Clintons, Mc Cain and Palin, and the Race of a Lifetime", scritto da due giornalisti americani, John Heilemann and Mark Halperin. La lettura è definita "scioccante" e "compulsiva", in particolare per quanto riguarda Hillary Clinton e John McCain. La campagna presidenziale 2008 emerge come "porno politico di alta qualità".
"The Bridge: The Life and Rise of Barack Obama", di David Remnik è una biografia del presidente Usa, ben scritta e ricca di nuovi dettagli sulla sua vita.

C'è anche l'America della guerra al terrorismo ereditata da George W. Bush. "The Watchers: The Rise of America's Surveillance State", di Shane Harris, racconta dell'ascesa dello stato di polizia negli Stati Uniti dopo l'11 settembre 2001.
Sulla Cina, l'altro grande protagonista della politica mondiale, L'Economist ha scelto due titoli. "The Party: The Secret World of China's Communist Rulers" di Richard Mc Gregor (ex capo dell'ufficio di Pechino del Financial Times), racconta il mondo segreto del partito comunista cinese e sostiene che il potere si basa su un sistema che rende la corruzione quasi inevitabile.
In "Country Driving: A Journey Through China from Farm to Factory", il giornalista americano Peter Hessler si mette dietro al volante di un'auto per esplorare come la Cina sta cambiando.

Uno sguardo alla Gran Bretagna alle prese con i costi dei baby boomers è "The Pinch: How the Baby Boomers Took Their Children's Future—and Why They Should Give it Back". La generazione che ha "rubato il futuro ai propri figli" dovrebbe ridarglielo. L'autore è David Willetts, ministro per l'Università e la Scienza di David Cameron, che l'Economist definisce uno dei pochi "pensatori profondi" dei Tories.

Tra le biografie e memorie, spicca "The Hare with Amber Eyes: A Hidden Inheritance" di Edmund de Waal. Si tratta, secondo il settimanale, di "uno studio magico di come gli oggetti sono manipolati, usati e poi passati di mano in mano", scritto da un ceramista britannico che ha ereditato 264 miniature giapponesi. Il titolo si riferisce a una di queste miniaure, la lepre con gli occhi d'ambra.

Nel paragrafo dedicato ai libri di storia, in primo piano la rivalità tra Occidente e Cina. "Why the West Rules—For Now: The Patterns of History and What They Reveal About the Future". Ian Morris, storico britannico alla Stanford University, spiega perché l'Occidente domina, per ora, e sostiene che i dibattiti sull'ascesa della Cina e il declino dell'Occidente saranno alla fine marginali perché la natura si ritorcerà contro la società umana.
Sempre con l'attenzione rivolta alle relazioni tra Est e Ovest, "Pearl Buck in China: Journey to the Good Earth", di Hilary Spurling, narra come gli scritti della prima donna americana vincitrice del Nobel per la letteratura abbiano contributo a lenire le tormentate relazioni tra l'Occidente e la Cina nella prima parte del 20.mo secolo. Ancora sulla Cina, la storia della grande carestia di Mao, "Mao's Great Famine: The History of China's Most Devastating Catastrophe, 1958-1962", di Frank Dikötter.

Ma c'è anche il sogno sovietico degli Anni Cinquanta: "Red Plenty: Industry! Progress! Abundance! Inside the Fifties' Soviet Dream". Francis Spufford racconta perché la pianificazione centralizzata dell'Unione Sovietica fu un fallimento.
Originale e certamente adatto come regalo di Natale, "A History of the World in 100 Objects", una storia del mondo attraverso cento oggetti raccontata elegantemente da Neil MacGregor, direttore del British Museum.
Sul fronte dell'economia, c'è quello che per il settimanale britannico è uno dei migliori libri sulla recente crisi, "The Big Short: Inside the Doomsday Machine", di Michael Lewis.
Contro tutti quelli che propendono per il pessimismo della ragione, nella sezione scienza e tecnologia, l'Economist segnala "The Rational Optimist: How Prosperity Evolves". Matt Ridley, noto autore di scienza, sfida chi vede nero e sostiene che il mondo non può sfamare 9 miliardi di bocche, che l'Africa è destinata a fallire e che il pianeta va verso il disastro climatico.

Toni più lievi e addirittura spensierati nel paragrafo dedicato a cultura, società e viaggi. Si scivola sull'onda del surf leggendo "Sweetness and Blood: How Surfing Spread from Hawaii and California to the Rest of the World, With Some Unexpected Results". Michael Scott Moore racconta come il surf si è diffuso dalle Hawaii e dalla California al resto del mondo, con "risultati inaspettati".
Nella narrativa, non poteva mancare "Freedom", il nuovo romanzo di Jonathan Franzen, l'autore di "Le Correzioni". E' la storia di una famiglia del Midwest che rappresenta il ceto medio dell'America contemporanea. Per l'Economist, un moderno "Paradiso perduto".
L'Economist ha scelto anche un romanzo ambientato a Roma, "The Imperfectionists", di Tom Rachman, che racconta vicissitudini e drammi di un grande quotidiano internazionale americano in crisi, non troppo lontano dall'International Herald Tribune, basato a Parigi, dove l'autore lavorava.
Due premi Nobel nei libri di poesia, "Human chain" del poeta nordirlandese Seamus Heaney e "White Egrets: Poems" del poeta santaluciano Derek Walcott.

L'Economist propone a parte una rassegna dei libri scritti dai suoi giornalisti "quando non erano in ufficio". Spiega di farlo su richiesta dei lettori, poiché abitualmente non fa recensioni di libri scritti dal suo staff o dagli ex che hanno lasciato il giornale da meno di cinque anni.
Nella lista di dodici titoli compaiono due libri sull'Italia. Il primo è "Forza, Italia: Come Ripartire dopo Berlusconi"di Bill Emmott, un saggio che – spiega l'Economist - "analizza la lotta tra ‘l'Italia buona' e ‘l'Italia cattiva' e dice come può vincere quella buona. Il secondo saggio, "Into the Heart of the Mafia: A Journey Through the Italian South", di David Lane (corrispondente dall'Italia per la finanza ), descrive come l'influenza della mafia nell'Italia del Sud è stata rafforzata dalla globalizzazione.
Da segnalare infine il libro degli "ismi" di John Andrews, "The Economist Book of Isms: From Abolitionism to Zoroastrianism"; una guida all'economia, "The Little Book of Economics: How the Economy Works in the Real World", di Greg Ip; e una guida agli hedge fund, "The Economist Guide to Hedge Funds: What They Are, What They Do, Their Risks, Their Advantages" di Philip Coggan.

14.10.10

Il Cile che rinasce dal sottosuolo - Miracolo a Copiapò

Due articoli a confronto. Il primo su La Repubblica dello scrittore e poeta Luis Sepulveda il secondo dell'inviato Roberto Da Rin su Il Sole 24 Ore. Le differenze si commentano da sole.

Il Cile che rinasce dal sottosuolo

di LUIS SEPULVEDA

IL Cile è un paese che cresce nelle tragedie. Il poeta Fernando Alegría ha scritto: "Quando ci colpisce un temporale o ci scuote un terremoto, quando il Cile non può più essere sicuro delle sue mappe, dico infuriato: viva il Cile, merda!". Nel mese di agosto, con la metà del sud del paese ancora tra le rovine provocate dal terremoto del 27 febbraio, giunse l'allarme dal nord, dal deserto di Atacama e venimmo a sapere che 33 minatori erano rimasti intrappolati.

Erano rimasti imprigionati, dopo il crollo di una miniera di proprietà di un'impresa che violava tutte le regole di sicurezza sul lavoro.

Trentatré uomini, uno dei quali boliviano, sono rimasti intrappolati a 700 metri di profondità per 69 giorni finché, nonostante lo spettacolo mediatico organizzato dal governo, hanno cominciato a uscire uno dopo l'altro dalle profondità della terra.

Mentre scrivo queste righe ne sono già usciti una decina, sono usciti in piedi, ricevendo il caloroso saluto dei loro compagni di lavoro che li hanno cercati e trovati, e che hanno scavato la dura roccia promettendo loro, con il sobrio linguaggio dei minatori, che li avrebbero tirati fuori da lì.

Quando è uscito il primo, il presidente Piñera ha ringraziato Dio e la nomenclatura per ordine di importanza negli incarichi, ma ha dimenticato di ringraziare i minatori della Pennsylvania, che avendo sperimentato una tragedia simile si sono fatti solidali con i loro lontani colleghi di Atacama e hanno messo a disposizione le conoscenze tecniche - la cultura mineraria - e parte dei macchinari che hanno reso possibile il salvataggio.

Mentre tiravano fuori il secondo minatore, che usciva dal caldo e dall'umidità di quella reclusione a 700 metri sottoterra per affrontare il clima secco e i 10 gradi sotto zero del deserto, il presidente Piñera non ha resistito alla tentazione di un'altra conferenza stampa "in situ", il cui unico tratto rilevante è stata una vacillante dichiarazione d'intenti a favore della sicurezza sul lavoro dei minatori. Nella sua evidente goffaggine, Piñera non dice che proprio la destra cilena ha incarnato la più feroce opposizione a un regolamento sulla sicurezza del lavoro, sostenendo che i controlli sono sinonimo di burocrazia e attentano alla libertà di mercato.

Durante il suo show, carico di gesti religiosi, Piñera ha omesso qualsiasi riferimento alla triste situazione degli altri duecento e passa minatori della stessa impresa, che lavoravano nella stessa miniera e che da agosto non ricevono il loro salario.

Indubbiamente, è emozionante vederli uscire, uno per uno, e ancor più emozionante è vedere che quei minatori, nonostante i regali promessi, un viaggio in Spagna per vedere una partita del Real Madrid, un viaggio in Inghilterra per vedere una partita del Manchester United, un iPhone di ultima generazione, un viaggio in Grecia, e perfino diecimila dollari per uno donati da un imprenditore cileno che aspira a diventare presidente del Paese, nonostante tutto questo continuano a essere dei minatori e proprio per questo hanno annunciato la creazione di una fondazione che si preoccupi della situazione di tutti i minatori colpiti dal crollo della miniera.

Tirarli fuori da lì è stata una prodezza, ma una prodezza di tutti quelli che hanno sudato finché non ce l'hanno fatta. E la maggior prodezza sarà ottenere che in Cile si rispettino le norme di sicurezza sul lavoro perché non accada mai più che 33 minatori scompaiano nelle viscere della terra.
(Traduzione di Luis E. Moriones)

Miracolo a Copiapò: i minatori riemergono tra applausi e lacrime

di Roberto Da Rin

Una notte gelida, un cielo stellato, la sabbia del deserto di Atacama che si appiccica dappertutto. Cinquecento tecnici, duemila giornalisti. Quando la capsula Phoenix arriva in superficie, un urlo di gioia. Quando Florencio Avalos esce, un'epifania di bandiere e di palloncini. È il primo a riemergere dopo 69 giorni nelle viscere della miniera San José. Il primo dei «Los 33», i minatori cileni imprigionati a 700 metri di profondità dal 5 agosto.
Il casco rosso, l'imbragatura di sicurezza, gli occhiali con le lenti protettive, Florencio, un bel ragazzo di 31 anni, alza le mani in segno di ringraziamento, abbraccia la moglie, stringe al petto il corpicino esile del figlioletto Byron. Poi la liturgia dei saluti: il primo al presidente Sebastian Piñera, poi alla primera dama (la first lady), a seguire un abbraccio ai soccorritori.
Quaranta minuti dopo Florencio Avalos, è la volta di Mario Sepulveda, 39 anni. Non c'è un protocollo e Mario improvvisa uno show irresistibile: si sfila una borsa a tracolla e offre rocce, come fossero cioccolatini, a ciascuno dei rescatistas, i soccorritori. Abbraccia la moglie, ma solo un attimo, si divincola dicendole «noi due avremo tempo dopo». Si dirige verso le transenne dietro le quali lo aspettano i figli e altri parenti, urla «Viva Chile! mierda!», poi gesticola come un centravanti dopo il gol, come fosse sotto la tribuna dei suoi hoolingans. Poi aggiunge: «Non voglio che mi trattino nè come un artista nè come un animatore, sono un minatore». Alla fine ritorna sulla piattaforma, a fianco della capsula, va dritto dritto dalla primera dama, qualcuno teme una gaffe in mondovisione. E lui: «Señora, cosa le posso dire? sono stato due mesi sotto terra». Segue una risata liberatoria, sua, dei soccorritori e di tutto l'establishment cileno.
Il prossimo è Juan Illanes, 51 anni, ormai è notte fonda, circa le due. Dalle viscere della terra aveva fatto sapere d'esser abituato agli eventi storici, era arruolato tra le file dell'esercito cileno nel 1978 quando Argentina e Cile sfiorano la guerra per la disputa sul "conflitto del canale di Beagle". Nessuno show, solo abbracci e sorrisi. È la volta del boliviano Carlos Mamani, l'unico straniero del gruppo. Grande compostezza, la sua, davanti all'emozione dei parenti arrivati da un piccolo centro andino a quasi 4mila metri di altitudine.
Le immagini che scorrono sui quattro megaschermi montati a Campo Esperanza, proprio a fianco dello sterrato che porta a boca mina, davanti al braccio della gru che trascina su la capsula, sono di grande potenza espressiva: fotogrammi e brevi filmati che mostrano la forza di quei trentatré minatori, la calma e l'equilibrio delle famiglie, la meraviglia della tecnologia cilena, l'efficienza dell'organizzazione. Per Javier Soto, un pastore evangelico di stanza al Campamento da un mese e mezzo «questo è un miracolo di Dio, è una storia che supera, quarant'anni dopo, la vicenda dei rugbisti uruguayani, sopravvissuti a un incidente aereo sulle Ande per alcune settimane».
C'è chi la pensa diversamente e critica la mediatizzazione dell'evento, diventato un vero e proprio reality show. Oltre ai tecnici e ai giornalisti non sono mai mancati i clown per i bambini, i carabinieri in divisa che giocano a calcio con i ragazzi più grandi, i cantastorie che intrattengono i familiari, gli esperti della Nasa che dispensavano consigli, i gruppi musicali in cerca di successo, i sopravvissuti uruguayani con precedenti di antropofagia.
C'è chi giura che in Cile, entro breve, sugli schermi televisivi verrà trasmesso una nuova versione del Gran Hermano, il Grande Fratello sudamericano. Sarà el Gran minero. Circola anche un altro progetto: la vicenda dei 33 potrebbe diventare presto il soggetto di una produzione cinematografica. Il premio Oscar spagnolo Javier Bardem - secondo una voce che rimbalza sulla stampa Usa - è stato contattato per diventarne protagonista.
Il film racconterà la storia del salvataggio, dal giorno dell'esplosione della miniera, alla conclusione delle operazioni di recupero dei 33 minatori, dopo due mesi di sopravvivenza in una galleria della miniera.
Intanto, l'altoparlante di Campo Esperanza ogni mezz'ora diffonde l'elenco dei minatori salvati e di quelli che si apprestano a uscire. «I quaranta minuti per risalita si ridurranno a trenta», annuncia il presidente Piñera. Al Campamento i familiari si abbracciano e ringraziano: i tecnici, il governo, il presidente Piñera, persino i giornalisti. Ma il lieto fine di quest'incredibile vicenda trova spiegazioni diverse. Qualche ora fa sbuca dal tunnel Mario Gomez, il più anziano di tutti, 63 anni. Appena fuori alza una bandiera cilena con i nomi dei suoi compagni, si inginocchia e prega.
«La sua è una conversione, forse una rinascita» spiega Luis, il fratello. Invece Veronica Quispe, la compagna del boliviano Carlos Mamani, rievoca la forza della terra: «È terra di miniere, è stata una decisione della pachamama», la madre-terra degli aymara e di altri popoli andini. Per Nelly, madre di Victor Zamora, è una farfalla bianca. «È un gesto del cielo che ha salvato un gruppo di minatori qualche attimo prima del crollo del 5 agosto. Los 33 mi hanno detto che in miniera era entrata una farfalla bianca, si sono distratti e non sono saliti sul camion, schiacciato pochi attimi dopo dal crollo nel budello del giacimento».
Proprio quando gli occhi di Nelly si perdono nella luce accecante del deserto di Atacama, piovono dalle cancellerie messaggi di complimenti. Barack Obama, Lula, il Papa, Barroso, Merkel, Frattini, Kirchner, Sarkozy. E Maradona.

RITORNO ALLA LUCE

Forza cileni!
«Vamos, vamos, chilenos, que esta noche los vamos a sacar» (Forza, forza, cileni, che questa notte li tiriamo fuori!) È il grido incitamento dei 14 soccorritori, prima di iniziare l'operazione di salvataggio San Lorenzo
Lotta fra Dio e Satana
Il secondo minatore a uscire dalla miniera dopo Florencio Avalos è Mario Sepulveda, 39 anni, elettricista, diventato l'eroe dei tabloid inglesi per aver chiesto ai soccorritori una bambola gonfiabile per i suoi colleghi. Quando è tornato in superficie, il minatore soprannonimato «Supermario» e «jolly del mazzo» ha detto: «Stavo con Dio e con il diavolo. Hanno lottato per avermi ed ha vinto Dio, mi ha afferrato, in nessun momento ho dubitato che Dio mi avrebbe tirato fuori di lì. Non voglio essere trattato come un artista o un giornalista, per favore. Voglio essere trattato come Mario Antonio Sepulveda, lavoratore, minatore»
La Vita Nova del veterano
Appena sbucato dalla capsula, Mario Gomez, 63 anni, il veterano del gruppo, ha alzato una bandiera cilena con i nomi dei suoi compagni, si è inginocchiato ed ha pregato: «Sono cambiato, sono un altro uomo. Spesso, occorre che qualcosa accada per riflettere e capire che la vita è unica, e pensare che bisogna cambiare»

IL SALVATAGGIO RECORD DEI 33

Occhiali tricolore, gli stessi di Armstrong

Operazione San Lorenzo Il trionfo parla italiano

Plutonite, a me gli occhi!
Gli occhiali che indossano i minatori quando tornano alla luce sono gli stessi usati dal ciclista Lance Armstrong. Il modello Radar di Luxottica è fatto con la plutonite, speciale materiale brevettato dall'azienda italiana. Si tratta di occhialoni avvolgenti (a lato li indossa Jimmy Sanchez, il quinto minatore recuperato) che permettono la protezione non solo frontale ma anche periferica dell'occhio, il colore della lente è blu scuro. Questa particolare protezione serve a proteggere gli occhi degli uomini che hanno vissuto nella penombra per due mesi
L'empatia del ministro
Anche il ministro delle risorse minerarie Laurence Golborne, uno dei protagonisti della saga della miniera di Copiapò, ne ha indossato un paio per empatia con i 33 minatori
L'ingegnere di Pisa
C'è anche un ingegnere italiano fra i soccorritori della miniera sulle Ande cilene impegnato nell'operazione di salvataggio «San Lorenzo». È Stefano Massei (a sinistra nella foto), 56 anni, pisano, specializzato nelle perforazioni, che ha usato la macchina con cui l'Enel Green Power cerca giacimenti geotermici di acqua bollente per far girare le centrali elettriche cilene. Ieri ha spiegato che il terreno cileno è molto simile alla Toscana
Le tecnologie di Bergamo
Parlano italiano anche i sistemi e i macchinari di tesatura della Tesmec di Grassobbio (Bergamo), che rendono sicura la tensione delle funi con cui sono stati inviati generi alimentari e sono stati recuperati alcuni minatori, e le gru per attrezzare le trivelle di perforazione della Fassi Gru di Albino (sempre in provincia di Bergamo)

12.10.10

Una Spa per gestire le scuole

Giorgio Santilli

Il governo studia «Scuole spa», l'ipotesi di una società per azioni cui conferire la proprietà degli edifici scolastici e la competenza per la loro manutenzione e messa in sicurezza, oggi in carico agli enti locali.
Il progetto è allo studio dei ministeri dell'Economia, dell'Istruzione e delle Infrastrutture, che ci stanno lavorando in questi giorni per produrre un piano operativo e forse un provvedimento legislativo entro il mese di ottobre. La formula allo studio viene considerata dal Mef «inedita», l'innovazione punterebbe a un miglior utilizzo dei «flussi di spesa» per reperire nuove risorse, ma i dettagli sono ancora in via di definizione.
L'ipotesi allo studio prenderebbe in considerazione anche la partecipazione al progetto degli enti previdenziali che potrebbero entrare nel capitale della società per azioni. Il rendimento sarebbe garantito dall'incasso di canoni di locazione pagati dagli enti locali, oggi proprietari degli immobili interessati al progetto. La formula, vicina a un project financing freddo, potrebbe essere aperta ad altri soggetti pubblici e privati. Come nel caso del social housing l'operazione potrebbe coinvolgere le fondazioni bancarie mentre al momento è esclusa la partecipazione della Cassa depositi e prestiti. Al ministero della Pubblica istruzione fanno notare che il consenso degli enti locali è uno degli aspetti delicati dell'operazione.
Alla nuova società potrebbero andare una parte dei finanziamenti destinati dal Cipe all'edilizia scolastica per la messa in sicurezza degli edifici esistenti. Si tratta di un miliardo di euro di cui già sono stati assegnati 226 milioni per l'Abruzzo e 358 della prima tranche del piano nazionale. Restano da assegnare ancora 416 milioni per cui il ministero delle Infratsrutture stava già preparando un'istruttoria da portare al Cipe, garantendo la quota di riserva per il Mezzogiorno, data dall'utilizzo dei fondi Fas. A questi fondi si potrebbero aggiungere altre risorse pubbliche bloccate per le procedure eccessivamente farraginose.
A far capire che un'accelerazione sull'edilizia scolastica fosse in corso era stato nei giorni scorso lo stesso ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, che aveva annunciato la messa a punto di interventi per potenziare e migliorare la manutenzione scolastica soprattutto nel Mezzogiorno.
Da tempo, d'altra parte, il tema dell'intervento nelle scuole è oggetto di un confronto fra il governo e i costruttori dell'Ance che aveva avanzato, attraverso la propria struttura Ispredil, proposte di partecipazione dei privati, basata proprio sul modello del canone pagato dagli enti locali per ciascun alunno.
I dati sono rilevanti. I punti di erogazione del servizio per l'istruzione gestiti da comuni e province sono 42mila per un totale di 62 milioni di metri quadrati di superficie, di cui circa il 40% esposta ad elevato rischio sismico e il 7% ad elevato rischio idrogeologico.
Gli studenti, fruitori dei servizi, sono 7,8 milioni. Il ministero dell'Istruzione ha rilevato che 14.700 edifici a livello nazionale presentano urgente necessità di manutenzione straordinaria per la messa in sicurezza. Per 10mila di essi è stata ipotizzata, dai tecnici che hanno svolto la rilevazione per l'anagrafe ministeriale degli edifici, la demolizione. Per gli interventi più urgenti sarebbero necessari subito, secondo stime della Protezione civile, 13 miliardi di euro.
Non è escluso che alla Scuole spa potrebbe essere assegnato anche lo svolgimento di servizi di mensa o di assistenza agli studenti o anche di aggiornamento prfessionale dei docenti. L'importo bandito per lavori nelle scuole è stato, negli ultimi cinque anni, in media di 1,8 miliardi di euro l'anno, mentre la spesa per consumi energetici si attesta sugli 1,5 miliardi di euro l'anno.

12.6.10

L'Abc del ddl intercettazioni in 27 voci

Articoli

Archivio riservato e utilizzo in procedimenti diversi (articolo 1, commi 12, 14 e 42)

Telefonate e verbali dovranno essere custoditi presso un archivio riservato presso la Procura. I verbali dovranno contenere l'indicazione degli estremi del decreto che ha disposto l'intercettazione, la descrizione delle modalità di registrazione, l'annotazione del giorno e dell'ora di inizio e di cessazione dell'intercettazione, la ...

Arresto in flagrante (articolo 1, comma 23)

Anche nei casi di delitti di promozione, direzione, costituzione e organizzazione della associazione per delinquere, se, però, l'associazione è diretta alla commissione di più delitti fra i quali, pure, quelli di furto. ...

Carcere per i giornalisti (articolo 1, comma 27)

Da 6 mesi fino a 3 anni per chi pubblica intercettazioni vietate dalla legge. Rischia lo stesso la galera, da 1 a 6 anni, chi, mediante modalità o attività illecita, prende diretta cognizione di atti del procedimento penale coperti da segreto, e, pure, se si rivelano indebitamente notizie inerenti ad atti o a documentazione del ...

Codice deontologico giornalisti (articolo 1, comma 37)

Previsto che il Garante della privacy possa vietare il trattamento o disporne il blocco di dati utilizzati nell'esercizio dell'attività giornalistica in caso di violazioni contenute nel codice deontologico. Il Garante può, anche, prescrivere, quale misura necessaria a tutela dell'interessato, la pubblicazione o diffusione (gratuita) in ...

Divieto di pubblicare le intercettazioni (articolo 1, commi 5, 7 e 8)

Introdotto, in primo luogo, il divieto di rendere noti, anche parzialmente e sia per sunto che per contenuto, documenti e atti relativi a conversazioni, anche telefoniche, o flussi di comunicazioni informatiche o telematiche o dati riguardanti il traffico telefonico o telematico, anche se non più coperti dal segreto, fino alla ...

Divieto di utilizzare le intercettazioni (articolo 1, commi 15 e 16)

Chiarito che i risultati delle intercettazioni non possano essere utilizzati qualora le stesse siano state eseguite fuori dei casi consentiti dalla legge e, comunque, quando non siano state osservate alcune disposizioni previste del presente provvedimento. Analogo divieto è previsto qualora, nell'udienza preliminare o nel dibattimento, ...

Illeciti disciplinari magistrati (articolo 1, comma 38)

Tra cui rientra anche l'ipotesi di inserimento nella motivazione di un provvedimento giudiziario di circostanze relative a fatti personali di terzi estranei, che non rilevano a fini processuali. ...

Informazioni sull'azione penale (articolo 1, comma 25)

Quando esercita l'azione penale nei confronti di un impiegato dello Stato o di altro ente pubblico, il pubblico ministero informa l'autorità da cui l'impiegato dipende, dando notizia dell'imputazione, con espressa menzione degli articoli di legge che si assumono violati, nonché della data e del luogo del fatto. Quando, invece, l'azione ...

Intercettazioni illegali (articolo 1, comma 9)

La norma prevede che il pubblico ministero disponga l'immediata secretazione e la custodia in luogo protetto dei documenti, dei supporti e degli atti concernenti dati e contenuti di conversazioni o comunicazioni, relativi a traffico telefonico e telematico, illegalmente formati o acquisiti. Allo stesso modo, provvede per i documenti ...

Intercettazioni di un parlamentare (articolo 1, commi 31 e 32)

Serve l'autorizzazione della Camera di appartenza. Si prevede, poi, anche, che i verbali e i supporti contenenti le registrazioni sono immediatamente trasmessi al procuratore della Repubblica, che ne dispone l'inserimento in un fascicolo separato, conservato in apposita sezione dell'archivio riservato e della loro sussistenza e` data ...

Misure cautelari personali (articolo 1, comma 18)

Stabilito che, in ogni caso, i difensori possono prendere visione integrale dell'intercettazione, richiamata per contenuto nell'ordinanza per l'applicazione delle misure cautelari personali. ...

Obbligo astensione per il giudice (articolo 1, comma 1)

Ampliato il novero delle ipotesi che fanno scattare la rinuncia da parte del magistrato all'esercizio delle sue funzioni giurisdizionali. D'ora in avanti, è obbligato a presentare al proprio presidente la dichiarazione di astensione, anche, nel caso in cui abbia «pubblicamente rilasciato dichiarazioni concernenti il procedimento ...

Obbligo segreto (articolo 1, commi 20, 21 e 22)

Per gli atti e le attività d'indagine compiuti dal pubblico ministero e dalla polizia giudiziaria, fino a quando, però, l'imputato non ne possa avere conoscenza e, comunque, non oltre la chiusura delle indagini preliminari. Previsto, tuttavia, che quando è necessario per la prosecuzione delle indagini, il pubblico ministero possa ...

Ordinanza giudice (articolo 1, comma 17)

Chiarito che nei provvedimenti del giudice, con assumono la veste di ordinanza, le intercettazioni di conversazioni, comunicazioni telefoniche o telematiche possono essere richiamate soltanto nel contenuto e sono inserite in un apposito fascicolo allegato agli atti. ...

Processi in televisione (articolo 1, comma 26)

Viene attribuito al presidente della Corte d'appello il compito di autorizzare le riprese audiovisive dei dibattimenti, anche senza il consenso delle parti, quando sussiste un interesse sociale rilevante alla conoscenza del dibattimento. ...

Sanzioni alle impresi editoriali (articolo 1, comma 28)

Sanzione pecuniaria fino a 500 quote a chi viola l'articolo 377-bis del codice penale (induzione a non rendere dichiarazioni o a rendere dichiarazioni mendaci all'autorità giudiziaria). Sanzione di 300 quote per la pubblicazione arbitraria di intercettazioni di un procedimento penale, di 200 quote per la pubblicazione arbitraria di atti ...

Pubblicazioni "per riassunto" (articolo 1, comma 4)

Ammessa la possibilità di pubblicare per riassunto gli atti non più coperti dal segreto fino a che non siano concluse le indagini preliminari ovvero fino al termine dell'udienza preliminare. ...

Reati intercettabili (articolo 1, comma 10)

Potranno essere intercettati tutti i reati con pene superiori ai 5 anni, compresi quelli conto la pubblica amministrazione. A cui si aggiungono, poi, i delitti di droga, contrabbando, armi e sostanze esplosive e, in genere, i reati di pornografia relativa a minori, ingiuria, minaccia, usura, manipolazione del mercato, molestia o disturbo ...

Relazione e "tetto" su spese intercettazioni (articolo 1, commi 30 e 33 e 34 e 35)

Entro il 31 marzo, ciascun procuratore della Repubblica trasmette a via Arenula una relazione sulle spese di gestione e di amministrazione riferite alle intercettazioni telefoniche e ambientali effettuate nell'anno precedente. Da Via Arenula, la relazione arriverà, poi, alla Corte dei conti. Un decreto del ministero della Giustiza, ...

Rettifiche (articolo 1, comma 29)

Che dovranno essere pubblicate per intero e senza commenti. Per i siti informatici, le dichiarazioni o le rettifiche sono pubblicate, entro 48 ore dalla richiesta, con le stesse caratteristiche grafiche, la stessa metodologia di accesso al sito e la stessa visibilità della notizia cui si riferiscono. Per la stampa non periodica l'autore ...

Richiesta e durata intercettazioni (articolo 1, commi 11 e 36)

Spetta al Pm, con l'assenso scritto del procuratore della Repubblica (a pena d'inammissibilità), chiedere l'autorizzazione a disporre le ntercettazioni. Dovrà inviare, pure, tutto il fascicolo con gli atti fino a quel momento compiuti. La decisione è assunta con decreto collegiale, quando ricorrono congiuntamente i seguenti presupposti. ...

Sostituzione pubblico ministero (articolo 1, commi 2 e 2-bis)

Pure nel caso in cui abbia pubblicamente rilasciato dichiarazioni concernenti il procedimento affidatogli e, anche, se risulta iscritto nel registro degli indagati per rilevazione di segreti inerenti un procedimento assegnatogli. In quest'ultimo caso, però, va sentito il capo dell'ufficio competente, al fine di valutare l'effettiva ...

Stop alla pubblicazione di nomi e immagini dei magistrati (articolo 1, comma 6)

Introdotta una sorta di anonimato per il giudice. E' fatto divieto diffondere nomi o immagini di magistrati impegnati in procedimenti e processi penali loro affidati. Ci sono però delle eccezioni, come quella, per esempio, che prevede che, ai fini dell'esercizio del diritto di cronaca, la rappresentazione dell'avvenimento non possa ...

Supporti contenenti le registrazioni (articolo 1, comma 24)

E i flussi di comunicazioni informatiche o telematiche, racchiusi in apposite custodie numerate e sigillate, sono collocati in un involucro sul quale sono indicati il numero delle registrazioni contenute, il numero dell'apparecchio controllato, i nomi, se possibile, delle persone le cui conversazioni sono state sottoposte ad ascolto e il ...

Tempi di applicazione (articolo 1, commi da 39 a 41)

Stabilito, tra l'altro, che le disposizioni di modifica del Codice di procedura penale, a parte quanto indicato nei commi 40, 41 e 42, non si applicano ai procedimenti pendenti alla data di entrata in vigore della legge, alle intercettazioni di comunicazione per le quali è già stato emesso il provvedimento di autorizzazione o di proroga. ...

Verbale di vane ricerche (articolo 1, commi 19)

Si confermache al fine di agevolare le ricerche del latitante, il giudice o il pubblico ministero possano disporre l'intercettazione di conversazioni o comunicazioni telefoniche e di altre forme di telecomunicazione, che, tuttavia, viene chiarito, non sono soggette ai 75 giorni di limite massimo di durata. ...

Vietato intercettare l'avvocato difensore (articolo 1, comma 3)

Confermato il divieto di intercettazione relativa a conversazioni o comunicazioni dei difensori, degli investigatori privati autorizzati e incaricati in relazione al procedimento, dei consulenti tecnici e loro ausiliari, né a quelle tra i medesimi e le persone da loro assistite. Specificato che il divieto opera, anche, nel caso di ...

26.5.10

L'abc della manovra da 24 miliardi di tagli

di Nicoletta Cottone

Semaforo verde del Consiglio dei ministri al decreto legge sulla manovra finanziaria 2011-2013, al termine di una riunione durata 85 minuti, che si é chiusa qualche minuto prima delle 21. Arriva una sanatoria per gli immobili fantasma, scende il tetto della tracciabilità del contante, viene varata una stretta sulle invalidità e nuove regole per il redditometro. Si dimezza la spesa per la formazione nella Pubblica amministrazione, si riducono i rimborsi ai partiti, arriva un piccolo taglio agli stipendi dei politici (10% sulla parte eccedente gli 80mila euro).

Zero Irap, poi, per le imprese che operano nel mezzogiorno. Prevista anche una stretta sull'uso delle risorse da parte della protezione civile e un giro di vite sulle auto blu. Fra le misure dell'ultima ora si ipotizza anche l'inserimento dell'erogazione del trattamento di fine rapporto per gli statali. Possibili modifiche potrebbero intervenire anche sul criterio di calcolo della buonuscita.

Nella manovra di Tremonti a base di «tagli e sacrifici» si va dall'accertamento degli immobili fantasma alla tracciabilità dei pagamenti. Ecco un primo dettaglio delle misure. Inoltre, cliccando l'icona dei video in alto troverete due commenti alle mosse del governo: "Manovra, un passaggio cruciale per tutti" (di Stefano Folli) e "Arriva la manovra dei sacrifici" (di Dino Pesole).

Accertamento immobili fantasma. Sulla base dei rilievi aerofotogrammetrici effettuati dall'Agenzia del territorio, e degli accertamenti già notificati, obbligo per gli interessati di dichiarazione di aggiornamento catastale, con riduzione delle sanzioni a un terzo. In mancanza, attribuzione di rendita presunta, retroattività della rendita . Obbligo di indicare negli atti soggetti a trascrizione identificazione catastale e relative planimetrie integrazione tra funzioni catastali residuate all'agenzia del territorio e Comuni.

Accertamento, partecipazione dei Comuni. Potenziamento della partecipazione dei Comuni all'accertamento e al recupero dei tributi evasi, con attribuzione del 33% delle maggiori entrate così reperite.

Affitti e manutenzioni negli apparati amministrativi. Prevista una riduzione della spesa per affitti e manutenzioni.

Apparati amministrativi, organi collegiali e di indirizzo.

Per incarichi di partecipazione ad organi collegiali possibile percepire solo il rimborso spesa e il gettone di presenza non può superare 30 euro. Per la partecipazione a organi collegali di enti pubblici o privati che ricevono contributi pubblici si possono percepire solo il rimborso spesa e il gettone di presenza non può superare 30 euro. Riduzione del 10% delle indennità e compensi ai componenti di organi di indirizzo, direzione e controllo, consigli di amministrazione e organi collegiali comunque denominati e ai titolari di incarichi di qualsiasi tipo.

Assegno di invalidità, riduzione della spesa. Elevazione percentuale di invalidità dal 74% all'80% per la concessione dell'assegno di invalidità. Si intensifica il piano controlli invalidità civile: il programma di verifiche Inps prevede 100mila controlli per l'anno 2010 e di 200mila l'anno per ciascuno degli anni 2011 e 2012 nei confronti dei titolari di benefici economici di invalidità civile. Viene chiesto un concorso delle Regioni alle spese per invalidità civile: a valere sui trasferimenti alle regioni, il 45% degli stessi sono redistribuite tenendo conto della distribuzione pro-capite della spesa effettuata in ciascuna regione per invalidità civile. Arriva una revisione della procedura sull'accertamento della condizione di handicap, con accertamento delle Aziende sanitarie mediante appositi accertamenti collegiali.

Auto blu, tagli. Arrivano limitazioni all'uso delle autovetture di servizio: con esclusione dei Vigile del Fuoco e del comparto sicurezza, riduzione delle spese all'80 % della spesa sostenuta nell'anno 2009 per l'acquisto, la manutenzione, il noleggio e l'esercizio di autovetture, nonché per l'acquisto di buoni taxi.

Casellario dell'assistenza. Monitoraggio costante e incrociato dei dati rilevanti ai fini dell'erogazione dei trattamenti di pensione con la creazione, presso Inps, del casellario dell'assistenza e il rafforzamento dell'obbligo di comunicazione dei redditi da pensione ai fini dell'accertamento della situazione reddituale.

Censimento immobili enti previdenziali e razionalizzazione. Previsto un censimento degli immobili degli enti previdenziali, con specifica indicazione di quelli a uso istituzionale e di quelli in godimento a privati. -Razionalizzazione nella gestione degli immobili adibiti ad uffici in uso governativo: gli enti previdenziali provvedono all'acquisto di immobili adibiti ad ufficio in locazione passiva alle amministrazioni pubbliche.

Concessioni autostradali. Determinazione del termine per l'avvio delle gare di rinnovo convenzioni autostrade: in caso di mancato adeguamento alle prescrizioni Cipe gli schemi si intendono non approvati e sono sottoposti alle procedure ordinarie.

Controlli di spesa delle amministrazioni centrali attraverso l'eliminazione delle forme di autonomia finanziaria. Prevista la riduzione dei centri di spesa dotati di autonomia finanziaria estranei ai ministeri e alle ordinarie regole di funzionamento controllo finanziario

Costi della politica, tagli per ministri e sottosegretari. Prevista una riduzione del 10% per la parte eccedente gli 80mila euro del trattamento economico di ministri e sottosegretari non parlamentari.

Costi della politica, riduzione della spesa degli Organi costituzionali destinata alla cassa integrazione. Le risorse ottenute dalle riduzioni di spesa dalla Presidenza della Repubblica, dal Senato della Repubblica, dalla Camera dei deputati e dalla Corte Costituzionale saranno destinate alla cassa integrazione.

Costi della politica, riduzione rimborsi ai partiti. Riduzione dei rimborsi a favore dei partiti politici. Viene dimezzato il contributo di un euro quale moltiplicatore per il numero dei cittadini della Repubblica iscritti nelle liste elettorali per le elezioni della Camera dei deputati. Soppresse le quote annuali dei rimborsi in caso di scioglimento anticipato del Parlamento.

Costi della politica, incarichi svolti da titolari di cariche elettive. I titolari di cariche elettive, per gli incarichi conferiti dalle Pubblica amministrazione possono percepire solo il rimborso spesa e il gettone di presenza non può superare 30 euro.

Costi della politica, incarichi nei governi degli enti locali. Prevista una riduzione del 10% dei compensi dei componenti degli organi di autogoverno della magistratura ordinaria, amministrativa, contabile, tributaria, militare, dei componenti del Consiglio di giustizia amministrativa della Regione siciliana e dei componenti del Cnel, Consiglio nazionale dell'economia e del lavoro.

Crisi aziendali. Per favorire la composizione delle crisi d'impresa: prededuzione per i finanziamenti erogati in attuazione degli accordi (concordatari o di ristrutturazione dei debiti), e per i finanziamenti-ponte concessi ed erogati dagli intermediari nella fase precedente il deposito delle domande di ammissione alla procedura di concordato preventivo. Accordi di ristrutturazione: sospensione delle azioni esecutive e cautelari in corso anche durante le trattative decisa dal tribunale nel corso di un'udienza alla quale sono chiamati a partecipare tutti i creditori (per preservare il diritto di difesa dei creditori estranei). Esonero dalla responsabilità per bancarotta per istituti introdotti dalla riforma fallimentare e nei quali opera il controllo giudiziario: concordato preventivo, accordi di ristrutturazione dei debiti e piani stragiudiziali attestati.

Definanziamento leggi di spesa non utilizzate negli ultimi tre anni. Definanziamento degli stanziamenti improduttivi, non utilizzati nel corso degli ultimi tre anni. Le risorse saranno destinate al fondo ammortamento dei titoli Stato.

Fiscalità di vantaggio per il Sud. Per le regioni del Sud, anticipazione della possibilità di istituire un tributo proprio sostitutivo dell'Irap con riferimento alle imprese avviate dopo il provvedimento, con possibilità di riduzione o azzeramento dell'Irap.

Formazione, taglio alle spese. Riduzione del 50% delle spese per la formazione.

Immobili ad uso governativo. Razionalizzazione nella gestione degli immobili adibiti a uffici in uso governativo: gli enti previdenziali provvedono all'acquisto di immobili adibiti a ufficio in locazione passiva alle amministrazioni pubbliche.

Mutui della Cassa depositi e prestiti, riprogrammazione. Reperimento risorse per infrastrutture da mutui interamente non attivati, così da consentire la prosecuzione del finanziamento del Mose, e quindi senza intaccare il cosiddetto Fondo infrastrutture.

Organi di amministrazione e di controllo degli enti pubblici. Riduzione dei componenti do organi di amministrazione e di controllo degli enti pubblici (n. 5) nonché del collegio dei revisori (n. 3).

Partecipazione alle missioni all'estero. I proventi dell'attività di liquidazione degli enti disciolti sono destinati al finanziamento della partecipazione italiana alle missioni internazionali di pace.

Patto di stabilità interno e altre disposizioni sugli enti territoriali. Contributo di regioni ed enti locali in proporzione all'incidenza sul bilancio complessivo del settore pubblico. Sanzioni mancato rispetto Patto di Stabilità interno 2010 e successivi: riduzione trasferimenti; perdita dell'eleggibilità degli amministratori pubblici. Possibilità per gli enti locali di utilizzare residui passivi in conto capitale al 31 dicembre 2008 (con abrogazione del meccanismo della premialità per l'anno 2010). Attribuzione ai Comuni di un contributo di 200 milioni di euro da ripartire in base a decreto Ministro interno. Roma Capitale: in funzione di anticipazione del federalismo e della delega su Roma Capitale, creazione di un fondo di 200 milioni per concorso agli oneri del piano di rientro, erogabili solo a condizione di verifica positiva circa il reperimento da parte del Comune delle restanti risorse, nonché di quelle occorrenti per mantenere l'equilibrio della gestione ordinaria; per questa finalità, possibilità per il Comune di ricorrere a una serie di misure fiscale e di riduzione delle spese appositamente autorizzate. Regione Campania: annullamento atti della precedente giunta con cui si deliberava di violare il patto e trasmissione alla Corte dei Conti; revoca incarichi di dirigenti; piano di rientro con commissario ad acta. Esercizio in forma associata delle funzioni da parte dei piccoli comuni. Divieto per piccoli Comuni di costituire società. Norma interpretativa su Iva /Tia per evitare il rimborso a carico dei Comuni e delle società municipalizzate.

Pedaggio rete autostradale Anas. Possibilità di introdurre il pedaggio di tratti di strade di connessione con i tratti autostradali.

Pensioni. Finestra mobile dal 2011 per pensione vecchiaia: 6 mesi dalla maturazione dei requisiti. Conferma 2 finestre per pensionamento anticipato dal 2011 con almeno 40 anni di contributi Pro - rata anzianità contributive maturate dal 2011. Accelerazione età pensionabile donne del pubblico impiego.

Protezione civile, razionalizzazione. Le ordinanze della presidenza del Consiglio dei ministri sono limitate ai casi da fronteggiare con mezzi e poteri straordinari e tali da determinare situazioni di grave rischio per l'integrità della vita, dei beni, degli insediamenti e dell'ambiente (con esclusione dei grandi eventi). La durata degli stati di emergenza è correlata ai tempi di realizzazione dei primi indispensabili interventi. Le ordinanze saranno adottate di concerto con il ministero dell'Economia per garantire una adeguata copertura finanziaria. Viene limitata la possibilità di deroga alla normativa sugli appalti alle sole ipotesi di assoluta eccezionalità dell'emergenza, da valutarsi in relazione al grave rischio di compromissione dell'integrità della vita umana. Si prevede in ogni caso la trasmissione all'Autorità vigilanza lavori pubblici. Divieto di girofondi, salvo che non siano espressamente autorizzati da norma di legge, allo scopo di garantire la trasparenza dei flussi finanziari e della rendicontazione. Limitazione potere di deroga in materia di pubblico impiego con riguardo a disposizioni contrattuali o provvedimenti amministrativi di autorizzazione ai trattamenti economici accessori del personale, nonché a istituti retributivi oggetto di interventi di contenimento della spesa per il personale del Pubblico impiego. Le ordinanze saranno sottoposte al controllo preventivo della Corte dei conti. Per limitare e meglio disciplinare il ricorso alla secretazione, possibilità per i dirigenti generali di adottare provvedimenti motivati con cui dichiarano le opere, servizi e forniture da considerarsi «segreti», oppure «eseguibili con speciali misure di sicurezza». Sul fronte della liquidazione delle competenze degli avvocati dello Stato, nei casi in cui le Amministrazioni non siano rimaste soccombenti, oggi l'Erario liquida ugualmente all'avvocatura generale la metà delle competenze di avvocato e di procuratore, calcolate applicando le tariffe professionali che si sarebbero liquidate nei confronti del soccombente. Viene disposta a riduzione di tali compensi in misura stabilita annualmente dal Presidente del Consiglio, comunque in misura non inferiore al 10 per cento. Possibilità di utilizzo per il finanziamento della partecipazione italiana alle missioni internazionali di pace delle somme relative ai rimborsi corrisposti dall'Organizzazione delle Nazioni Unite, quale corrispettivo di prestazioni rese dalle Forze armate italiane nell'ambito delle operazioni internazionali di pace. Viene prorogato il divieto di aggiornamento di indennità e compensi.

Pubblico impiego, contenimento delle spese. Per gli anni 2010, 2011, 2012 e 2013 il trattamento economico complessivo dei singoli dipendenti, anche di qualifica dirigenziale, compreso il trattamento accessorio, non può superare il trattamento in godimento nell'anno 2009. Fino al 2013 i trattamenti economici complessivi dei singoli dipendenti, anche di qualifica dirigenziale, delle amministrazioni pubbliche, superiori a 90mila euro lordi annui sono ridotti del 5% per la parte eccedente il predetto importo fino a 130mila euro, nonché del 10% per la parte eccedente 130mila euro. I rinnovi contrattuali del personale dipendente dalle pubbliche amministrazioni per il biennio 2008-2009 e i miglioramenti economici del rimanente personale in regime di diritto pubblico per il medesimo biennio non possono determinare aumenti retributivi superiori al 3,2 per cento. Estensione per ulteriori due anni della limitazione al turn over personale. L'organico degli insegnanti di sostegno per l'anno 2010-2011 deve rimanere invariato rispetto all'a.s. 2009/2010. Possibilità per il personale in soprannumero di essere impiegato presso uffici che presentono vacanze organiche. Limitazione alla possibilità per le amministrazioni dello Stato di avvalersi di personale a tempo determinato o con convenzioni o con contratti di collaborazione coordinata e continuativa. Utilizzo delle risorse stanziate negli anni precedenti per il riordino delle carriere del personale del comparto sicurezza – difesa al fine di concorrere alla realizzazione degli obiettivi di indebitamento netto delle pubbliche amministrazioni e dei saldi di finanza pubblica. Per agevolare la riduzione degli assetti organizzativi i trattenimenti in servizio possono essere disposti esclusivamente nei limiti consentiti dalla proroga delle limitazioni al turn over. Le risorse destinabili a nuove assunzioni in base alle predette cessazioni sono ridotte in misura pari all'importo del trattamento retributivo derivante dai trattenimenti in servizio. Soppressione della posizione di stato di ausiliaria conseguentemente il personale militare in servizio permanente delle Forze armate, compresa l'Arma dei carabinieri, e del Corpo della Guardia di finanza, all'atto della cessazione dal servizio per qualsiasi causa è collocato direttamente nella categoria della riserva. Abrogazione conservazione trattamento economico in caso di mancata riconferma del dirigente: le pubbliche amministrazioni che, alla scadenza di un incarico di livello dirigenziale, non intendono confermare l'incarico conferito al dirigente, conferiscono al dirigente un altro incarico, anche di valore economico inferiore. Riduzione delle risorse per la contrattazione integrativa del personale delle agenzie fiscali e del Mef. Soppressione indennità di comando al personale militare che opera a terra. Interpretazione autentica in materia di indennità di comando al fine di ricondurla nei limiti delle risorse stanziate. Indennità di impiego operativo per reparti di campagna.: rideterminazione del contingente di personale al quale viene corrisposta nella misura del 70% di quello determinato per l'anno 2009.

Redditometro. Delega all'Agenzia delle entrate per riscrivere il redditometro. L'accertamento scatta quando il reddito dichiarato é inferiore del 20% rispetto a quello del redditonetro (attualmente scatta se inferiore del 25%).

Riduzione spese missioni negli apparati amministrativi. Riduzione del 50% delle spese sostenute per missioni, a esclusione delle missioni internazionali di pace nonché di quelle strettamente connesse ad accordi internazionali o indispensabili per assicurare la partecipazione a riunioni presso enti e organismi internazionali o comunitari.

Riduzione spese Pubblica amministrazione. Riduzione per le Pubbliche amministrazioni delle spese, che non possono essere superiore al 20% di quella sostenuta nell'anno 2009 per studi e consulenze nonché per relazioni pubbliche, convegni, mostre, pubblicità.

Società partecipate. I compensi per incarichi conferiti da società ai quali lo Stato partecipa o contribuisce a pubblici dipendenti confluiscono nelle risorse destinate al trattamento economico accessorio della dirigenza o del personale non dirigenziale.

Società pubbliche. Riduzione delle spese per studi e consulenze, per relazioni pubbliche, convegni, mostre e pubblicità, nonché per sponsorizzazioni.

Società pubbliche in perdita. Divieto per le amministrazioni pubbliche di effettuare aumenti di capitale, trasferimenti straordinari, aperture di credito, o rilasciare garanzie a favore delle società partecipate non quotate che abbiano registrato, per tre esercizi consecutivi, perdite di esercizio ovvero che abbiano utilizzato riserve disponibili per il ripianamento di perdite anche infrannuali.

Società pubbliche non quotate. Riduzione del 10 % dei compensi dei componenti degli organi delle società pubbliche non quotate.

Società statali, dividendi. Dal 2011 proventi da dividendi per 500 milioni a riduzione degli oneri sul debito pubblico; per la parte eccedente, alla riduzione del debito.

Soppressione e incorporazione di enti e organismi pubblici. Prevista la soppressione e il riordino di enti pubblici e organismi. In particolare sono soppressi Ipsema e Ispesl con trasferimento delle funzioni e dotazioni organiche all'Inail. Soppressione dell'Ipost con trasferimento funzioni e dotazioni organiche all'Inps. Prevista anche la soppressione dell'Isae con trasferimento di funzioni e relative risorse al Mef e all'Istat per ricercatori e tecnologi. Sì anche alla soppressione dell'Ente italiano montagna, con trasferimento funzioni al Dipartimento per gli affari regionali della medesima presidenza. Soppressione dell' Ice con trasferimento funzioni a rispettivamente, al ministero degli Affari esteri (rete all'estero) e al ministero per lo Sviluppo (sede centrale). Soppressione e accorpamento di altri enti accorpati ai rispettivi ministeri vigilanti o ad altri grandi enti di ricerca. Per gli enti che non hanno risposto alle richieste di informazione inviate nei mesi scorsi per conoscere come tali soggetti (enti, istituti, fondazioni e altri organismi) abbiano utilizzato i finanziamenti a carico del bilancio dello Stato è prevista la soppressione del finanziamento pubblico; la creazione di un unico fondo, di importo inferiore, solo per sopperire a situazioni di comprovata necessità. Sì anche alla soppressioni delle Commissioni mediche di verifica a eccezione di quelle presenti nei capoluoghi di regione e nelle Province a speciale autonomia, che subentrano nelle competenze delle Commissioni soppresse.

Soppressione comitato Sir. Prevista la soppressione comitato Sir e il riversamento al bilancio dei proventi.

Spesa sanitaria. Prevista l'implementazione del progetto tessera sanitaria, mentre é prevista la prosecuzione dei piani di rientro per le regioni. Sospensione delle azioni esecutive nei confronti delle regioni commissariate fino al 31 dicembre 2010. Potenziamento del meccanismo di acquisti centralizzati. Proroga dell'esenzione del ticket. Sul fronte del ontrollo della spesa farmaceutica previsto il recupero degli extra sconti praticati dai grossisti ai farmacisti. Riduzione della distribuzione ospedaliera di farmaci (per rientrare nella rete territoriale, immediatamente monitorata nelle implicazioni finanziarie). Gara Aifa per l'individuazione delle specialità erogabili come farmaci equivalenti, in numero non superiore a 4 per specialità. Riduzione del prezzo dei farmaci equivalenti. Raffronto Aifa tra la spesa farmaceutica delle diverse regioni.

Spese di sponsorizzazione. Divieto per gli apparati amministrativi di effettuare spese per sponsorizzazione.

Stanziamenti di bilancio, riduzione e flessibilità. Tenuto conto dei tagli operati su tutti i comparti della spesa dello Stato e in vista della predisposizione del prossimo ddl di bilancio, si ripropone lo strumento della massima flessibilità di bilancio, che ha dato esiti positivi in occasione delle misure di contenimento della spesa pubblica introdotte con il decreto legge 112/2008, al fine di mettere in condizione le pubbliche amministrazioni di far fronte alla riduzione lineare del 10% delle dotazioni finanziarie. Esclusi dal taglio il fondo ordinario delle università e le risorse destinate all'informatica, alla ricerca e al finanziamento del 5 per mille.

Stock option. Aumenta la tassazione su stock option e bonus. In pratica scatterà una aliquota addizionale del 10 per cento. Il giro di vite interessa le remunerazioni che eccedono il triplo della parte fissa della retribuzione.

Tracciabilità dei pagamenti. Scende a 5mila euro, dagli attuali 12.500 euro, con possibilità di variazione in relazione alla media europea. il tetto alla tracciabilità del contante. Possibilità di ricorrere a pagamenti effettuati dalle Pubbliche amministrazioni tramite l'utilizzo di carte elettroniche istituzionali (tracciabilità, trasparenza, possibilità di utilizzo per altre finalità connesse).